L'intervista
Modena, Ceccardi: “Salim El Koudri doveva essere segnalato alle autorità. Le seconde generazioni faticano ad assimilarsi”
L'eurodeputata leghista ha ricordato che in alcune città europee c'è una presenza musulmana che ha monopolizzato interi quartieri, come nel caso di Molenbeek, a Bruxelles. Poi ha aggiunto che anche in Inghilterra «alcuni quartieri vedono la presenza esclusiva di cittadini islamici o provenienti da altri Paesi»
Politica - di Gabriele Caramelli - 18 Maggio 2026 alle 14:54
«Di frequente, le seconde generazioni di migranti non trovano assimilazione nella cultura europea e finiscono per cercarla in quella d’origine. Questo li porta a radicalizzarsi come nel caso dell’Islam». Queste le parole di Susanna Ceccardi, che in un’intervista al Secolo d’Italia ha parlato dei rischi legati al fondamentalismo musulmano e alla violenza diffusa nei soggetti che non riescono ad uniformarsi alla nostra cultura.
L’eurodeputata leghista ha parlato anche del caso di Modena, dove un cittadino 31enne di origini marocchine si è lanciato contro la folla con una macchina, provando ad accoltellare chi cercava di fermarlo. In quel contesto, ad essere coinvolto era Salim El Koudri, «un soggetto psichiatrico, che ha riversato il suo disagio estremo con un attacco di stampo terroristico. Una persona del genere dev’essere immediatamente segnalata alle autorità». La vicesegretaria del Carroccio ha lanciato l’allarme sugli episodi di violenza che coinvolgono l’Italia: «Da sinistra dicono che alcuni soggetti sono integrati, ma nel caso delle città emiliane la gente ha paura di uscire di casa, visto che si sente minacciata dalle Baby gang».
A partire da quanto accaduto a Modena, c’è un rischio di violenza diffuso tra i migranti?
«Sì, lo dicono anche i report europei. L’investitore di Modena, Salim El Koudri, era un soggetto psichiatrico che ha riversato il suo disagio estremo con un attacco di stampo terroristico. Una persona del genere dev’essere immediatamente segnalata alle autorità. Le seconde generazioni di migranti non trovano assimilazione nella cultura europea e finiscono per cercarla in quella d’origine. Questo li porta a radicalizzarsi, come nel caso dell’Islam. Da sinistra dicono che alcuni soggetti sono integrati, ma nel caso delle città emiliane la gente ha paura di uscire di casa, visto che si sente minacciata dalle Baby gang. Queste bande di quartiere, spesso composte da immigrati di seconda generazione, se la prendono con i più deboli e addirittura con i ragazzini loro coetanei».
Anche la radicalizzazione religiosa è un rischio?
«Quella è una realtà che noi già stiamo vivendo. Di solito, ad abbracciare il fondamentalismo sono i soggetti meno integrati, che vivono nei luoghi in cui c’è una concentrazione maggiore di immigrati, come a Milano e Monfalcone. Non è un caso se alcuni interlocutori stranieri hanno fatto presente che il rischio di terrorismo islamico non arriva dai Paesi africani, ma da quelli europei dove la troppa tolleranza e il buonismo finiscono per favorire la radicalizzazione. Bisognerebbe adottare delle misure nette sul rimpatrio di alcuni soggetti».
C’è una coincidenza tra l’Italia e il resto del continente?
«Quello che stiamo vivendo in Italia l’hanno già vissuto all’estero. Ad esempio nel quartiere di Molenbeek, a Bruxelles, c’è una presenza islamica fortissima che ha monopolizzato il territorio. Ma ancor prima in Inghilterra, dove alcuni quartieri vedono la presenza esclusiva di cittadini islamici o provenienti da altri Paesi. Vale lo stesso per alcuni consigli comunali britannici, che sono interamente controllati da rappresentanti politici musulmani. Insomma, spesso si fa fatica a pensare che ci troviamo ancora in Europa. Noi, invece, stiamo accogliendo migranti che non parlano la nostra lingua. Questo è un problema che li porta ad essere completamente distanti dal nostro modo di vivere».
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