Mobilitazione e propaganda
Sciopero, Italia bloccata dalle scuole ai trasporti: ufficialmente per motivi sindacali, ma in piazza si sfila coi pro-Pal e per la Flotilla
L’Italia bloccata dallo sciopero indetto ufficialmente per rivendicazioni sindacali, ma organizzato ufficiosamente con retro-motivazioni che sono sempre le stesse: quelle di un tipico venerdì nero dell’ideologia pro-Pal e pro-Flotilla. Il Paese si risveglia paralizzato, ostaggio del solito calvario inflitto con lo stop che mette in ginocchio trasporti, scuole e servizi essenziali. Una mobilitazione generale di 24 ore promossa dalle sigle del sindacalismo di base (Cobas, Cub, Sgb, Usi) che, dietro lo schermo delle ormai rituali rivendicazioni salariali e contrattuali, nasconde una piattaforma politica radicale, intrisa di vetero-ideologia e retorica anti-governativa. (Nella foto Ansa in alto, relativa alla mobilitazione dello scorso 18 maggio, un’immagine d’archivio che anticipa quello che verrà a breve)…
Sciopero, il venerdì nero: l’Italia bloccata dalla scuola ai trasporti. Ufficialmente…
E come sempre, a subire i disagi maggiori sono i cittadini, i lavoratori e le famiglie, costretti a fare i conti con treni fermi, autobus a singhiozzo da Roma a Milano e lezioni scolastiche saltate. Dunque, per la scuola oggi non è garantito il regolare svolgimento delle lezioni e delle attività didattiche. Le Organizzazioni sindacali Usi-Cit, Confederazione Cub, Adl Varese, Si Cobas, Sgb hanno proclamato «lo sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private, per l’intera giornata del 29 maggio 2026».
La scuola: lezioni sospese
Allo stop hanno aderito le associazioni sindacali USI 1912, Sbm, Fisi, Fi-Si, Cub Pi. Uno sciopero che riguarda tutto il personale scolastico (insegnanti, Ata e dirigenti), e per cui i conti del disagio per studenti e famiglie andranno fatti dopo: dipenderà dal grado di adesione dei lavoratori della scuola alla mobilitazione.
Lo stop dei treni
Dalle 21 di ieri (giovedì 28, ndr) è iniziato poi lo sciopero che coinvolge il personale del gruppo Fs, Trenitalia, Trenitalia Tper e Trenord. Durerà 24 ore, fino alle 21 di oggi. A proclamare lo stop: Usi Cit, Cub, Sgb, Adl Varese, Si Cobas. E aderiscono anche Usi 1912, Sbm, Fisi, Fi-si. Per il trasporto Regionale di Trenitalia, Trenitalia Tper e Trenord, in ogni caso, sono garantiti i servizi essenziali previsti in caso di sciopero nei giorni feriali dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Sul sito di Trenitalia è possibile consultare l’elenco dei treni garantiti.
I trasporti di Roma e Milano
A Roma nel trasporto pubblico locale durante lo sciopero, riferisce l’Atac, il servizio sarà garantito esclusivamente durante le fasce di legge: da inizio servizio alle 8.29 e dalle 17 alle 19.59. Nel territorio di Roma Capitale, infatti, lo sciopero riguarderà l’intera rete Atac e le reti degli esercenti Autoservizi Troiani/Sap, Autoservizi Tuscia/Bis, Atr. Sulla rete Atac lo sciopero riguarda anche i collegamenti eseguiti da altri operatori in regime di subaffidamento e il servizio di bus a chiamata ClicBus Atac. A Milano, invece, l’Atm ha spiegato che linee potrebbero non essere garantite dalle 8:45 alle 15. E dopo le 18, fino al termine del servizio.
Le motivazioni dello sciopero di 24 ore
Lo sciopero è stato proclamato «contro la guerra e l’aumento delle spese militari. Contro lo sfruttamento sul lavoro, la precarietà ed il mancato adeguamento delle retribuzioni dei lavoratori del settore pubblico e del settore privato. E ancora: contro il Genocidio in Palestina e la fornitura di armi ad Israele; contro l’assenza di politiche sociali a cominciare dall’emergenza abitativa; contro politiche repressive dei diversi decreti Sicurezza e via proclamando.
Dunque, a scorrere il documento che indice la giornata di protesta, emerge chiaramente come i diritti dei lavoratori c’entrino ma non in maniera prioritaria. O meglio: la vertenza sociale, infatti, è stata immediatamente fagocitata da un’agenda internazionalista estrema e fortemente polarizzata. Non a caso, le tappe della mobilitazione disegnano una vera e propria mappa dell’antagonismo militante.
Le rivendicazioni sul lavoro e la mobilitazione internazionalista
Allora, a Roma il presidio davanti al Ministero dell’Economia si preannuncia come la solita tribuna contro il governo Meloni, etichettato surrealmente come «alleato sionista». A Napoli la protesta si dà appuntamento davanti all’Autorità Portuale, evocando la retorica della “Freedom Flotilla” e offrendo una sponda alla «resistenza palestinese» in collaborazione con centri culturali radicali. Con il porto assurto a luogo simbolo, e la convocazione rilanciata dalla Cub che richiama il Centro culturale Handala Ali e invita a costruire «una giornata di lotta determinata al fianco della Resistenza del popolo palestinese». Banchine e bitte utili all’attracco della giornata dentro il richiamo alla missione «100 Porti 100 Città» della Freedom Flotilla.
Lo sciopero si mescola all’agenda di pro-Pal e Flotilla
Perfino a Firenze la giornata diventa pretesto per celebrare il centenario di Fidel Castro. Lì, Cambiare Rotta aprirà il tesseramento dedicandolo a lider maximo «nel centenario della sua nascita non solo per ricordarlo, ma per raccogliere l’eredità del suo pensiero e del processo rivoluzionario cubano». A Milano il corteo parte alle 9.30 da Piazza della Scala, con arrivo previsto all’Università Statale. Ma presidi sono indicati anche a Genova, Torino, Bologna, Catania e Palermo.
Tutto questo, e altro ancora, che c’azzecca con le rivendicazioni salariali?
Ma tutto questo, direbbe qualcuno, con le rivendicazioni sindacali, che c’azzecca? E come ci finiscono, accanto alle richieste su contratti e precariato, parole d’ordine come il blocco delle armi a Israele, la contestazione della Nato, l’opposizione ai decreti Sicurezza e lo slogan “Giù le mani dalla Flotilla”? E il dubbio sorge spontaneo: non sarà che movimenti pro-Pal e le reti dell’estrema sinistra hanno di fatto dettato la linea, trasformando il sacrosanto diritto allo sciopero in un contenitore ideologico utile solo a sferrare l’ennesima spallata politica all’esecutivo?
Di sicura c’è solo una risposta al momento: tutte le parole d’ordine convergono nella stessa direzione e indicano lo stesso avversario. E il cortocircuito che si genera, che blocca una nazione intera non tanto – o quantomeno, non solo – per difendere il lavoro, ma per agitare bandiere geopolitiche a spese dei cittadini contribuenti, è inaccettabile…
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