“Care donne e uomini dell’Esercito Italiano, oggi non sono qui soltanto per celebrare un anniversario, ma per rendere onore a voi presenti, a chi è impegnato in Italia e all’estero e a chi, purtroppo, non c’è più. Sono qui per rendere omaggio al vostro giuramento. Il pensiero va anche al 6 aprile 2009, quando L’Aquila e il suo territorio furono colpiti da un’immane tragedia. Portare qui la Festa dell’Esercito è un segno di rispetto verso una comunità che ha saputo trasformare il dolore in rinascita, rialzarsi e ricostruire. Una comunità che, in quel percorso, non è mai stata sola: ha avuto accanto, da subito, l’Esercito, le Forze Armate, lo Stato. Nelle difficoltà ciascuno di noi cerca una mano a cui aggrapparsi. E quella mano, molto spesso, è quella dei servitori delle Istituzioni: donne e uomini che indossano un’uniforme”, ha detto oggi il ministro della Difesa Guido Crosetto per il 165° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano nel luogo del dolore per i disastri del terremoto. Un’uniforme, anzi, una divisa mimetica, che da oggi cambia, e non per motivi estetici.
Alla Festa dell’Esercito debutta la nuova divisa mimetica
Al centro del cambiamento di “look”, più grigia rispetto a prima – come informa il sito Infodifesa – c’è la presa d’atto che i conflitti contemporanei non seguono più un unico modello. Le esperienze di Ucraina, Gaza e delle tensioni con l’Iran mostrano scenari radicalmente diversi: dalla guerra su larga scala con mezzi corazzati e droni, ai combattimenti nei centri urbani e nei tunnel, fino al rischio di scontri tra potenze. Da qui nasce la necessità di un esercito versatile, capace di adattarsi rapidamente. Protagonisti del nuovo paradigma sono i droni, ormai considerati strumenti ordinari del combattimento. Secondo il capo di Stato maggiore Carmine Masiello, ogni soldato dovrà saperli utilizzare per osservare, colpire e reagire in tempo reale. Per accelerare l’innovazione, i reparti saranno dotati anche di stampanti 3D, così da poter costruire autonomamente quadricotteri e aggiornarsi senza dipendere da lunghi cicli di approvvigionamento.
Accanto alla tecnologia, emerge una nuova attenzione alla guerra dell’informazione. L’obiettivo è rendere i militari “impermeabili” alla disinformazione, riconosciuta come arma strategica capace di influenzare percezioni e morale. Il conflitto, dunque, non si gioca più solo sul campo fisico, ma anche su quello cognitivo. Dalle operazioni a Gaza arriva invece un’altra novità concreta: la nascita del 184° battaglione Nembo, reparto specializzato nella guerra sotterranea. I tunnel e gli spazi interrati vengono ormai considerati ambienti operativi stabili, non più eccezioni. La nuova mimetica grigia è quindi solo la superficie di un cambiamento più ampio. L’Esercito Italiano punta a trasformarsi ora, per non farsi trovare impreparato davanti ai conflitti del futuro e risponde alla necessità di operare in contesti urbani e ambienti sotterranei, sempre più centrali nei conflitti contemporanei.