Comunali col trucco
“Vota Pd”, lezioni di italiano con propaganda tra gli immigrati islamici: il video scandalo da Mestre
Scuola di voto islamico a Venezia: il Pd “istruisce” gli elettori bengalesi e scoppia la polemica
A Mestre il voto si insegna in aula, con tanto di fac-simile della scheda elettorale, indicazioni precise sul simbolo da barrare e candidati del Pd trasformati in “docenti” per la comunità bengalese. Le immagini, diventate virali sui social, finiscono in prima pagina sui quotidiani Libero e Il Giornale e infiammano la vigilia delle elezioni Comunali di Venezia.
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Al centro della polemica c’è la cosiddetta “accademia elettorale” organizzata nella Venice Bangla School di Mestre, dove alcuni candidati dem di origine bengalese hanno spiegato ai connazionali come votare alle elezioni del 24 e 25 maggio. Un’iniziativa che può definirsi “voto etnico organizzato”, commentano dal centrodestra, mentre il Pd nega l’evidenza rivendicando il diritto all’inclusione e alla partecipazione democratica. Con tanto di propaganda diretta.
Le lezioni di voto a Mestre: non dovete votare un altro partito
Ma le immagini circolate online parlano chiaro e smentiscono la sinistra. Si vedono Miah Rhitu — candidata del Pd al Consiglio comunale — insieme ad altri candidati della comunità bengalese spiegare agli elettori come compilare la scheda.
«Bisogna cercare il Pd, fare una X sul Pd e poi scrivere i nomi», viene spiegato durante l’incontro. E ancora: «Non dovete votare per un altro partito».
Una scena che ha provocato reazioni immediate sui social. I video, rilanciati anche da Welcome to Favelas, hanno scatenato ironie e accuse. «Potevate anche non specificare il partito», scrive un utente. Ma per il centrodestra la questione è molto più seria.
Secondo la Lega e Fratelli d’Italia, infatti, il Pd starebbe puntando apertamente sul “voto islamico” e sul peso elettorale della comunità bengalese presente tra Mestre e Venezia.
I magnifici 7 candidati musulmani del Partito democratico
I numeri spiegano perché la partita sia diventata centrale nella campagna elettorale veneziana. Nella laguna vivono circa 30mila cittadini di fede islamica, di cui almeno 15mila originari del Bangladesh.
Un bacino considerato strategico dai dem, che hanno schierato ben sette candidati musulmani tra Comune e Municipalità. L’obiettivo è chiaro: intercettare il consenso della comunità straniera, soprattutto nei quartieri dove la presenza bengalese è più radicata.
L’europarlamentare della Lega Silvia Sardone ha attaccato duramente il Pd: «Ecco i futuri elettori della sinistra». E ancora: «Il Partito democratico punta decisamente sul voto islamico».
La polemica sugli incontri “solo per uomini”
Ma le contestazioni non si fermano alle lezioni di voto. La Lega, attraverso l’europarlamentare Anna Maria Cisint, ha denunciato anche incontri elettorali riservati esclusivamente agli uomini.
Secondo Cisint, si tratterebbe di una vera e propria «apartheid elettorale», aggravata dalla presenza — documentata in alcuni eventi — di uomini con la barba tinta di arancione, simbolo associato in Bangladesh a gruppi religiosi radicali.
«Questo è il Pd di Martella — attacca la leghista — un taxi elettorale che, per qualche voto in più, arruola radicalizzati fino a portarli nel cuore delle nostre istituzioni».
Moschea, cimitero islamico e monumenti bengalesi: il programma divide Venezia
A far discutere sono anche alcune delle proposte sostenute dai candidati della comunità bengalese.
Tra i temi più controversi: la costruzione di una grande moschea a Mestre; la realizzazione di un cimitero islamico; un monumento dedicato agli eroi nazionali del Bangladesh; un campo da cricket nei parchi della laguna.
Progetti che il candidato sindaco del centrodestra Simone Venturini respinge completamente, mentre il candidato dem Andrea Martella si dice pronto a recepire praticamente tutte le richieste della comunità islamica. Non a caso, in queste settimane Martella ha ricevuto un forte sostegno da parte delle associazioni bengalesi presenti sul territorio.
Il “santino” in bengalese e l’appello ad Allah
A rendere ancora più simbolica la campagna elettorale ci sono anche i volantini distribuiti nella comunità. Uno dei “santini” elettorali, scritto interamente in bengalese e accompagnato dalla bandiera del Bangladesh, invita apertamente a votare Pd “nel nome di Allah”.
Nel testo si legge: «La comunità bengalese invita tutti a votare». E ancora: «Sul simbolo del Pd, metti una croce e scrivi i nomi dei candidati». Nelle ultime ore anche Kamrul Syed, uno dei candidati dem, ha pubblicato un messaggio social destinato ai connazionali: «Che Allah ci protegga tutti e ci dia la capacità di prendere la decisione giusta».
Centrodestra all’attacco: «Se lo facesse la destra scoppierebbe il caso»
La vicenda sta diventando uno dei temi centrali della sfida elettorale veneziana. Il centrodestra accusa il Pd di utilizzare identità religiose e appartenenze etniche per costruire consenso politico organizzato. Una strategia che, secondo gli avversari, metterebbe a rischio integrazione e laicità. La domanda che circola con più insistenza sui social è una sola: cosa sarebbe successo se una scena simile fosse avvenuta in una scuola con candidati del centrodestra a spiegare come votare “il loro partito”?
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