L'iniziativa
Ottant’anni fa l’esilio di Umberto II di Savoia, l’Unione monarchica lo ricorda in un convegno
Sabato 13 giugno, alle ore 10.30, in Roma, presso il Centro Congressi Cavour, Via Cavour 50/a, in occasione dell’80°anniversario dalla partenza per l’Esilio del Re Umberto II, si terrà una giornata del ricordo. L’evento, è organizzato in collaborazione tra l’Unione Monarchica Italiana e Italia Reale e sono previsti i seguenti interventi: Prof. Guglielmo Giovanelli Marconi, Avv. Massimo Mallucci; Prof. Avv. Salvatore Sfrecola e Avv. Alessandro Sacchi. Ogni anno per questa storica ricorrenza, l’Unione Monarchica Italiana (UMI) organizza incontri e cerimonie commemorative, tra cui le conferenze dedicate alla memoria dell’ultimo sovrano.
L’Unione Monarchica da anni si batte per il conseguimento di due nostri principali obiettivi: la sepoltura nel Pantheon delle salme di Umberto II, con la regina Maria Josè, e di Vittorio Emanuele III, con la Regina Elena. E soprattutto ottenere l’abrogazione dell’art.139 della Costituzione, “La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”. Umbertò II morì il 18 marzo 1983 a Ginevra. L’ultimo sovrano d’Italia è passato alla storia come il “Re di maggio” perché fu formalmente tale solo dal 9 maggio al 2 giugno 1946, giorno del referendum istituzionale che sancì il passaggio alla Repubblica. Umberto II prese la decisione di lasciare l’Italia prima ancora che la Corte di Cassazione proclamasse i risultati definitivi del referendum. Dopo aver salutato i suoi collaboratori e i Corazzieri al Quirinale, l’aereo partì per Lisbona alle 16:10 del 13 giugno
Anche nei giorni scorsi, Emanuele Filiberto di Savoia è tornato a porre la questione. In occasione della presentazione del suo libro su Maria Josè, “La Regina di Maggio” (Sperling & Kupfer) ha dichiarato: “Un gesto importante, sul quale mi sembra ci sia ormai una larga convergenza, sarebbe il ritorno delle salme di Umberto II e della regina Maria José al Pantheon. Da quanto mi risulta, manca soltanto l’assenso del Presidente della Repubblica. Mi auguro che questa ricorrenza possa rappresentare l’occasione per chiudere definitivamente una ferita storica».