Valorizzare le parti sociali
Lavoro, Calderone: “Il salario giusto è migliore del minimo, perché favorisce le tutele offerte dai contratti”
«La scelta più significativa è aver introdotto il principio del salario giusto». Queste le parole del ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone, che in un’intervista a La Verità ha parlato dei piani del governo Meloni per incrementare l’occupazione e il giusto trattamento dei lavoratori. L’ultimo sviluppo rappresenta «una scelta di sistema, non ideologica. Non ci siamo limitati a discutere di salario minimo. Abbiamo affermato che il salario giusto ha un valore almeno pari, e sottolineo almeno, a quella prevista dai contratti collettivi delle organizzazioni più rappresentative».
In questo modo si valorizza « il lavoro delle parti sociali e, allo stesso tempo, decidere di rendere il sistema più trasparente e verificabile attraverso sistemi di monitoraggio. Abbiamo visto crescere l’occupazione stabile, con più donne e più giovani in attività, ma il lavoro non è mai un risultato definitivo: serve continuità». Poi, il ministro ha ricordato che «solo con il Fondo Nuove Competenze 3 abbiamo stanziato oltre un miliardo di euro nell’ultimo anno e credo si debba continuare su questa strada».
Calderone sferza Landini sul lavoro: «Nessun sostegno dato a chi sfrutta e sottopaga»
Nel corso dell’intervista, Calderone ha smentito le parole del segretario della Cgil, Maurizio Landini, il quale sostiene che il governo abbia stanziato 930 milioni per le imprese e niente per i dipendenti «È una lettura che non condivido. Le imprese che assumono generano reddito per i dipendenti – ha affermato il ministro -. Non c’è contrapposizione tra sostegno alle aziende e tutela dei lavoratori, se gli incentivi sono legati a occupazione vera e di qualità. Ed è proprio così: gli incentivi scattano solo con un incremento occupazionale reale e se vengono applicati i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative su scala nazionale». Inoltre, non è stato conferito «nessun sostegno a chi sfrutta o sottopaga. Quest’ultimo decreto, quindi, è parte di una strategia complessiva e va letto in quella cornice. Per esempio ricordandosi che solo nella ultima legge di bilancio abbiamo destinato due miliardi direttamente ai lavoratori».
La contrattazione resta il luogo naturale per scegliere la revisione contrattuale
Quanto agli aumenti contrattuali retroattivi, la titolare di via Vittorio Veneto ha sottolineato che il governo ha deciso di non sostituirsi «alle parti sociali: la contrattazione resta il luogo naturale per decidere come rivedere il contratto. Abbiamo però inserito un correttivo: dopo 12 mesi di vacanza contrattuale scatta un adeguamento forfettario dei compensi pari al 30% dell’indice dei prezzi al consumo. È un aiuto mirato, che accompagna la dinamica negoziale ma non la sostituisce. Il senso del decreto è proprio questo: creare un patto di responsabilità condivisa».
Al momento, l’esecutivo «sta investendo nel creare le condizioni migliori per promuovere e accompagnare la contrattazione. Siamo sempre stati coerenti sul ribadire che la contrattazione collettiva per noi è lo strumento più efficace per intervenire sulle retribuzioni. Il concetto del salario minimo è facile da comunicare ma troppo alto è il rischio di un effetto contrario, di un peggioramento delle retribuzioni complessive e di una diminuzione delle garanzie contrattuali».
Il decreto primo maggio e la conversazione tra Confindustria e parti sociali
Il ministro del Lavoro ha tenuto a precisare che dal dialogo tra Confindustria e le parti sociali, tenutosi nelle ultime settimane, sono emerse «indicazioni importanti, inserite nel decreto “Primo maggio”. Soprattutto, sono emersi i presupposti per lavorare insieme e costruire un mondo del lavoro ancora più inclusivo: in questo periodo storico di profondi cambiamenti, il dialogo sociale e la collaborazione possono fare la differenza su molti fronti, compreso quello retributivo». Poi è tornata a parlare di salari, differenziando quello “giusto” dal “minimo”. La scelta del primo non è casuale: «è più ampio e valorizza il complesso delle tutele offerte dai contratti. Il salario minimo rischia di semplificare troppo e di comprimere sistemi complessi. Il salario giusto, invece, considera il trattamento economico complessivo: non solo la paga oraria, ma anche istituti contrattuali come il welfare, le mensilità aggiuntive, il Tfr. Valorizza la contrattazione, contrasta l’uso dei contratti pirata e collega gli incentivi pubblici al rispetto dei lavoratori. È una risposta più completa e più rispettosa della qualità del lavoro».
Il potere d’acquisto: una priorità del governo Meloni
Tra le misure prioritarie dell’Esecutivo italiano c’è proprio il potere d’acquisto, visto che «negli ultimi tre anni i salari medi sono cresciuti di circa quattro punti, con un’accelerazione nell’ultimo anno intorno al 2,8%, soprattutto grazie al rinnovo dei contratti. Ma è chiaro anche che non basta intervenire su una singola voce per avere effetti realmente percepiti dai cittadini. Soprattutto quando crescono le spese che le famiglie devono affrontare per via della situazione internazionale e degli impatti sui costi dell’energia». Per portare a termine dei risultati concreti, però, c’è bisogno di un mix di interventi: «taglio del cuneo fiscale, detassazione dei premi di produttività, welfare aziendale, fino al piano casa e al taglio delle accise esistono già ma continueremo a valutare quali misure rafforzare o introdurre. La stabilità del governo ci consente di intervenire con continuità. Ed è un fattore decisivo».
Governare l’innovazione, a partire dall’intelligenza artificiale
Quanto al tema dell’intelligenza artificiale, il ministro Calderone ha sottolineato che «Il punto non è fermare l’innovazione, ma governarla. La nostra direzione mette l’uomo al centro sapendo che la vera sfida, più che tecnologica, è quella che riguarda le persone. Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum stima che, entro il 2030, risulterà trasformato il 22% dei posti di lavoro. La parola chiave di questo processo è quindi “trasformazione”. Per questo stiamo lavorando su due fronti: monitoraggio degli impatti sul mondo del lavoro e formazione continua delle competenze. Inoltre, «l’Osservatorio sull’adozione dell’IA nel mondo del lavoro del ministero (in via di composizione ndr) sarà la cabina di regia, mentre investiamo sulle competenze digitali con progetti trasversali e digitali dedicati alla formazione delle persone» ha concluso.
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