Il dialogo secondo la sinistra
Legge elettorale, Donzelli: «Pd e m5s si rifiutano di collaborare, sono abituati a prendere il potere senza consenso popolare»
«Partito democratico e Movimento 5 Stelle continuano a dimostrare la loro inadeguatezza istituzionale». Così Giovanni Donzelli ha commentato la scelta dei due partiti d’opposizione di dire no al tavolo per scrivere la legge elettorale in un’intervista al Corriere della sera, aggiungendo che «o sperano che la legge passi così com’è mentre fingono di protestare, oppure non credono nemmeno loro di poter prendere più voti di Giorgia Meloni». Sia dem che pentastellati «sono abituati ad arrivare al potere senza il consenso popolare, con i giochi di palazzo. Ma faremo in modo che quelle stagioni di pantano non tornino più».
Il no di Pd e M5S al dialogo sulla legge elettorale
Poi il deputato di FdI ha tenuto a chiarire un particolare importante: «Il dialogo lo abbiamo cercato noi, prima ancora di scrivere una sola riga della legge. Ci hanno risposto: “Scrivetela, poi ne discutiamo in commissione”. Ora che l’abbiamo scritta, dicono “troppo comodo, ormai l’avete scritta”. Abbiamo detto: proviamo ad andare avanti mentre in commissione proseguono le audizioni. Niente, ancora non va bene… Forse le opposizioni hanno perfetta consapevolezza che sia una buona legge. E che le barricate siano solo per consenso interno».
La necessità di un testo che «non ci faccia ripiombare in paludi già viste»
Quanto alle preferenze, Donzelli ha specificato che «noi siamo da sempre favorevoli, e questo è noto. Su questo continueremo a confrontarci con gli alleati per trovare la miglior soluzione. Noi pensiamo che le preferenze possano essere uno strumento per avvicinare gli elettori agli eletti». Quando gli è stato fatto notare che le opposizioni tendono a chiedere di parlare d’altro, il responsabile dell’organizzazione di FdI ha sottolineato: «Anche noi sappiamo che è un tema che appassiona meno e preferiamo parlare di tutt’altri argomenti: piano casa, bollette ed energia, sicurezza. Resta il fatto che è necessaria anche una legge che non ci faccia ripiombare in paludi già viste».
E se c’è chi dice che il premio di maggioranza è troppo alto, Donzelli ricorda che mercoledì «sono stati auditi dalla commissione tre esperti di massimo rango: Stefano Ceccanti, Roberto D’Alimonte e Luciano Violante. Difficile accusarli di essere fan di Giorgia Meloni. Ma nessuno di loro ha sollevato problemi di sproporzione. Nessuno. Al più, hanno suggerito un correttivo sul livello massimo raggiungibile». Poi ha aggiunto: «Il premio è al di sotto della soglia prevista dalla Consulta nella sua sentenza: con questa legge, si arriva al massimo a 236 seggi alla Camera, pari al 57 e qualcosa per cento. Ricordo che oggi il centrodestra ha più del 60% dei seggi tra Camera e Senato. Quindi, se andiamo a guardare, questa è una legge che tutela di più le opposizioni, non di meno».
Donezelli: «Non vogliamo più coalizioni che nascono nel Palazzo»
Giovanni Donzelli ha anche evidenziato che «a differenza degli altri, noi non apparecchiamo una legge elettorale per gli interessi di partito. Con questa legge noi possiamo perdere le elezioni. Con il Rosatellum , quella in vigore, nel peggiore dei casi pareggiamo. La differenza è che noi non vogliamo più le coalizioni che nascono dentro il Palazzo: è l’Italia che non vogliamo rivedere. Del resto, se guarda i precedenti, da noi una maggioranza non ha mai rivinto le elezioni. Noi mettiamo in conto di poter perdere». Poi ha concluso: C’è un tema che appassiona i costituzionalisti, un tema veramente difficile da spiegare. È la possibilità di maggioranze diverse tra Camera e Senato, una possibilità che esiste, prevista dalla Costituzione. Su questo c’è una riflessione aperta che credo sia utile approfondire».
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