Uno sproloquio banale
Sorrentino si è “disunito”: il discorso al Quirinale e il mondo ideale e conformista di Paolo
Il regista sprofonda nella ovvietà e perde l'occasione per confermare una vena artistica del tutto differente rispetto a ciò che ha detto
Si può amare Paolo Sorrentino, anche tanto, e poi rimanere profondamente delusi dalla banalità delle sue parole al Quirinale, insieme agli altri artisti e davanti al Capo dello Stato? Si, soprattutto se quel regista visionario, felliniano e funambolo, capace di intuizioni geniali, sprofonda nella retorica conformista antitetica ai suoi messaggi cinematografici. Come uno di quei figuranti democristiani che imperversavano nella Napoli degli anni Ottanta.
Le parole del premio Oscar
Il regista napoletano, premio Oscar per “La Grande bellezza”, prendendo la parola davanti a Mattarella ha detto testualmente che il mondo sarebbe “ideale” se ad abitarlo ci fossero gli artisti e il presidente della Repubblica. Aggiungendo che, “purtroppo ci sono anche gli altri”. Si è disunito, come nel famoso appello che Capuano gli rivolge in “E’ stata la mano di Dio”. Trascinandosi in una scarsa originalità che non fa onore alla sua filmografia.
Da Tony Pisapia a Jeep Gambardella e Maradona…
Dal primo successo, “L’uomo in più”, con Toni Servillo, sua musa preferita, che interpreta uno strepitoso Tony Pisapia, un Califano contemporaneo incurante delle regole, a Servillo-Gambardella nella “Grande bellezza”, i monologhi sorrentiniani sono stati un inno alla ribellione dal conformismo. Non una dichiarazione di liturgica devozione. E con loro, la figura centrale di Diego Armando Maradona, che ispira “E’ stata la mano di Dio”, che compare in “Youth”, e che Sorrentino identifica con la genialità che non cede mai alla banalità. Maradona, che si presenta con due ore di ritardo da Giovanni Paolo II e con lo stereo sotto le braccia, diventa la sua controfigura ossimorica. Per non parlare di Martin Scorsese, altra icona del regista napoletano.
La realtà è scadente Paolo?
Sorrentino, con la sua aria vagamente annoiata, ha sempre voluto fellinianamente scappare dalla realtà. “Scadente e noiosa”, dicono i suoi personaggi autobiografici. Ma l’atto assai ortodosso di devozione esclusiva a un numen come è quello del Capo dello Stato, cosa esclude? I partiti politici, i giovani, i contestatori, il Papa, le religioni, le masse, le pecore nere, il governo, l’opposizione, i sindacati, la scuola, gli operai, i vagabondi? O è una sottile, ma assai scontata e surrettizia, forma di protesta culturale? Difficile che sia così. Timidamente detta, come un salmo sacerdotale pronunciato con la lingua tra i denti.
La signora Gentile
In “E’ stata la mano di Dio”, Sorrentino introduce un personaggio mitico, la signora Gentile, sempre pronta a dire parolacce ai parenti, intenta a ingozzarsi di mozzarelle, ma capace in un istante di dare una lezione a una familiarità artificiale, scontata come il suo atto di fede, che appare privo di senso e di significati.
Paolo, facci “la grazia”
Il suo ultimo, bellissimo film, che sembra essere proprio ispirato da Mattarella, racconta il tormento di un presidente della Repubblica, cattolico e vedovo, dinanzi alla firma di una legge sull’eutanasia e al dilemma della concessione di una grazia tra due persone. Forse è meglio che Sorrentino lasci questa realtà “scadente” alla ordinarietà e si occupi di dare spazio a nuove idee. Lo dice lui stesso, alla fine del film, quando dichiara che “la verità è sopravvalutata”. La sua verità quirinalizia è più una cessione, speriamo temporanea, a un buonismo che non sa travestirsi di protesta. Troppo banale, Paolo per essere vero.
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