L'ennesimo copione
La Flotilla riparte, Israele la ferma e la sinistra mette in scena il solito teatrino. Ormai manca solo la serie su Netflix
Tajani attiva la Farnesina per i 35 italiani a bordo mentre gli attivisti perdono connessioni, dirette e imbarcazioni nel solito braccio di ferro con la Marina israeliana. “Devono essere sempre trattati nel massimo rispetto della dignità della persona”, ribadisce il vicepremier
Il momento più surreale arriva quando Benjamin Netanyahu, collegato con i soldati della marina israeliana impegnati negli abbordaggi, commenta: “L’acqua sembra semplicemente meravigliosa. Mi piacerebbe essere con voi”. Più che una crisi diplomatica nel Mediterraneo orientale, per qualche minuto sembra il promo di una regata esclusiva con vista su Cipro. Poi il primo ministro cambia tono e si congratula con l’Idf: “State agendo con grande successo”. Il riferimento è alla nuova operazione contro la Global Sumud Flotilla, partita dalla Turchia con decine di imbarcazioni dirette verso Gaza, fermata ancora una volta mentre tentava di violare il blocco navale imposto sulla Striscia. Così, tra streaming interrotti, video su X, appelli drammatici e tracker online seguiti come fossero tappe del Giro d’Italia, il copione ormai si ripete quasi identico a ogni traversata.
La crociera si arena pure stavolta
L’operazione israeliana è stata raccontata quasi in tempo reale dagli attivisti a bordo. “Le unità militari stanno attualmente intercettando la nostra flotta”, scrive la Global Sumud Flotilla, mentre i video mostrano motovedette e commandos in avvicinamento. Israele replica definendo la missione “una provocazione fine a se stessa, un piano malvagio” e ribadisce che “non permetterà alcuna violazione del legittimo blocco navale di Gaza”.
Nel mezzo c’è l’Italia, che da ore vive un doppio binario piuttosto singolare: da una parte il titolare della Farnesina Antonio Tajani richiama comunque lo Stato ebraico al rispetto del diritto internazionale e chiede garanzie per gli attivisti italiani; dall’altra però, nelle piazze e nelle stazioni, gli scioperi proclamati da Usb paralizzano trasporti e pendolari in nome della solidarietà alla flottiglia.
Così mentre migliaia di persone cercano un treno che non parte, la sinistra dei flotilleros fa guerra al governo Meloni non si sa ancora bene per quale ragione. “Le autorità italiane abbiano la dignità di farsi sentire”, dicono i padrini politici della traversata. Per farla breve: “Riportateci a casa pure stavolta”.
Il teatrino
Netanyahu stesso, parlando con i militari, ha sottolineato che l’operazione è stata condotta “in modo discreto, certamente meno appariscente di quanto si aspettassero i nostri nemici”. Ed è probabilmente qui il punto. Israele sembra aver trasformato queste missioni in una pratica di gestione ordinaria: intercettazione rapida, basso profilo operativo, minimo spazio al “martirologio” mediatico. Perché la Flotilla, dopotutto, vive di esposizione pubblica, immagini, testimonianze, dirette e mobilitazione social. Nel frattempo Tajani ha comunque attivato ambasciate, unità di crisi e contatti con Tel Aviv, Ankara e Nicosia per monitorare le condizioni dei 35 italiani coinvolti. “Devono essere sempre trattati nel massimo rispetto della dignità della persona”, ha detto il vicepremier.
La tragedia di Gaza resta drammatica e reale. Proprio per questo colpisce il contrasto con missioni che ormai sembrano costruite più per guadagnare like che per incidere davvero sul conflitto. Il rischio è che il disastro umanitario finisca eclissato dalla prossima serie Netflix sulle vacanze in barca.
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