Il prete coraggio sfida i boss
Nel fortino del Quarticciolo don Coluccia in trincea rovina la festa coi fuochi d’artificio dei pusher. E scatta il fuggi fuggi
Al Quarticciolo i signori della droga si erano organizzati una festa con tanto di botti e fuochi d’artificio, ricchi premi e cotillon… Ma don Coluccia, il prete antispaccio che in quell’inferno è sempre in prima linea in nome di fede e legalità, gli rompe le uova nel paniere. E come scrive oggi Il Tempo in edicola, «allora vai con il fuggi fuggi dei pusher nei portoni alla vista del religioso e della sua scorta».
Don Coluccia rovina la festa dei pusher al Quarticciolo
Del resto lui girono infernale metropolitano di criminalità e droga che minano sicurezza e legalità dei cittadini, lo conosce bene. Così come conosce a fondo le realtà di Tor Bella Monaca e San Basilio, dove da anni organizza presidi e “passeggiate della legalità” sfidando i boss dei quartieri. Pertanto, anche al Quarticciolo, storica trincea della periferia Est di Roma dove la lotta tra Stato e antistato non conosce tregua, don Coluccia ha fatto sentire e vedere la sua presenza ancora nelle scorse ore, apparendo sulla scena nel fragore dei fuochi d’artificio fatti deflagrare per festeggiare l’arrivo del nuovo “carico”. Coi pusher pronti a invadere le strade – nonostante i blitz a ripetizione di Polizia e Carabinieri, che si sono susseguite anche in questo fine settimana – annunciati da un ostentato senso di impunità che solo il coraggio di chi vive il territorio e quelle trincee può scalfire.
La sfida del prete coraggio a boss e pusher
Dunque, ancora una volta don Coluccia era lì, a monitorare. A denunciare. A far sentire la sua presenza ai cittadini onesti e ai mercanti di morte. Il prete “antispaccio”, ormai simbolo della resistenza civile nelle zone calde della capitale, si è presentato proprio mentre i botti annunciavano l’arrivo di nuova “merce”, provocando il fuggi fuggi generale. Perché nonostante il ricorso alle scorte. Il ripetersi delle intimidazioni e di insulti, di lancio di oggetti dalle finestre. E i passati “tentativi di investimento”, don Coluccia non indietreggia: «Salvare un giovane dalla droga per me vale quanto una Santa Messa», ha ribadito. Annunciando nuovi presidi sociali permanenti e l’uso della sua “Radio Megafono 48” per portare la preghiera e la legalità fin sotto i portoni occupati.
«È un sistema che si rigenera rapidamente – spiega don Coluccia al telefono con il quotidiano capitolino citato in apertura – perché alimentato da interessi criminali radicati e difficili da estirpare con interventi isolati. La mia proposta per il Quarticciolo è di rafforzare la presenza con iniziative mirate, con presidi civici evangelici, con l’obiettivo dichiarato di coinvolgere i cittadini e promuovere una cultura della legalità».
Il modello Caivano e il nodo dei centri sociali
Un impegno militante ed evangelico, quello di don Coluccia. E un impegno tangibile e costante quello del governo: il Quarticciolo è stato inserito nel “modello Caivano”, con uno stanziamento imponente di oltre 20 milioni di euro, a cui si aggiungono i fondi di Regione e Comune per il recupero degli alloggi Ater. Eppure, la strada è ancora in salita. A pesare è un sistema criminale radicato che trova sponda, talvolta, in contesti ideologizzati e centri sociali.
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