Almeno 100mila abitazioni
Meloni: «Col Piano Casa diamo risposte ai cittadini e alimentiamo un circuito virtuoso di investimenti»
Intervistata da Panorama, la premier illustra il provvedimento e fa un conto amaro: «Con i 160 miliardi di euro destinati dalla sinistra a Superbonus e bonus facciate, avremmo potuto costruire più di 1.600.000 case»
Quelle persone che «sono troppo “benestanti” per accedere alle graduatorie delle case popolari e troppo “povere” per far fronte alle richieste, sempre più alte, del mercato immobiliare». I primi destinatari del Piano Casa da almeno 100mila alloggi in dieci anni varato dal governo sono loro. E sono «tantissimi», un ceto medio fatto di «persone che lavorano e pagano le tasse, o studiano e si impegnano» ma per le quali il mattone è diventato proibitivo. Giorgia Meloni lo ha ribadito in un’intervista da prima pagina a Panorama, realizzata dal direttore Maurizio Belpietro e della quale La Verità offre un ampio stralcio.
Il Piano Casa vale almeno 100mila abitazioni
La premier ha spiegato che «rendere disponibili 100mila alloggi in 10 anni è l’obiettivo minimo che ci prefiggiamo di raggiungere con il Piano Casa». Si tratta di «un traguardo» che si fonda su due pilastri: «La quota che sarà garantita dall’intervento dello Stato e degli Enti locali, ovvero la riqualificazione delle 60mila case popolari già costruite e che ora non sono assegnabili perché hanno bisogno di manutenzione» e «le case a prezzi calmierati che saranno realizzate dai privati» e la cui «quantificazione» è stata fatta «al ribasso».
Risposte ai cittadini e un circuito virtuoso di investimenti
«Ma è evidente – ha precisato la premier – che la chiave di volta del piano è, appunto, la leva privata. Noi abbiamo costruito i meccanismi per attivare questo moltiplicatore, che non graverà sulle casse pubbliche e che alimenterà un circuito virtuoso in termini di investimenti, lavoro, consumi, Pil, creando un mix equilibrato tra investimento di mercato e risposte ai cittadini».
Per un insegnante risparmi fino a 4.200 euro all’anno
Per dare un ordine di misura di cosa potrà significare questo progetto per i cittadini, la premier porta
«un esempio molto concreto»: quello degli insegnanti. «Oggi – ha spiegato – un insegnante ha uno stipendio netto di circa 1.700 euro al mese e fa molta fatica a pagare il mutuo in molte città. Come accade ad esempio a Milano, dove quel docente per un appartamento di 42 mq paga mediamente più di mille euro al mese di mutuo, quindi quasi il 63% della busta paga. E il ragionamento vale, più o meno, per l’affitto. Domani, con il meccanismo previsto dal piano casa, quel professore potrà risparmiare almeno 350 euro al mese di mutuo, e grosso modo lo stesso varrebbe per l’affitto. Che vuol dire disporre di almeno 4.200 euro netti in più all’anno».
I primi destinatari del provvedimento
E questo è un punto centrale del Piano Casa, un cambio di prospettiva rispetto alle politiche alloggiative che tradizionalmente si sono rivolte ai ceti medio bassi, dimenticando quella «zona grigia», come l’ha definita Meloni durante la conferenza stampa di presentazione del provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri del 30 aprile, fatta di «tantissime persone che lavorano e pagano le tasse, o studiano e si impegnano, ma che sono troppo “benestanti” per accedere alle graduatorie delle case popolari e troppo “povere” per far fronte alle richieste, sempre più alte, del mercato immobiliare».
Sono loro, ha ribadito la premier, «i primi destinatari» della misura. «Parliamo sostanzialmente – ha chiarito – di giovani coppie, studenti, lavoratori fuori sede, famiglie monoreddito, persone con disabilità e di tutti quei cittadini che non riescono a tenere il passo coi valori di un settore del mattone che, negli ultimi anni, soprattutto nelle grandi città, ma non solo, è esploso».
L’impegno per restituire potere d’acquisto agli italiani
Un programma che non è isolato, ma si inserisce in un impegno a tutto campo per restituire forza al potere d’acquisto dei cittadini, passando prima di tutto dalla riduzione delle tasse: con il solo taglio del cuneo fiscale e la riforma dell’Irpef, ha ricordato la premier, «questo governo mette ogni anno 21 miliardi di euro in più nelle tasche dei lavoratori e delle famiglie italiane».
L’ulteriore effetto calmiere prodotto dagli sgomberi
Oltre alla costruzione di nuove case e alla ristrutturazione degli alloggi popolari esistenti, il Piano prevede un ulteriore azione per amplificare l’effetto calmiere: «Liberare quelle dimore che sono abusivamente occupate per varie ragioni e restituirle ai legittimi proprietari, aumentando così anche la disponibilità di alloggi sul mercato. Perché oggi sono molti i proprietari di immobili che rinunciano ad affittare le proprie case per paura di non vedersi riconosciuto quanto dovuto e dover affrontare un vero e proprio calvario per tornare in possesso del proprio immobile».
Quante case si potevano costruire con i soldi del superbonus
Infine, una domanda amara posta da Belpietro: «Ha provato a calcolare quante case avremmo potuto realizzare con i miliardi dei bonus edilizi del governo Pd-5 stelle?». «Sfortunatamente sì. Se con il piano casa da 10 miliardi – ha risposto la premier – realizzeremo almeno 100mila nuovi alloggi, con i 160 miliardi di euro destinati dalla sinistra a Superbonus e bonus facciate, ne avremmo potuto costruire più di 1.600.000. Purtroppo, a pagare il prezzo di decisioni scellerate fatte dalla sinistra per raccattare facile consenso sono sempre i cittadini comuni».
Ultima notizia
L'audizione del ministro
Tajani: «Non chiediamo una nuova missione nel Golfo: a Hormuz solo dopo la pace e con il sì del Parlamento»
Politica - di Natalia Delfino