L'intervista al "Secolo"
Tovaglieri: “La violenza tra gli italiani di seconda generazione nasce nelle periferie, come a Corvetto e San Siro”
Per risolvere il problema del fondamentalismo religioso, che attecchisce soprattutto nei giovani, c'è bisogno di un «albo nazionale degli enti religiosi e un registro per i ministri di culto. Per far parte di questo registro e predicare è necessaria la residenza in Italia da almeno 5 anni e una conoscenza certificata della lingua italiana»
«A Milano l’80% circa dei detenuti del Beccaria è costituito da stranieri o da italiani di seconda generazione, per la maggior parte nordafricani». Sono questi i dati sconcertanti che fornisce Isabella Tovaglieri, in un’intervista al Secolo d’Italia. Tra i problemi c’è anche anche l’alto tasso di NEET tra i figli di immigrati, “con decine di migliaia di ragazzi che non lavorano, non studiano e non seguono alcun percorso di formazione o integrazione sociale, inasprisce una situazione già molto preoccupante, mettendo questi giovani in balìa dell’estremismo reperito in rete o propagandato sul territorio”.
A questi dati, sottolinea l’eurodeputata leghista, si aggiungono anche le cifre del Viminale secondo cui «la radicalizzazione islamica nelle periferie delle città italiane, ma anche nei comuni di più piccole dimensioni, è un pericolo già presente». Inoltre a Milano, nel carcere minorile Beccaria «l’80% circa dei detenuti è costituito da stranieri o da italiani di seconda generazione, per la maggior parte nordafricani». Tovaglieri ha anche evidenziato che, sempre nel capoluogo lombardo, ci sono dei quartieri che richiamano il modello francese delle “Banlieu”: basti pensare ai casi di Corvetto e San Siro. È proprio qui che «nasce il fenomeno dei maranza e delle baby gang. Ed è sempre in questi contesti che i giovani rischiano di cadere nel fanatismo».
Ci sono evidenti rischi di violenza tra le seconde generazioni di migranti in Italia?
«La violenza tra le seconde generazioni non è un rischio, è già una realtà. Basta ripercorrere i fatti di cronaca per registrare un’escalation di aggressioni, rapine e accoltellamenti ad opera delle baby gang che girano per le nostre città armate di coltelli. Accanto alle violenze di gruppo del capodanno 2025 a Milano, quando in piazza Duomo alcune turiste sono state molestate da bande di magrebini, ci sono infatti gli accoltellamenti a scuola, i pestaggi e le rapine ai danni di coetanei che avvengono di continuo in tutte le principali città italiane. Che la situazione sia ormai fuori controllo, lo dimostra anche la composizione della popolazione nelle carceri minorili».
Quali sono i dati più rilevanti in questo ambito?
«A Milano l’80% circa dei detenuti del Beccaria è costituito da stranieri o da italiani di seconda generazione, per la maggior parte nordafricani. Crescere in un contesto sociale chiuso, apertamente antioccidentale, che disprezza a nostra cultura e che perpetua usanze e tradizioni in contrasto con le nostre leggi, non può che favorire l’autoghettizzazione la violenza. Anche l’alto tasso di NEET tra i figli di immigrati, con decine di migliaia di ragazzi che non lavorano, non studiano e non seguono alcun percorso di formazione o integrazione sociale, inasprisce una situazione già molto preoccupante, mettendo questi giovani in balìa dell’estremismo reperito in rete o propagandato sul territorio».
Dove si sta propagando il fondamentalismo religioso nel nostro Paese?
«I dati del Viminale ci dicono che la radicalizzazione islamica nelle periferie delle città italiane, ma anche nei comuni di più piccole dimensioni, è un pericolo già presente. La scorsa settimana, la Lega ha presentato un pacchetto di norme anti-radicalizzazione, a cominciare dal divieto di velo per le 14enni, fino a un piano per porre un freno alle moschee abusive».
Come si risolve il problema?
«Serve un albo nazionale degli enti religiosi e un registro per i ministri di culto. Per far parte di questo registro e predicare è necessaria la residenza in Italia da almeno 5 anni e una conoscenza certificata della lingua italiana. È anche necessario sottoscrivere una Carta dei valori che sancisca il rispetto delle leggi italiane e dei diritti umani. Infine, la Lega chiede la tracciabilità obbligatoria per ogni finanziamento estero, che dovrà essere autorizzato dal ministero dell’Interno per garantirne la trasparenza finanziaria. Basti ricordare i recenti episodi di cronaca, con lo scandalo dei finanziamenti opachi ad attivisti pro-Hamas. La Sharia non può essere in alcun modo un foro di diritto separato e parallelo, essendo incompatibile con lo Stato di diritto e con la nostra Costituzione».
Partendo dall’esempio belga, quali sono i quartieri più a rischio in Italia?
«In Italia ci sono già più di una Moleenbek. Per rimanere a Milano, i quartieri San Siro e Corvetto sono già considerati delle banlieu. A San siro ci sono due scuole in cui il separatismo è purtroppo un fatto incontrovertibile: in una il 100% degli studenti è costituito da stranieri, per la quasi totalità di origine araba, mentre nell’altra abbiamo il 90% degli scolari di origine extracomunitaria. Questi quartieri sono diventati dei veri e propri ghetti in cui è difficilissimo, se non impossibile, avviare un percorso di integrazione. È soprattutto in questi contesti che nasce il fenomeno dei maranza e delle baby gang. Ed è sempre in questi contesti che i giovani rischiano di cadere nel fanatismo».
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