L'alleanza atlantica
La Nato guarda al fianco Sud, Meloni: “Tra le priorità sicurezza energetica e infrastrutture critiche”
Il trentennale del Gruppo Mediterraneo e Medio Oriente diventa il banco di prova della nuova postura atlantica. Da Montecitorio il governo chiede una Nato capace di prevenire crisi, proteggere rotte, energia e partenariati
“Anticipare“. È questa la parola chiave che attraversa l’incontro dell’Assemblea parlamentare della Nato. Anticipare le crisi prima che diventino emergenze, le minacce prima che arrivino alle frontiere, gli shock energetici prima che colpiscano imprese e famiglie. Ma per farlo, è il messaggio che Roma consegna agli Alleati, bisogna guardare al Mediterraneo. “L’Italia ha da sempre sostenuto l’importanza del fianco sud della Nato non per convenienza geografica, ma per convinzione strategica”, ricorda anche Giorgia Meloni.
Occhi al Mediterraneo
Il saluto del presidente del Consiglio serve da cornice, ma il punto politico riguarda l’Alleanza nel suo insieme. “Seguiamo con attenzione l’evoluzione degli scenari nell’area” Sud della Nato, dice la premier “e lavoriamo per sostenere ogni iniziativa utile a riportare stabilità – integrando la dimensione politica con quella della sicurezza, perché le due sono inseparabili. Sicurezza energetica e resilienza delle infrastrutture critiche sono tra le priorità più urgenti. Ho voluto seguire questo dossier personalmente, con missioni in Nord Africa, Golfo ed Asia Centrale, per rafforzare partenariati strategici, diversificare le fonti di approvvigionamento e garantire solidità alle catene di fornitura”.
Il messaggio a Bruxelles e Washington è chiaro: il Sud non è un problema italiano da portare periodicamente ai tavoli Nato, ma una vulnerabilità comune.
Crosetto e la nuova linea atlantica
“L’Africa rappresenta una priorità strategica”. Le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto. Poi l’appello ai presenti: “Contaminare positivamente i vostri Parlamenti e, più in generale, le vostre nazioni, spiegando loro che non esiste futuro se non attraverso l’unione di tutti i Paesi liberi e la ricostruzione di una carta di valori condivisi”.
Il titolare del dicastero non si limita a riaffermare la centralità della Nato. Chiede che l’Alleanza sia capace ma di prevedere e poi reagire. È una posizione che si inserisce nel dibattito più delicato di queste settimane: rafforzare la componente europea della difesa senza indebolire il legame transatlantico. Per questo Crosetto allarga il perimetro: “Quando parlo di Difesa europea penso alla difesa continentale, non metto soltanto i 27 paesi europei, ci metto dentro i Balcani, ci metto dentro il Regno Unito, ci metto dentro l’Ucraina, ci metto dentro la Moldavia, ci metto dentro la Norvegia, ci metto dentro la Turchia, cioè l‘Europa continentale”.
Crisi sparse
La cronaca stringe però su un dossier concreto: Hormuz. Fuori dal linguaggio dei seminari, la questione riguarda navi, regole d’ingaggio, missioni, autorizzazioni parlamentari. Crosetto distingue tra l’ipotesi di avvicinare unità navali e quella di indirizzarle direttamente verso lo Stretto. Nel secondo caso, spiega, servirebbero tregua, cornice giuridica e voto delle Camere. “In ogni caso ne parleremo con il Parlamento da mercoledì”.
La maggioranza dovrà sostenere l’idea di una presenza italiana più pronta nelle aree di crisi che incidono su energia e rotte commerciali. Le opposizioni avranno il terreno per chiedere mandato, limiti e controllo parlamentare. Il governo, intanto, prova a legare la discussione su Hormuz al quadro complessivo: prevenire gli shock prima che arrivino sui prezzi, sulle imprese e sulla sicurezza interna.
Contro la frammentazione
Lorenzo Cesa, presidente della Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato, mette a fuoco il rischio politico di fondo: “La Comunità euro-atlantica sta attraversando una fase critica, in cui l’unità dell’Alleanza è messa in pericolo dalla regionalizzazione dei conflitti”. Il Mediterraneo non riguarda solo chi si affaccia sul Mare Nostrum, come l’Artico non riguarda solo i Paesi scandinavi. La sicurezza marittima, la tutela delle rotte strategiche, il contrasto al terrorismo e alle reti criminali, le minacce ibride e la governance dell’intelligenza artificiale compongono ormai un’unica agenda.
Questa è la posta del vertice romano. Non una Nato mediterranea contrapposta alla Nato dell’Est, ma un’Alleanza che riconosca il Sud come parte della propria deterrenza complessiva. Meloni lo sintetizza nella chiusura del messaggio: “Il GSM non è solo un forum consultivo: è lo spazio in cui si costruisce la cultura strategica che rende possibile l’azione comune”.
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