Ogni scusa è buona, ma...
Milano, tra sciopero e Flotilla è scempio pro-Pal: insulti e foto di Meloni e Crosetto imbrattate di rosso sangue. Ira De Corato: metodi da Br
Oggi al corteo per la Global Sumud Flotilla svoltosi per le vie di Milano sono state imbrattate di rosso, a rappresentare con furia iconoclasta il sangue, le fotografie del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro della Difesa Guido Crosetto. ma tutto questo non ha più nulla a che fare con il diritto di manifestare: è pura deriva ideologica e violenza cieca al suo livello più infimo.
Milano tra sciopero e Flotilla è scempio pro-Pal: insulti e foto di Meloni e Crosetto imbrattate di rosso
Milano archivia l’ennesima giornata di passione, mascherata dietro lo sciopero generale indetto dall’Unione Sindacale di Base (Usb) a sostegno della Global Sumud Flotilla, si è trasformato nel consueto palcoscenico dell’odio anti-italiano e anti-israeliano. E il bilancio è come sempre vergognosamente ripetitivo: i manifestanti pro-Pal hanno sfilato per le vie del centro imbrattando di rosso – a simulare il sangue, se a qualcuno non fosse chiaro – le fotografie del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Un ennesimo, inaccettabile oltraggio, che ha immediatamente suscitato la reazione ferma di Fratelli d’Italia.
De Corato: « Un fatto grave che dimostra come i pro-Pal usino simboli da Anni di piombo e Br»
Tra le fila di FdI, e direttamente dal fronte milanese, si è levata allora la voce di Riccardo De Corato, deputato del partito e vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera ed ex vice Sindaco delle Giunte di Centrodestra milanesi, che ha espresso totale solidarietà ai membri del governo, lanciando un duro atto d’accusa: «Ad entrambi, naturalmente, rivolgo la mia totale solidarietà. Un fatto grave che dimostra come i pro-Pal usino simboli che ricordano da vicino quelli degli Anni di piombo e dei terroristi delle Brigate Rosse».
La scusa dello sciopero di maranza, anarchici, no-global, centri sociali
Di più. Rilanciando ulteriormente, De Corato ha anche proseguito, denunciando: «Voglio inoltre sottolineare come i manifestanti, dopo avere oltraggiato una bandiera dello stato di Israele, abbiano apertamente inneggiato alla Repubblica islamica, dimostrando di preferire il sanguinario regime degli Ayatollah a quei pacifici iraniani che ieri hanno manifestato numerosi per la libertà in Piazza Castello. Come puntualmente assistiamo, ed anche oggi ne abbiamo avuto la riprova, queste manifestazioni ormai sono utilizzate da maranza, anarchici, no-global, centri sociali e Unione sindacale, per inveire e insultare membri del governo Meloni e, sempre, Israele e l’intera Comunità ebraica».
Concludendo netto: «Ritengo quindi che sia finalmente arrivato il momento di dire basta a queste manifestazioni violente che ormai settimanalmente bloccano il traffico cittadino e turbano i milanesi. Chi di dovere intervenga presto».
Sciopero e Flotilla, insulti al governo: ogni pretesto è buono
Ma non è ancora tutto. Perché la piazza milanese, arrivata fino al Duomo tra slogan farneticanti che hanno accusato l’esecutivo – more solito – di essere «complice di un genocidio», ha mostrato il suo vero volto anche sul piano internazionale. Così, dopo aver profanato la bandiera dello Stato di Israele, i manifestanti hanno apertamente inneggiato alla Repubblica islamica dell’Iran. Una vergogna assoluta, che dimostra come questa galassia preferisca il sanguinario regime liberticida degli Ayatollah ai pacifici cittadini iraniani che, solo a stretto giro in Piazza Castello, hanno manifestato per la libertà.
Ma la protesta di piazza non convince i lavoratori…
Siamo alle solite insomma. Perché come rilevato da De Corato, dietro la bandiera palestinese si nasconde ormai un groviglio indistinto di anarchici, no-global, centri sociali e maranza, uniti dal solo scopo di lanciare insulti contro le istituzioni. Un teatrino che, peraltro, non sembra aver scaldato i lavoratori: l’adesione allo sciopero dei trasporti è stata infatti bassissima. Ma questa è un’altra storia, se non giusto un pretesto…
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