Cosa c'è dietro i numeri
Oltre 33 miliardi di tasse in meno per i cittadini, ma più pressione fiscale: la Cgia spiega com’è possibile e anticipa il calo per il 2026
Occupazione e rinnovi contrattuali trainano le entrate e l'aumento del carico fiscale è in capo a banche e assicurazioni. La Cgia scatta una fotografia degli effetti positivi delle politiche economiche e fiscali del governo Meloni che smonta la narrazione della sinistra
Per il 2026 si attende un calo della pressione fiscale, dopo la crescita registrata negli ultimi anni e che va attribuita essenzialmente a due fattori: l’aumento del carico per i grandi soggetti economici e il miglioramento del mercato del lavoro, determinato dall’aumento degli occupati e dai rinnovi contrattuali. La fotografia emerge da uno studio della Cgia di Mestre, che di fatto smaschera anche l’inganno della sinistra quando, giocando con le percentuali, attribuisce al governo Meloni un aumento delle tasse.
La diminuzione della pressione fiscale nel 2026
La Cgia spiega che dietro le percentuali c’è, in realtà, una politica fiscale ed economica mirata, che ha ridotto e ridistribuito il carico sui cittadini, chiedendo invece un contributo più deciso ai grandi soggetti economici. Dallo studio emerge che per il 2026 la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 42,9%, in lieve diminuzione rispetto al 43,1% registrato nel 2025 e, secondo le previsioni attuali, nel 2027 dovrebbe arrivare al 43,2%.
Col governo Meloni oltre 33 miliardi di tasse in meno per i cittadini
L’ufficio studi dell’Associazione artigiani e piccole imprese rileva anche che rispetto al 2022, anno che precede l’avvento del governo guidato da Giorgia Meloni, la pressione fiscale era pari al 41,7%, cioè 1,2 punti in meno rispetto a quella prevista per quest’anno. Ma chiarisce che per le famiglie e le micro imprese il peso fiscale si è ridotto di oltre 33 miliardi, grazie alle misure introdotte in questi ultimi quattro anni.
L’impatto di 1,2 milioni di lavoratori in più e dei rinnovi contrattuali
Un contributo importante, spiega la Cgia, lo hanno dato, attraverso il versamento dell’Irpef e dei contributi previdenziali, i nuovi occupati che in questi ultimi quattro anni sono aumentati complessivamente di 1,2 milioni di unità. Il gettito, dunque, è cresciuto grazie all’espansione dell’occupazione, ma anche ai numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti dalle parti sociali che hanno determinato un aumento delle retribuzioni e, di conseguenza, delle entrate tributarie e contributive.
L’inasprimento del carico sui grandi soggetti economici
Il maggiore contributo alla crescita del gettito, però, è ascrivibile ad alcuni grandi soggetti economici, in particolare banche, compagnie assicurative e grandi imprese, che hanno visto crescere il loro carico tributario per effetto delle misure approvate dal governo Meloni. Sul piano statistico, l’inasprimento del carico fiscale è stato alimentato da alcune scelte normative, come la sospensione della deducibilità di specifiche voci di costo (dalle svalutazioni dei crediti alle quote di avviamento) e l’abrogazione dell’Ace (Aiuto alla crescita economica), uno sconto fiscale che garantiva circa 4 miliardi di euro all’anno.
Quest’anno da banche e assicurazioni 5,6 miliardi in più all’erario
Nel complesso, si è trattato di interventi che hanno gravato esclusivamente sulle società di capitali (Srl e Spa), che complessivamente sono circa 1,5 milioni di imprese, pari al 35% del totale nazionale. «Segnaliamo, inoltre, che a partire da quest’anno banche e assicurazioni, tra la revisione della disciplina sugli extraprofitti e l’inasprimento dell’Irap, verseranno all’erario complessivamente 5,6 miliardi di euro in più», si legge nella nota.
L’effetto del taglio del cuneo fiscale
A completare il quadro delle maggiori entrate c’è stato, paradossalmente, anche il taglio del cuneo fiscale sul reddito da lavoro dipendente che non è avvenuto solo per mezzo della riduzione dell’Irpef (con l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e dall’introduzione di un’ulteriore detrazione per i redditi da 20mila a 40mila euro), ma anche con l’erogazione di un “bonus” a favore dei lavoratori dipendenti con un reddito sino a 20mila euro.
Pertanto, a fronte di un taglio complessivo di quasi 18 miliardi di euro, quasi 4,5 miliardi vengono imputati contabilmente come un incremento della spesa pubblica (“bonus”). Di conseguenza, se per i lavoratori dipendenti con retribuzioni basse la busta paga è diventata più pesante, per il bilancio dello Stato una parte di questa contrazione delle tasse viene ora contabilizzata come una uscita e non più come una riduzione d’imposta.
I risultati di quattro finanziarie targate governo Meloni
Le ultime quattro Leggi di bilancio varate dal governo Meloni hanno previsto diversi interventi che hanno alleggerito il peso fiscale su buona parte delle famiglie, degli autonomi e delle microimprese: dall’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, al taglio del cuneo fiscale per mezzo dell’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito con la riduzione dell’aliquota al 23% e della riduzione al 33% dell’aliquota del secondo scaglione. Nel complesso, questi provvedimenti avrebbero ridotto il peso delle imposte sulle famiglie italiane di 45,7 miliardi di euro. Pur escludendo le risorse già stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari in capo al governo Meloni si attesta a ben 33,3 miliardi.
In estrema sintesi, si legge ancora nella nota, «ricordiamo che con la Legge di bilancio 2023 i lavoratori dipendenti hanno potuto beneficiare per quell’anno un esonero parziale sui contributi previdenziali di 4,3 miliardi di euro. Con la Legge di bilancio 2024, l’accorpamento del primo scaglione Irpef (applicazione dell’aliquota del 23 per cento sino a 28mila euro), l’elevazione a 1.955 euro della detrazione da lavoro dipendente e le riduzioni delle detrazioni in caso di redditi oltre i 50mila euro hanno permesso uno sconto fiscale che complessivamente ammonta a quasi 4,3 miliardi l’anno. Ma la misura più significativa pari a 11 miliardi di euro presa sempre con la finanziaria del 2024 ha premiato i dipendenti, grazie ad un esonero parziale sui contributi previdenziali a loro carico».
La riduzione delle tasse legata alla modifica delle aliquote
Secondo Cgia «con la Legge di bilancio 2025, il taglio più importante introdotto in questi quattro anni di governo è avvenuto con la riduzione strutturale delle aliquote Irpef da 4 a 3 per i dipendenti, pensionati e autonomi e da una serie di altre detrazioni sul reddito che hanno consentito uno sgravio fiscale di ben 17,1 miliardi. Infine, con la Legge di Bilancio 2026 la riduzione dell’aliquota relativa al secondo scaglione dal 35 al 33 per cento ha consentito a tutti i contribuenti Irpef una riduzione della tassazione pari a 2,9 miliardi».