L'intervista
«Modena è una polveriera. A 200 metri da via Emilia hanno tentato di sgozzare un prete»
La denuncia al Secolo di Elisa Fangareggi, avvocato modenese e presidente della fondazione umanitaria Time for Life International
«Abito a cento metri da dove è successo tutto. Se fossi uscita venti secondi prima, potevo esserci anch’io». Elisa Fangareggi, avvocato modenese e presidente della fondazione umanitaria Time for Life International, racconta così i momenti di paura vissuti nel centro di Modena durante il drammatico episodio dell’auto lanciata contro la folla.
Una testimonianza diretta, dura, destinata a far discutere. Fangareggi respinge la lettura riduttiva del gesto come semplice episodio di follia individuale: «Escludere la matrice terroristica è un errore».
«A Modena ci sono precedenti che non vanno sottovalutati. Alcuni mesi fa, poco prima di Capodanno, a duecento metri dal luogo della tentata strage, un ragazzo di origine nordafricana, anche lui nuovo italiano come Salim, ha tentato di sgozzare un prete. Don Rodrigo si è salvato per miracolo. Inutile dire che anche quell’aggressione è stato rubricata come il gesto di un folle».
“Conosco il fondamentalismo islamico: ho lavorato in Siria per 12 anni”
Fangareggi spiega di parlare sulla base di esperienze vissute sul campo: «Con la nostra fondazione operiamo in Siria da dodici anni, ogni mese, in zone di guerra. Ho conosciuto da vicino il mondo dell’estremismo islamico».
Secondo l’avvocato, il collegamento tra radicalizzazione e fragilità psicologica non può essere ignorato: «Il fondamentalismo islamico recluta spesso persone psicologicamente fragili perché sono più facili da manipolare».
“La tecnica è sempre la stessa: auto contro la folla”
Nel corso dell’intervista Fangareggi richiama gli attentati avvenuti negli ultimi anni in Europa: Nizza, Barcellona, Germania, mercatini di Natale e sottolinea come la modalità operativa sia ricorrente. «L’ISIS parla della tattica dei “cento tagli”: non servono bombe o mitra, basta usare ciò che si ha a disposizione. Un’auto o un coltello».
Secondo Fangareggi, il gesto avvenuto a Modena presenta elementi che non dovrebbero essere sottovalutati: «Sabato pomeriggio il centro era pienissimo. C’era anche un evento Swatch con persone in fila dalla notte precedente. Se l’auto avesse percorso tutta via Emilia sarebbe stata una strage».
“All’inizio pensavamo a un incidente”
La scena, racconta, è stata inizialmente confusa: «Si è sentito un boato, si vedevano i feriti, ma nessuno ha pensato subito a un attentato. Si credeva fosse un incidente». Poi, con il passare dei minuti, sarebbero emersi dettagli inquietanti.
“I social del responsabile cancellati in meno di un’ora”
Uno degli aspetti che più ha colpito Fangareggi riguarda la rapidissima sparizione dei profili social attribuiti al responsabile. «Instagram e Facebook erano spariti dopo meno di un’ora. Chi usa i social sa che normalmente servono decine di segnalazioni anche per eliminare profili fake». Da qui le domande: «Qualcosa evidentemente c’era. Oppure qualcuno non voleva che certe cose venissero viste».
“Modena si è spaccata in due”
Secondo Fangareggi, dopo i fatti di Modena si sarebbe creata una forte spaccatura nell’opinione pubblica. Da una parte chi parla esclusivamente di disagio psichiatrico. Dall’altra chi vede una matrice ideologica più profonda. «È stato trasformato tutto in uno scontro politico: o sei razzista e fascista se parli di attentato, oppure devi solo dire “abbracciamoci contro l’odio”». Critiche anche all’approccio dell’amministrazione comunale: «Le cose vanno chiamate con il loro nome».
Fangareggi: “A Modena ci sono numerose moschee abusive”
Fangareggi chiede quindi controlli più severi sui luoghi di culto irregolari presenti sul territorio: «A Modena contiamo numerose moschee abusive, dai retrobottega ai piccoli centri improvvisati. Bisogna controllare ciò che viene predicato». Secondo l’avvocato, servono interventi immediati per prevenire episodi analoghi.
“I genitori hanno paura: i ragazzi sono rimasti a casa”
Dopo quanto accaduto, racconta Fangareggi, il clima in città sarebbe cambiato: «Mia figlia doveva uscire sabato sera, ma tutti i genitori hanno tenuto i ragazzi a casa». La paura più grande? «Gli effetti imitativi. Spesso questi episodi avvengono a catena».
“Silenzio della comunità islamica locale”
Fangareggi critica anche la mancanza, a suo dire, di prese di posizione pubbliche forti da parte degli imam e delle principali realtà islamiche modenesi. «Sarebbe stato importante sentire parole nette: “Questo gesto non ci rappresenta”».
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