C'è il memorandum
Usa-Iran, 48 ore per la svolta: cosa ha chiesto Trump prima del sì definitivo
Ancora quarantotto ore. Tanto basterebbe, secondo le indiscrezioni filtrate da Axios, per capire se il Medio Oriente potrà davvero imboccare una strada diversa dopo mesi di tensione crescente tra Washington e Teheran. Sul tavolo ci sarebbe già un memorandum d’intesa preliminare tra Stati Uniti e Iran: manca soltanto il sì definitivo di Donald Trump, che avrebbe chiesto “un paio di giorni per pensarci”.
Accordo tra Usa e Iran: Trump si è preso 48 ore per decidere
La prudenza, in casi come questo, è obbligatoria. Ma il fatto stesso che un’intesa sia stata messa nero su bianco rappresenta già una novità politica di enorme portata. Perché il dossier iraniano non riguarda soltanto il nucleare: coinvolge gli equilibri strategici del Golfo Persico, la sicurezza energetica mondiale e il futuro stesso della presenza americana nell’area.
A Hormuz passaggio marittimo senza restrizioni
Secondo quanto trapela, l’accordo prevede una tregua di 60 giorni e l’avvio di negoziati strutturati sul programma nucleare iraniano. Ma il punto più delicato riguarda lo Stretto di Hormuz, la vera arteria energetica del pianeta, da cui transita una quota decisiva del petrolio mondiale. L’intesa imporrebbe il passaggio marittimo “senza restrizioni”, senza pedaggi né interferenze iraniane, con Teheran impegnata persino alla rimozione delle mine entro trenta giorni.
Non è un dettaglio tecnico. È il cuore geopolitico della trattativa. Hormuz è infatti il punto da cui passa la stabilità energetica globale: basta una crisi nello stretto per far schizzare il prezzo del greggio e mettere in allarme i mercati internazionali. Per questo Washington punta a ristabilire una navigazione commerciale piena e sicura.
In cambio, gli Usa sarebbero pronti a discutere un alleggerimento delle sanzioni economiche all’Iran e lo sblocco dei fondi iraniani congelati. Parallelamente partirebbero i negoziati sull’uranio altamente arricchito accumulato da Teheran e sui limiti futuri del programma nucleare della Repubblica islamica.
La promessa di Teheran sul nucleare
L’Iran, almeno formalmente, si impegnerebbe inoltre a non perseguire lo sviluppo di armi nucleari. Una promessa che l’Occidente ascolta con inevitabile cautela, viste le tensioni e le ambiguità che da anni accompagnano il dossier atomico iraniano.
L’eventuale revoca del blocco navale imposto dagli Stati Uniti avverrebbe comunque in maniera graduale e proporzionale alla ripresa effettiva del traffico commerciale. Segno che la fiducia reciproca resta minima e che nessuno, a Washington, intende concedere aperture senza garanzie concrete.
Tra Usa e Iran la pace è più vicina
Sebbene il quadro resti fragile, dopo mesi segnati da escalation militari, minacce reciproche e rischio di conflitto regionale, il memorandum rappresenta il segnale più concreto di una possibile de-escalation tra Teheran e Washington.
Tutto (o quasi) adesso è nelle mani di Trump. Se il presidente americano darà il via libera definitivo, il Medio Oriente potrebbe ritrovarsi davanti a una fase nuova. Non ancora di pace stabile, forse, ma almeno di tregua armata e di ritorno al negoziato. In una regione dove troppo spesso la diplomazia arriva soltanto dopo la catastrofe.
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