Applausi per la premier
Meloni da Confcommercio: “Questo è il tempo dell’Italia”. E zittisce i gufi e i fan della patrimoniale
Dieci anni. Tanto era passato dall’ultima volta che un presidente del Consiglio aveva partecipato all’assemblea generale di Confcommercio. Giorgia Meloni lo ricorda subito dal palco e trasforma l’appuntamento in una sorta di bilancio politico ed economico della legislatura. Ma soprattutto in una risposta, numeri alla mano, a chi per anni ha raccontato un’Italia destinata al declino.
Meloni da Confcommercio: “Questo è il tempo dell’azione”
«Questo è il tempo dell’azione ed è anche il tempo dell’Italia», scandisce la premier all’Auditorium della Conciliazione davanti alla platea guidata da Carlo Sangalli, rivendicando un rapporto costruito con il mondo delle imprese sul confronto e non sulle contrapposizioni ideologiche.
Il discorso della presidente del Consiglio è un lungo elogio di quel tessuto di commercianti, artigiani, ristoratori e professionisti che rappresentano una delle colonne portanti del sistema economico nazionale. «Ogni serranda alzata è una luce», dice Meloni, descrivendo negozi e attività come presìdi di sicurezza, socialità e identità che nessuna piattaforma online potrà sostituire.
L’Italia che cresce mentre i gufi aspettano il crollo
La parte più politica dell’intervento arriva quando Meloni rivendica i risultati economici ottenuti dal governo. Occupazione ai massimi storici, export in crescita, investimenti esteri in aumento e turismo da record. Numeri che, secondo la premier, raccontano un Paese molto diverso da quello dipinto da una certa narrazione politica e mediatica.
«Mi dispiace quando l’Italia viene dipinta come spacciata», afferma. Una frase che sembra indirizzata a quanti, fin dall’insediamento del governo, avevano previsto tempeste finanziarie, isolamento internazionale e disastri economici che, almeno finora, non si sono materializzati. Mentre qualcuno continuava a preannunciare l’arrivo dell’Apocalisse economica dietro ogni dato Istat, l’Italia ha superato la Francia per presenze turistiche ed è diventata la seconda destinazione europea più visitata. Non esattamente il copione che molti avevano scritto.
Fisco, partite Iva e stretta sugli “apri e chiudi”
Tra i passaggi più applauditi dalla platea di Confcommercio ci sono quelli dedicati alle piccole imprese e alle partite Iva. «Questa non è la repubblica delle banane, qui si rispettano le regole, come ricordava il presidente Sangalli non c’è mercato senza regole, non ci sono imprese sane e non c’è crescita» dice la presidente del Consiglio.
«Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio», aggiunge Meloni. «Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici» ha aggiunto. Meloni rivendica l’innalzamento a 85 mila euro della soglia del regime forfettario, l’estensione del concordato preventivo biennale e la lotta alle attività cosiddette «apri e chiudi».
«Ne abbiamo chiuse d’ufficio 24 mila», sottolinea, riferendosi a quelle attività che spesso aprono, accumulano debiti fiscali e spariscono prima di pagare imposte e contributi. Il messaggio è chiaro: libertà economica sì, ma con regole uguali per tutti. Un principio che piace a chi lavora e paga le tasse e un po’ meno a chi ha costruito fortune sulla concorrenza sleale.
“La ricchezza non la fanno i governi”
Uno dei passaggi più significativi arriva quando la premier ribadisce una visione distante anni luce dalla tradizione statalista della sinistra. «La ricchezza non la fanno i governi, le leggi o i decreti. La ricchezza la fanno gli imprenditori con i loro lavoratori». La politica, spiega Meloni, deve creare le condizioni affinché chi produce possa lavorare meglio, non sostituirsi a chi crea valore. Una filosofia che attraversa l’intero intervento e che rappresenta uno dei tratti distintivi dell’azione dell’esecutivo.
La sfida demografica e il ceto medio
Nel suo intervento la presidente del Consiglio torna anche su due temi che considera strategici: la crisi demografica e la difesa del ceto medio. «I figli non devono essere un ostacolo all’affermazione professionale», afferma parlando delle misure per le madri lavoratrici.
Poi rilancia l’obiettivo di alleggerire ulteriormente il peso fiscale sulle famiglie. «Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad averlo un patrimonio». Una frase che sintetizza perfettamente la differenza di approccio tra il centrodestra e una certa cultura politica che continua a guardare con sospetto chi produce reddito e accumula risparmi.
Intelligenza artificiale e difesa della verità
Meloni dedica un passaggio anche all’intelligenza artificiale, definita una delle grandi sfide del nostro tempo. Da un lato il rischio occupazionale, dall’altro quello di rendere sempre più difficile distinguere il vero dal falso. Per questo l’Italia spinge affinché i contenuti generati dall’intelligenza artificiale siano chiaramente riconoscibili. Una battaglia che riguarda non solo l’economia ma anche la tenuta delle democrazie occidentali.
“Questo è il tempo dell’Italia”
La chiusura è un messaggio politico che guarda oltre la legislatura. Dopo quasi quattro anni di governo, Meloni rivendica la solidità dei risultati ottenuti ma sostiene che il lavoro sia appena iniziato. «Questo non è il tempo dei dubbi, dell’incertezza o dell’attesa. Questo è il tempo dell’azione. Ed è anche il tempo dell’Italia», conclude la premier, tra gli applausi della platea.