L'audizione del ministro
Tajani: «Non chiediamo una nuova missione nel Golfo: a Hormuz solo dopo la pace e con il sì del Parlamento»
Il titolare della Farnesina parla davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato e avverte: «Il momento è complesso e richiede senso di responsabilità e gioco di squadra». Oggi alle 16.30 il Question time di Meloni a Palazzo Madama
L’impegno del governo per la pace e per contribuire a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. È questo il focus della doppia audizione dei ministri degli Esteri, Antonio Tajani, e della Difesa, Guido Crosetto, davanti alle commissioni congiunte di Camera e Senato. Un appuntamento che precede il premier time di Giorgia Meloni in programma al Senato alle 16.30 e che, in base alle domande predisposte dai gruppi, sarà principalmente orientato sui temi economici: dal fisco al lavoro, dal Sud al Piano Casa, passando inevitabilmente anche dalle misure per fare fronte alle conseguenze delle crisi internazionali.
Tajani sgombra «il campo dagli equivoci»
Durante la sua audizione il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha voluto «sgomberare il campo dagli equivoci» e chiedere «un atto di responsabilità» al Parlamento. «Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo. L’intento – ha chiarito Tajani – è condividere con il Parlamento, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del Governo per la pace e, in questo quadro, il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz». Un impegno, ha ribadito il titolare della Farnesina, che «potrà concretizzarsi, lo sottolineo con chiarezza, solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità» e solo con e solo con il via libera del Parlamento.
Le condizioni per le navi a Hormuz: pace e sì del Parlamento
«Nessuna nave sarà impiegata a Hormuz senza che questo Parlamento lo abbia autorizzato, nessun nostro militare sarà dislocato in un teatro che non offra adeguate garanzie di sicurezza, e senza che vi sia un quadro giuridico internazionale preciso», ha scandito Tajani, avvertendo che «è necessario però non farsi trovare impreparati, nel momento in cui si verificheranno le condizioni necessarie».
Un «momento complesso» che richiede «responsabilità»
«Il momento è complesso, e richiede compattezza, senso di responsabilità, gioco di squadra. È un appello che voglio rinnovare anche in questo passaggio», ha proseguito il ministro degli Esteri, ricordando che «quanto sta avvenendo nello Stretto di Hormuz non può essere ridotto a una crisi regionale da cui, come vorrebbero alcuni, stare alla larga». «Si tratta di uno shock globale. Una crisi che incide direttamente sulla sicurezza nazionale e sulla competitività del nostro sistema produttivo», ha proseguito il vicepremier, tornando anche sulla necessità di impedire che l’Iran abbia l’arma nucleare e ricordando che «la sola via percorribile» per chiudere la guerra con l’Iran «è quella del dialogo e della diplomazia». In questo contesto, il ministro degli Esteri ha anche fatto sapere di aver confermato il pieno sostegno al Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, per i negoziati in Pakistan e ha ricordato di aver discusso con il suo omologo cinese, Wang Yi, dell’importanza dell’impegno della Cina per la pace. «È fondamentale», ha chiarito Tajani davanti alle commissioni, nel giorno in cui Donald Trump arriva a Pechino.
L’imprescindibile stabilità del Libano
Ma «una pace duratura in Medio Oriente non può prescindere dalla stabilità del Libano», ha avvertito ancora Tajani, che oggi incontrerà il collega di Beirut, Yousef Raggi. «L’Italia sostiene con convinzione il dialogo tra Israele e Libano mediato dagli Stati Uniti. Siamo pronti anche ad ospitare colloqui diretti, come ho assicurato al presidente Jospeh Aoun nel corso della mia missione a Beirut del mese scorso. La tregua è fondamentale, ma è necessario trasformarla in vero processo di pace», ha proseguito il ministro degli Esteri, ricordando che la sicurezza dei militari italiani della missione dell’Onu«è una nostra priorità assoluta» e ribadendo che gli attacchi di Hezbollah verso il nord di Israele devono cessare e «in parallelo devono cessare gli inaccettabili attacchi israeliani ai villaggi nel sud del Libano, anche cristiani».
Il monito contro le «azioni riprovevoli da parte di militari israeliani»
Tajani quindi è tornato a denunciare le «diverse azioni molto riprovevoli da parte di militari israeliani in Libano, in Cisgiordania e a Gerusalemme» cui si è assistito in queste settimane. «Tutti ricorderete l’attacco, terribile e inumano, alla suora francese nella Città Vecchia, o l’immagine del militare ritratto mentre si prendeva gioco di una statua della Madonna. Oppure ancora la scena, incresciosa, del militare israeliano che abbatteva un crocifisso, poi rimpiazzato dai nostri uomini in Unifil – ha elencato Tajani – Episodi che abbiamo condannato con la massima forza. I cristiani in Medio Oriente sono da sempre costruttori di ponti e creatori di dialogo. La loro presenza va protetta. Le violenze dei coloni estremisti devono finire».
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