Cronista sotto attacco
Attentato a Cappellari: “Mi spiavano, ma escluderei la camorra. L’uomo era armato e a volto coperto, ma non mi fermo”
Il giornalista ventenne scarta la pista dei clan e rilancia: "Ho paura, ma vado avanti". E dopo le bombe e le minacce, il giovane lancia l'idea di un tavolo con Meloni e don Patriciello
Nel day after Adriano Cappellari non arretra, ma cerca di capire. E rilancia: «Non me l’aspettavo. Ma escludo c’entri la camorra». È la sua verità, o quantomeno la spiegazione che si è dato immediatamente dopo aver subito un attentato incendiario che sicuramente estrinseca un messaggio minaccioso che, come ha sottolineato la premier Meloni nell’immediatezza degli eventi, «è inaccettabile».
Cappellari, un giornalista sotto attacco
Non si ferma la determinazione di Adriano Cappellari, il giornalista ventenne di Enego (collaboratore del Giornale di Vicenza e de L’Altopiano) scampato a un grave attentato incendiario nella sua abitazione. Nonostante lo choc per l’esplosione, che ha fatto tremare il vicinato provocando fiamme altissime e vetri infranti, il giovane cronista ricostruisce l’accaduto e lancia un messaggio chiaro: non ha intenzione di farsi intimidire.
«Escluderei la pista dei clan»
«Mi sento personalmente di escludere che siano personalità legate alla mafia o alla Campania. Per me è qualcuno di qua. Devo ancora capire per quale motivo. Ma non è bello. Perché penso che qualcuno mi seguisse. Mi sorvegliasse. Per poi entrare in azione». E lo dice chiaramente Cappellari, in un’intervista a la Repubblica in cui conferma: «Forse vedono che c’è una bella risonanza nei miei confronti e questo crea malumore… Non ho rapporti con qualcuno tali da arrivare a questi livelli – aggiunge anche –. Forse danno fastidio i successi che ho col giornale. Ma certamente nella vita voglio fare questo mestiere. Vado avanti più forte di prima».
Cappellari: «Mi controllavano, ma non mi fermo»
Non solo. Perché in un’altra intervista, questa volta a Il Messaggero, racconta quanto accaduto. «Sono tornato a casa intorno alle 23.15. Mi sono fermato a fare due chiacchiere con i vicini, e poi sono entrato. E di lì a poco è esplosa la bomba». Ero solo a casa e «secondo me chi ha messo la bomba lo sapeva», spiega. Tanto che sottolinea: «Credo di essere spiato. E la bomba è esplosa esattamente cinque minuti dopo il mio ingresso in casa», rileva il giornalista che racconta che «dopo le prime minacce che ho ricevuto ci hanno consigliato di installare le telecamere in cortile», e che «hanno ripreso tutto».
Quindi fa sapere: «Si vede una persona a piedi, con il volto coperto e una pistola in mano. Si avvicina alla recinzione, mette dentro la lettera di minacce e poi piazza la bomba davanti al cancello». L’ordigno «era una bomba artigianale. Fatta con una piccola bombola a gas. Liquido infiammabile. E non so che altro». Non solo. Cappellari racconta che nella lettera di minacce c’era scritto «che devo smetterla di scrivere o mi fanno smettere loro. E poi che mi tengono d’occhio. Che mi controllano. E ancora una volta mettono una foto di don Patriciello»…
La dinamica dell’attentato e il sospetto del controllo
Insomma, secondo quanto dichiarato da Cappellari, l’attacco è stato pianificato nei minimi dettagli. Le telecamere di sicurezza, installate dopo precedenti minacce, hanno ripreso un uomo con il volto coperto e una pistola in mano che depositava un ordigno artigianale (composto da una bombola di gas e liquido infiammabile) e una lettera.
Il dettaglio più inquietante emerge però dal contenuto della busta: una foto del giornalista nel proprio giardino. «Credo di essere spiato e la bomba è esplosa esattamente cinque minuti dopo il mio ingresso in casa», ha spiegato il cronista, convinto che l’autore del gesto conoscesse i suoi spostamenti. Nella lettera poi, i messaggi erano espliciti: «Se non smetti con le buone, allora smetterai con le cattive».
L’appello di Adriano Cappellari a Giorgia Meloni e don Patriciello
Allora, nonostante la matrice dell’attentato resti da chiarire. E malgrado Cappellari escluda la pista della criminalità organizzata campana, legata all’attività di “bonifica” e rilancio di don Patriciello – il parroco di Caivano a cui il giornalista ha espresso spesso solidarietà. E che è stato nuovamente preso di mira nella lettera di minacce insieme alla premier Giorgia Meloni – Cappellari sembra puntare su una pista a matrice “locale”, ipotizzando piuttosto risentimenti in zona. O comunque l’azione di un singolo.
Qualunque sia la matrice della minaccia esplicitata, l’episodio ha sollevato una vasta ondata di solidarietà istituzionale. A partire da quella della Presidenza del Consiglio. Ed è proprio guardando al futuro, allora, che il giovane esprime un desiderio forte: «Organizzare un incontro con la premier Meloni e don Maurizio? Sarebbe bellissimo… Magari una tavola rotonda pubblica». Una risposta di legalità che comunque è già in atto e che, nonostante tutto, guiderà anche e ancora i prossimi passi del giornalista. Che ha ripetuto a più riprese: «Ho paura, ma vado avanti. Più forte di prima»…