Il libro
“Tolkien e l’Irlanda”: Gulisano racconta la solidarietà dello scrittore verso gli identitari cattolici oppressi dagli inglesi
Il volume affronta il tema della vicinanza spirituale dell'autore del Signore degli anelli agli irlandesi, nel nome della fede comune e di uno stile di vita vicino alle sue inclinazioni
«C’è del buono in questo mondo, padron Frodo: è giusto combattere per questo». Questa è una delle tante frasi iconiche del Signore degli anelli, capolavoro letterario di J.R.R Tolkien, amato in modo trasversale in tutto il mondo per l’importanza delle sue opere. Ma soprattutto a destra, per la sua visione del mondo che vede trionfare lo spirito sulla materia e l’avidità. C’è forse un passaggio della sua vita che in pochi conoscono e che Paolo Gulisano, nel libro intitolato Tolkien e l’Irlanda e pubblicato da Passaggio al bosco, riesce a far emergere attraverso un’analisi storica e geografica dettagliata. Nella ricerca letteraria dell’autore, il “Padre del fantasy moderno” è un grande appassionato del panorama irlandese e della sua natura. Ma non solo, perché lo scrittore inglese nutriva grande simpatia nei confronti del popolo che abita l’Isola di Smeraldo, oppresso dai protestanti nel corso della storia per via della diffusa fede cattolica.
“Tolkien e l’Irlanda” una storia di fratellanza spirituale e di solidarietà
Tolkien, come racconta Gulisano nel suo volume, ha solidarizzato con gli irlandesi per via della fede comune, per poi ritrovarsi ad apprezzare ogni singolo aspetto di uno stile di vita vicino alle sue inclinazione. Nonostante la sua provenienza inglese, il romanziere è riuscito a ritrovare il senso del patriottismo in uno Stato che non era il suo, ma condivideva una radice linguistica comune e una storia congiunta. D’altra parte, Tolkien non aveva grande simpatia per i modi in cui i suoi stessi connazionali trattavano gli inglesi e soprattutto verso Winston Churchill che li definiva «strani», proprio perché non avevano alcuna intenzione di piegarsi allo stile di vita britannico. A quanto pare, lo scrittore aveva trovato la vera e propria “Terra di Mezzo” per cui battersi, dando voce alla cultura e anche a quei cittadini che sono sempre stati affezionati alle proprie radici.
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