Processo alle battute finali
Pierina Paganelli, chiesto l’ergastolo per Dassilva. “Ha ucciso per nascondere l’amante”: l’accusa rilancia indizi e movente choc
Dopo tre anni di indagini e sospetti, accuse e contro-repliche, perizie, annunci e smentite, siamo al redde rationem: il processo per l’omicidio di Pierina Paganelli è entrato nella sua fase cruciale al Tribunale di Rimini. Il pubblico ministero Daniele Paci ha aperto la requisitoria formulando, al termine di una dettagliata ricostruzione, la richiesta di ergastolo per Louis Dassilva, l’unico imputato alla sbarra per il brutale assassinio della 78enne, colpita a morte con 29 coltellate il 3 ottobre 2023 nel garage di Via del Ciclamino.
Omicidio Pierina Paganelli, chiesto l’ergastolo per Louis Dassilva
Davanti alla Corte d’Assise, il magistrato ha descritto la vittima come una donna «energica e amorevole collante della famiglia». Sottolineando che le sue urla terrorizzate hanno rappresentato per la Procura al lavoro sul caso lo stimolo per cercare la verità. Un’indagine complessa e di natura indiziaria, quella arrivata al culmine processuale del primo grado, che per la Procura stringe il cerchio attorno al 31enne senegalese.
L’arringa del pm: l’imputato «ha agito per se stesso»
Al centro dell’impianto accusatorio svetta il movente, descritto dal pm come un indizio chiave: la relazione extraconiugale tra Dassilva e la nuora della vittima, Manuela Bianchi. Secondo gli inquirenti, Pierina era ormai prossima a scoprire la verità, e il contemporaneo ritorno a casa del figlio Giuliano avrebbe spezzato i fragili equilibri. Pertanto, sempre secondo la tesi accusatoria, Dassilva avrebbe agito per puro egoismo, spinto dal terrore che la moglie, Valeria Bartolucci, scoprisse il tradimento, arrivando presumibilmente a cacciarlo di casa.
L’accusa chiede l’ergastolo: Dassilva voleva proteggere “la salvezza” trovata e costruita in Italia
Ma ci sarebbe di più. Sempre secondo l’accusa, l’imputato voleva proteggere a tutti i costi lo status sociale faticosamente conquistato in Italia, dopo aver superato la drammatica permanenza in Libia e la traversata del deserto, e determinato a non perdere le risorse destinate a mantenere la famiglia in Senegal. Ma non è ancora tutto, almeno a detta della Procura. A carico dell’imputato, secondo il pm incaricato, peserebbero infatti diversi elementi sollevati: i depistaggi iniziali con la consegna di abiti puliti diversi da quelli richiesti. Le versioni contraddittorie. E la presunta simulazione di una zoppia, a detta di Paci smentita dalle telecamere e dalle perizie tecniche relative.
Omicidio Pierina Paganelli, processo alle battute finali. Ora la parola passa alla difesa
Nel mirino anche il ruolo di Manuela Bianchi che, mossa dal sentimento, avrebbe protetto l’amante per mesi prima di cedere e diventare la sua principale accusatrice. Così, nonostante l’assenza di tracce genetiche dell’imputato sulla scena del crimine e sui reperti – attribuita dal pm a una cattiva conservazione – la Procura si dice certa della colpevolezza di Dassilva, oltre ogni ragionevole dubbio. Ora però la parola passa alla difesa.
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