Compagni "contro"
Scoppia la guerra dei lupi a sinistra: salvarli o limitarli? A Michele Serra sbranano il cagnolino, lite con gli animalisti
“Quando abbiamo trovato Osso erano le undici di mattina di sabato 2 maggio. La luce era stordente, il sole già alto, il cielo azzurro e immenso, e mentre una fitta di angoscia mi bloccava lo stomaco e il dolore mi picchiava alle tempie ho avuto la sensazione, precisa e impressionante, di vedere la scena dall’alto: nel mare di verde, di boschi, di campi quella radura era minuscola, e la morte solo una briciola invisibile. I quattro esseri umani in piedi attorno a quel piccolo corpo quadrupede erano, di fronte a quella briciola, solo stuzzicadenti ficcati nel terreno quando passa la tempesta…”, ha scritto il famoso giornalista. E quel racconto non è passato inosservato.
I lupi minacciosi e lo sfogo di Michele Serra
Un segugio di nome “Osso”, sbranato dai lupi a duecento metri dalla casa di Michele Serra, sull’Appennino Piacentino, apre un fronte politico inimmaginabile fino a ieri. Il “compagno” Serra, famoso estensore della rubrica “L’Amaca” su Repubblica, si azzarda a rinnegare il suo Dna di ecologista e animalista per sollecitare provvedimenti contro i lupi che minaccerebbero i residenti nelle zone montuose e i loro stessi cagnolini. Con risposta polemica dei suoi ex sodali, ovviamente. Il piccolo grande dramma di Serra è stato raccontato dal diretto interessato su “Repubblica”, con la descrizione dell’orribile morte del suo cane Osso, un segugio di 7 anni, episodio accaduto in Val Tidone. “Sono vent’anni che vivo in questa valle sperduta e spopolata, la mia tristezza oggi è grande. Prima di me l’hanno vissuta i miei vicini, che hanno perso un cane pastore per colpa dei lupi, e gli allevatori che si sono visti sbranare asini, puledri, pecore. Il lupo oggi vive ovunque nel nostro paese. È un caso straordinario di successo di ripopolamento. Ma a me pare che i suoi numeri stiano sfuggendo di mano. O la politica decide di fare qualcosa o diventerà guerra. E la guerra, come dimostrano i 18 lupi avvelenati in Abruzzo in modo vigliacco, è la peggiore delle soluzioni…”. Guerra, che parola enorme per un pacifista… Eppure le regole direbbero che i cani, come quelli di Serra, non andrebbero lasciati liberi, ma tenuti al guinzaglio. “Si può cercare di contenere il numero laddove sia necessario farlo. E non è la stessa cosa, rispetto all’idea che il lupo non si tocca. La specie non si tocca, certo. Ma gli esemplari in soprannumero non sono la specie…”.
Il botta e risposta con gli animalisti
Daniele Zovi, scrittore e per trent’anni guardia forestale sulle montagne venete, spiega che «la legge prevede che i cani debbano essere sempre al guinzaglio ma delle telecamere in Trentino hanno mostrato che l’80% sono liberi. I proprietari amano i loro animali e le loro corse felici. Resistere alla tentazione è difficile, ma nei luoghi frequentati da lupi e orsi i cani sono esposti a rischi enormi. I lupi li considerano, come accade a volpi e sciacalli dorati, invasori del territorio oltre che prede. Senza di loro d’altra parte gli ungulati diventerebbero un problema». Ma il giornalista risponde a muso duro. “Non ho scelto di vivere in montagna per dovermi difendere dietro a mura e recinzioni”. A intervenire sul tema è stata anche la Lav. «I lupi non sono né buoni, né cattivi, sono animali selvatici che rispondono alle necessità della loro esistenza, sta a noi agire sui nostri comportamenti per fare in modo di adattarci alla loro presenza senza correre rischi inutili per loro e per noi», ha dichiarato Massimo Vitturi, responsabile di Lav Animali Selvatici.
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