"Magnifica Humanitas"
Tra Babele e Gerusalemme: il Papa guida l’umanità di fronte alle sfide del transumanesimo
In "Magnifica Humanitas" il Pontefice avverte sui rischi del «paradigma tecnocratico» e rivolge «un accorato appello» alla comunità cristiana e «a tutti gli uomini e le donne di buona volontà»: «Non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo»
L’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV si inserisce nella lunga tradizione della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, inaugurata dall’omonimo predecessore, Leone XIII. Un documento necessario, che partendo dai documenti dottrinali degli ultimi due secoli, propone una lettura del rapporto fra uomo e tecnologia, fornendo una critica strutturata all’odierno modello di sviluppo e mettendo in luce i rischi della disumanizzazione dei rapporti.
L’umanità di fronte al bivio: Babele o Gerusalemme
L’umanità è di fronte a un bivio, spiega Leone XIV, utilizzando due immagini bibliche. Da un lato progredisce spedita verso la costruzione di una società senza etica, in cui valgono solo profitto e potenza, dominata da una tecnologia pervasiva e potente. Una moderna Torre di Babele, in cui non c’è posto per Dio e i suoi insegnamenti. Dall’altro abbiamo la possibilità di agire per ricostruire insieme una città, termine agostiniano, in cui gli uomini vivano in armonia con Dio, agendo come Neemia che insieme a tutto il popolo ricostruì le mura di Gerusalemme. «Siamo chiamati ad interrogarci sul grande cantiere della nostra epoca: cosa stiamo costruendo?», è il monito posto dal Papa.
L’umanità oggi sta costruendo tecnologie sempre più potenti, di cui però rischia di rimanere vittima, in quello che l’enciclica chiama «paradigma tecnocratico», che esula però dall’essenza stessa dell’umano: «Di fronte a questa concentrazione di potere nel mondo digitale, i grandi principi della Dottrina sociale diventano criteri per giudicare e discernere il nuovo scenario: la dignità inalienabile della persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà e la giustizia sociale».
Condanna di transumanesimo e postumanesimo
Dalla lettura di cui sopra deriva quello che rappresenta probabilmente il centro dell’intervento papale. Il pontefice, come in ogni epoca, si è necessariamente sentito chiamato a fronteggiare l’eresia o l’ideologia avanzante. Oggi il transumanesimo e il postumanesimo sono i due orientamenti che sembrano guidare l’umanità, o per lo meno orientare le scelte di chi sta nella stanza dei bottoni.
L’incompatibilità fra cattolicesimo e queste nuove correnti emerge in modo potente dal testo: «Nelle promesse del transumanesimo e di alcune correnti postumaniste, che inseguono un’umanità potenziata e quasi disincarnata, riconosciamo un desiderio che ci riguarda: il bisogno di una vita più piena, meno esposta alla fragilità e alla sofferenza. L’Incarnazione apre però una via diversa». Si tratta dunque di vie alternative e distanti da quelle delineate dalla Chiesa. Da un lato il Verbo divino che si fa carne ed eleva l’umanità, dall’altro correnti filosofiche che promettono una vita migliore manipolando l’essere umano.
Sporcarsi le mani: il ritorno della dottrina sociale
Di fronte dunque alle res novae di ogni tempo, i cattolici non devono rimanere muti per paura di essere accusati di ingerenza, ma anzi devono combattere le sfide del tempo. «A tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà rivolgo un accorato appello: non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo», scrive il Papa. È un ritorno dunque della dottrina sociale, come proposta attiva per uno sviluppo umano integrale, che tenga conto di tutti gli aspetti della persona umana e della società: «Come credente tra i credenti, invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanità che illumina anche il tempo dell’IA. In Cristo comprendiamo che l’uomo è chiamato a essere collaboratore nell’opera della creazione, anziché spettatore rassegnato di processi tecnologici che ne limitano la libertà e la responsabilità».