Interviste impossibili
“Siete dei poveri comunisti” a Ranucci: «Il Muro è caduto: vi tocca sorbire un mondo plurale. Spiaze»
Domenica scorsa, 17 maggio, Sigfrido Ranucci, all’interno del suo programma Report, ha dedicato gran parte della puntata alle pagine “non ufficiali” che curano la comunicazione social della destra. Il tentativo è chiaro: dipingere un minestrone di personaggi loschi, caratterizzato da intricate relazioni tra fantomatici (e fantasiosi) poteri forti, sovversione e apparati di non si sa quale potere. Sembra la trama di una spy story scadente “all’amatriciana”, eppure è esattamente ciò che è andato in onda a Report. Una lunga lista di proscrizione gra-tu-i-ta – ossia pagata con i soldi dei contribuenti – che non svela nulla di illegale ma mette sotto i riflettori decine di professionisti della comunicazione che hanno scelto di combattere una battaglia diversa rispetto a quella della narrazione mainstream: «La battaglia per la libertà». Ce n’è davvero bisogno? «Assolutamente. Perché il monopolio dell’informazione della sinistra è finito da tempo».
Al Secolo d’Italia abbiamo contattato i gestori della pagina Siete dei poveri comunisti – una delle pagine finite sotto i riflettori – per chiedere cosa ne pensino del servizio andato in onda su Rai 3.
«Ah, ma quindi non era un sogno? C’era veramente Ranucci che faceva pubblicità gratuita in prima serata sulla Rai alla nostra pagina? Pazzesco. Allora ci teniamo a ringraziare il conduttore per l’inaspettata visibilità che ha dato al nostro progetto. Siamo intenzionati a spedirgli alcuni dei gadget che abbiamo in vendita».
Quindi non ci siete rimasti male?
«E perché mai? Ranucci ha mandato in onda un servizio che sostiene questa tesi: «Siete dei poveri comunisti è una pagina che fa informazione attaccando la sinistra». Confermiamo tutto. Attacchiamo la sinistra, ma sveliamo un altro segreto a Sigfrido: si chiama “dibattito politico”, quella dinamica per cui persone che la pensano diversamente possono esprimere in modo libero le proprie opinioni».
Però Report vi accusa di essere sostanzialmente una macchina da propaganda che ha il solo obiettivo di infangare la sinistra.
«Non sono il nostro primo pensiero quando ci svegliamo, né l’ultimo quando andiamo a dormire. Possiamo dire lo stesso per loro? Forse no, viste le energie e i soldi che investono per seguirci. Noi abbiamo un obiettivo chiaro: costruire un canale di informazione e una comunità alternativa alla sinistra. Dall’altra parte politica esiste un ecosistema di canali simili, ed è giusto che sia così. Ci sogneremmo mai di pretendere un servizio in stile poliziesco, con indagini e reportage, per svelare le connessioni tra alcune pagine e il PD, o tra alcuni influencer di sinistra ed Elly Schlein? No. E sapete perché? Perché non ce ne frega niente. È legittimo che alcuni canali abbiano i rapporti politici che preferiscono: fa parte del pluralismo. La verità è che la sinistra non ha accettato la fine del monopolio dell’informazione, così come non ha accettato la fine della sua egemonia politica. Vivono un incubo da cui non riescono a svegliarsi, ma vogliamo suggerire loro un metodo per riprendersi: la politica viene e va, e le elezioni le vince chi dimostra di saper affrontare meglio i problemi degli italiani. Bisogna imparare a perdere e, soprattutto, bisogna capire che nella vita esisteranno sempre persone che la penseranno in modo diverso. Il “paradiso socialista” con le epurazioni dei dissidenti ha fallito. Ora si devono sorbire un mondo plurale. Spiaze».
E se l’obiettivo di questi programmi fosse appunto quello di mettervi all’indice? Non vi spaventa l’idea?
«Non vediamo altro motivo per cui Report, Piazzapulita o Fanpage debbano fare servizi di questo tipo, se non quello di creare una bad list e mettere in cattiva luce non solo alcune realtà, ma anche le persone che le coordinano. L’intento è quindi certamente questo. C’è un problema, però: a noi questi programmi sembrano portati avanti da esponenti stile-Stasi, ma scaduti. Se al compagno Ranucci chiedessero di fare un salto di un metro e dieci, cadrebbe sui lacci delle scarpe al primo passo. Insomma, si atteggiano ad apparati della Berlino Est, come nella rievocazione di un kolossal quale Le vite degli altri, ma non hanno né la stoffa né la disciplina di quei tempi. Insomma, cari compagni di Report, il Muro è caduto: posate il colbacco e accettate il vento fresco della libertà».
Quindi continuerete per la vostra strada?
«Purtroppo Report ha creato grande attesa e il pubblico si aspetta sempre di più da noi. Speravamo di riposarci, ma ora Sigfrido e la sua band hanno generato un’aspettativa enorme. Speriamo di non deludere la nostra community e di essere all’altezza dell’attenzione che ci è stata data in prima serata».
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