Giustizia e polemiche
Morto Diego Marmo, il pm che fece condannare Enzo Tortora (video). Fu promosso dopo l’errore e poi nominato assessore
La morte a 88 anni di Diego Marmo, il pm del processo a Enzo Tortora che ne sancì la condanna in primo piano, ha riaperto la ferita su quello che fu il più clamoroso degli errori giudiziari mai registrati in Italia. Marmo, che ha ricoperto anche l’incarico di procuratore a Torre Annunziata, aveva chiesto scusa alla famiglia Tortora nel 2014, ammettendo di avere commesso un errore. I suoi funerali sono stati celebrati questa mattina nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, nel quartiere Vomero. Da magistrato Marmo aveva rappresentato l’accusa nel procedimento contro il conduttore televisivo Enzo Tortora, imputato per associazione camorristica e traffico di droga. Dopo il caso Tortora ha ricoperto anche il ruolo di procuratore di Torre Annunziata e di assessore del Comune di Pompei con delega alla legalità.
A seguire, uno spezzone del docufilm “Enzo Tortora, una ferita italiana” dove Marmo accusa Enzo Tortora, condannato in primo grado poi assolto in Appello.
La carriera di Diego Marmo, l’accusatore di Enzo Tortora
Dopo una lunga carriera in magistratura, Marmo divenne procuratore aggiunto a Napoli e poi capo della Procura di Torre Annunziata. Negli anni Ottanta sostenne l’accusa nel maxiprocesso alla camorra che coinvolse, tra gli altri, Enzo Tortora. La requisitoria, particolarmente dura, contribuì alla condanna in primo grado del presentatore, poi assolto con formula piena nel 1987 .
Il caso Tortora e le scuse
Nel 1983 Marmo fu uno dei pubblici ministeri che accusarono Tortora di associazione camorristica e traffico di droga, sulla base di testimonianze rivelatesi infondate. Trent’anni dopo, nel 2014, riconobbe pubblicamente l’errore, dichiarando di aver “agito in buona fede” e chiedendo scusa alla famiglia Tortora: un gesto accolto con freddezza dai parenti e dall’opinione pubblica .
Attività pubblica dopo la magistratura
Nel 2014 fu nominato assessore alla Legalità e Sicurezza del Comune di Pompei, con delega anche alla tutela del patrimonio archeologico. L’incarico, durato pochi mesi, suscitò polemiche per l’incompatibilità morale percepita con il passato giudiziario. In seguito presiedette l’Osservatorio per la Legalità di Pompei, ruolo svolto a titolo gratuito .
Ultimi anni e lascito
Fino agli ultimi anni promosse incontri su legalità e educazione civica nelle scuole dell’area vesuviana, mantenendo un profilo sobrio. La sua figura resta emblematica nel dibattito italiano sul rapporto tra magistratura, responsabilità civile dei giudici ed errori giudiziari .
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