La rinascita del territorio
Piantedosi nelle Marche visita le aree terremotate: «La ricostruzione deve unire sicurezza e legalità»
Ad Arquata del Tronto inaugurato il nuovo municipio simbolo della ricostruzione. Ad Ascoli l’intesa tra Viminale, Regione Marche e struttura commissariale per rafforzare controlli e sicurezza nei cantieri del cratere
La ricostruzione post-sisma resta al centro dell’agenda del governo e il Viminale sceglie l’Ascolano per rilanciare un messaggio politico preciso: accelerare i cantieri tenendo ferma la barra sul fronte della legalità. La visita del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi tra Arquata del Tronto e Ascoli Piceno si è chiusa con la firma di un protocollo d’intesa tra struttura commissariale sisma 2016, struttura di missione antimafia del ministero dell’Interno e Regione Marche. Un’intesa che rafforza controlli, interoperabilità delle banche dati e monitoraggio della manodopera in quella che il governo continua a definire «la più grande area di ricostruzione d’Europa».
Il passaggio politico arriva mentre la maggioranza insiste sulla necessità di consolidare il modello adottato nell’Appennino centrale, trasformandolo in riferimento nazionale per la gestione delle emergenze e dei grandi cantieri pubblici. Un terreno sul quale Palazzo Chigi punta a rivendicare risultati concreti.
Arquata e il peso simbolico della ricostruzione
La giornata si è aperta ad Arquata del Tronto con l’inaugurazione del nuovo municipio, realizzato grazie ai fondi raccolti attraverso il numero solidale 45500 e ai contributi della Città di Torino e del Coordinamento dei Comuni per la Pace della Provincia di Torino. Un intervento da oltre 2,3 milioni di euro che restituisce al Comune una sede dopo la distruzione del palazzo municipale nel centro storico.
Accanto a Piantedosi erano presenti il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il commissario straordinario e senatore Guido Castelli, il presidente della Provincia Fabio Salvi e il sindaco Michele Franchi. Nel corso della cerimonia è stata intitolata la sala consiliare ad Aleandro Petrucci, sindaco di Arquata al momento del sisma.
Piantedosi ha legato la ricostruzione materiale al tema della sicurezza istituzionale e sociale. «Quest’opera segna un ulteriore passo avanti nel percorso di rinascita della comunità e dimostra come la ricostruzione possa coniugare sicurezza, tutela sociale e prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata», ha dichiarato il ministro, rivendicando il ruolo dei prefetti del cratere e della struttura antimafia del Viminale.
La partita politica sui controlli
Il cuore politico della visita si è poi spostato ad Ascoli Piceno, dove Piantedosi ha riunito i prefetti delle quattro regioni del cratere — Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria — insieme ai vertici della struttura commissariale. Sul tavolo il tema che da mesi accompagna l’avanzamento dei cantieri: rafforzare i sistemi di verifica sulle imprese e sui flussi occupazionali senza rallentare gli interventi.
Il protocollo firmato nel pomeriggio punta proprio a questo equilibrio. L’intesa prevede l’integrazione della piattaforma GE.DI.SI. con i sistemi informativi del Viminale per automatizzare controlli sull’Anagrafe antimafia degli esecutori, notifiche preliminari dei cantieri e regolarità delle imprese coinvolte. Previsto anche un tavolo permanente di coordinamento tra le amministrazioni.
Castelli ha definito legalità e trasparenza «condizioni imprescindibili» per la ricostruzione. «Ricostruire bene significa operare in modo sicuro, trasparente e nel pieno rispetto delle regole», ha detto il commissario, rivendicando le «buone pratiche adottate nel Laboratorio Appennino centrale».
Le Marche e il rapporto con il governo
Per Acquaroli la presenza del ministro rappresenta «l’attenzione del Governo verso un territorio che prosegue con determinazione il proprio percorso di rinascita». Il presidente marchigiano ha insistito soprattutto sul nodo della tutela del lavoro e della correttezza nell’utilizzo delle risorse pubbliche, tema che nel centrodestra viene considerato strategico anche in vista dell’aumento dei cantieri previsti nei prossimi mesi.
Dietro la visita istituzionale resta infatti una partita più ampia: dimostrare che la filiera governo-Regioni-commissario può reggere l’accelerazione finale della ricostruzione senza riaprire il fronte delle polemiche sui ritardi accumulati negli anni scorsi. E nelle prossime settimane, con il monitoraggio sull’attuazione del protocollo e la verifica sull’avanzamento dei lavori nel cratere, il dossier tornerà inevitabilmente sul tavolo politico nazionale.
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