Missione italiana
Operazione disgelo: Trump invia Rubio in Italia per ricucire con il Vaticano e il governo Meloni
Alla fine arriva Rubio: il segretario di Stato americano Marco Rubio sarà in Italia giovedì e venerdì per ricucire dopo gli strappi del presidente Trump in una serie di incontri istituzionali che lo vedranno impegnato a Roma.
Una missione che punta al “disgelo” nelle relazioni bilaterali tra Stati Uniti, Vaticano e Italia. Lo anticipa il Corriere della Sera, secondo cui l’agenda prevede un primo colloquio con il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin e, successivamente, incontri con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Rubio in Italia per ricucire dopo gli strappi di Trump
Secondo il quotidiano, non sarebbe escluso anche un faccia a faccia con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La visita – la terza di Rubio in Italia – arriva in una fase di rapporti tesi tra Washington e Roma, aggravati da recenti dichiarazioni di Donald Trump, che lamenta un mancato contributo italiano all’operazione militare in Iran.
La minaccia di Trump alle nazioni europee
La minaccia di Trump di ridurre il contingente militare americano in Germania, Spagna e Italia arriva in un momento delicatissimo per gli equilibri internazionali. Alla vigilia del summit della Comunità Politica Europea (Epc), in programma lunedì a Erevan, l’Europa si ritrova a fare i conti con una possibile svolta nei rapporti con Washington.
C0sa aspettarsi dal vertice armeno
Il vertice armeno si preannuncia imponente: 48 tra capi di Stato e di governo, con la novità dell’invito al Canada, primo Paese extraeuropeo a partecipare. Un formato sempre più simile, nei fatti, a una Nato senza gli Stati Uniti.
Non a caso, l’Epc nasce con l’obiettivo di rafforzare quella “intimità strategica” evocata da Emmanuel Macron, in un continente che cerca autonomia soprattutto sul fronte della sicurezza.
A lanciare l’allarme è il premier polacco Donald Tusk: “La minaccia più grave per la comunità transatlantica non sono i nemici esterni, ma la disgregazione dell’alleanza”. Parole che sembrano rivolte non solo a Trump, ma anche alle recenti tensioni tra Washington e Berlino, dopo le critiche del cancelliere Merz sull’intervento Usa in Iran.
“Via cinquemila soldati americani dalla Germania”
Il possibile ritiro di cinquemila soldati americani, di per sé limitato sul piano operativo, assume un peso politico enorme. Perché mette in discussione la fiducia su cui si regge l’intera architettura Nato: piani di difesa costruiti su impegni precisi che ora appaiono meno certi.
I segnali dalla Casa Bianca vanno tutti nella stessa direzione: dalla proposta di ridurre la frequenza dei summit Nato alle assenze pesanti di Rubio e Hegseth agli incontri ministeriali. Un disimpegno che preoccupa molti alleati.
Rubio in Italia e il disimpegno Usa dalla Nato
In questo clima, il prossimo vertice Nato rischia di trasformarsi in un passaggio difficile. Il segretario generale Mark Rutte punta a snellire l’agenda, ma resta il nodo centrale: quanto è sostenibile chiedere agli europei di aumentare la spesa militare fino al 5% del Pil se gli Stati Uniti mostrano segni di distacco?
Europa chiamata a camminare sulle proprie gambe
Secondo l’ex premier svedese Carl Bildt, i tagli americani riguarderebbero soprattutto le missioni Nato, lasciando intatte le infrastrutture strategiche Usa in Europa. Uno scenario che potrebbe aprire anche a richieste europee di riequilibrio delle spese.
A Erevan si discuterà di sicurezza a 360 gradi: dalla resilienza democratica alle minacce ibride, fino alla sicurezza economica e alla transizione verde. Ma sullo sfondo resta l’incognita più grande: il futuro del legame transatlantico e il ruolo degli Stati Uniti in un’Europa sempre più chiamata a camminare con le proprie gambe.