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La caduta del vecchio ordine e la costruzione del nuovo: in “Kaos” la lettura filosofica di Cacciari ed Esposito
Il volume è una riflessione sulle cause e le prospettive del disordine globale che sta vivendo la nostra epoca. I due autori si interrogano, ciascuno secondo le proprie attitudini e sensibilità, su ciò che verrà
Guerre, crisi dell’ordine internazionale e tensioni tra potenze stanno riportando al centro una domanda antica: il caos mondiale è davvero evitabile? Sul tema si interrogano Massimo Cacciari e Roberto Esposito nel volume Kaos, edito da Il Mulino. È difficile coordinare un’analisi dei testi dei due filosofi. L’interrogativo: «Cosa sia il kaos» è il preludio di una riflessione più ampia che conduce dal mito, alla scienza, all’analisi delle dinamiche geopolitiche. Anzi, in definitiva, il kaos diventa la cifra e il presupposto di ogni analisi geopolitica e si trasforma da semplice horror vacui, ad un orizzonte, ad un tempo finito e infinito, che contribuisce a dare un senso all’azione politica.
L’analisi di Cacciari: «ll mito del globo»
Il taglio mitologico di Massimo Cacciari, che collega Roma a Raum (spazio) passando dall’Urbs all’Orbis, ci porta fuori dalla potenza incorporante dell’Oceano, constatando che, in realtà, è l’aria che congloba tutto. Un elemento che viene infatti conteso e colonizzato attraverso apparecchiature satellitari, rendendo tangibile come il predominio di questa sfera si riverberi per terra e per mare. Le citazioni portano a demitizzare la retorica attuale. Dalla libertà del navigare intesa come «pirateria», analisi confermata ultimamente dallo stesso Trump riferendosi alla Marina degli Stati Uniti («siamo come pirati»), alla distinzione tra guerra necessaria, a causa del contrasto di due sfere, e guerra empirica per l’accaparramento delle risorse.
Gli scenari che tratteggia, considerando la pura volontà di potenza espressa dagli Stati e l’assenza di fini o ancoraggi valoriali, non sono certamente consolanti. In uno schematico confronto oriente-occidente, pur livellato dalla globale tensione allo sviluppo tecnico-economico, Cacciari vede le aporie della «guerra civile» alla Russia, soprattutto dell’occidente europeo.
L’approccio di Esposito «Geopolitica e metafisica»
Il saggio potrebbe in realtà titolarsi “della metafisica della geopolitica”, come “sui fondamenti della geopolitica”. L’autore, infatti, cerca di focalizzarsi sul particolare punto di interesse e di speculazione della geopolitica, cercando di tratteggiare l’evoluzione delle intuizioni più importanti, per dare degli strumenti imprescindibili di analisi, purtroppo obliati nel dibattito pubblico. La necessità di combinare punti di vista differenti, dovrebbe essere la cifra di un agire politico volto a liberarsi dai limiti angusti di un agire particolare.
Ecco allora analizzate le premesse strategiche degli Usa, delineate in ultimo con la dottrina «Donroe», un richiamo non certo involontario alla dottrina Monroe, che Carl Schmitt considerava come minaccia all’ordine internazionale. Egli sosteneva che si stesse formalizzando così una concezione pan-interventistica degli Usa in nome della «democrazia», minando la pace attraverso il suo stesso nome.
Da qui si passa all’alleanza delle potenze marittime al fine di garantirsi l’egemonia globale, strangolando l’heartland, ossia il centro dell’Eurasia, riprendendo così l’analisi di Halford John Mackinder (1906). Al tempo la Russia reagì con la costruzione della transiberiana. Decisiva, in questo quadro, sarebbe potuta essere l’alleanza con la Germania, come aveva ben intuito Karl Haushofer durante il regime nazionalsocialista. Questioni non troppo aliene dai dibattiti odierni sulla proposta dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder quale mediatore tra Russia e Europa. Curioso che sia stata proprio la prevalenza dell’elemento ideologico sui dati geopolitici a portare alla disfatta nazionalsocialista.
L’analisi della guerra fredda attraverso le analisi del consigliere Usa George Frost Kennan è, infine, un manuale sulla pratica della difficile arte geopolitica, intesa come condotta volta a contenere l’avversario, prima di tutto conoscendolo. Il confronto con il modo di pensare russo, distaccato dall’ideologia sovietica, illumina anche il presente. Le pagine più dense si trovano in fondo, come il pensare tragicamente per evitare la tragedia, ossia considerare la propria proiezione dell’aggressività altrui come fattore di fermento bellico.
Verso un nuovo nomos
L’esito finale della progressione dell’attuale politica, anche per Roberto Esposito, sembra portare in maniera ineluttabile alla catastrofe che, però, l’autore valuta come possibilità trasformativa, evidentemente orientata ad un ordine multipolare, in quanto la multilateralità, in definitiva, è la cifra del diritto e della geopolitica. La sfiducia verso un ordine normativo accomuna i due autori, l’uno per mancanza di terzietà, l’altro per mancanza di coazione e per principi declinati solo all’occidentale; tuttavia, la tensione tra città terrena e ideale che si ricava come cifra di equilibrio per preservare una teologia politica, ha in sé più di un seme di speranza.
Infatti, la tensione tra necessità e libertà che attraversa tutto il volume potrebbe essere risolta definendo la geopolitica (come la politica), come l’arte del possibile, inteso come spazio di libertà nella reale necessità. In questa ottica, la responsabilità maggiore la hanno, ovviamente, gli attori statali dotati di maggiore potenza che con un loro agire «egoistico» contribuiscono in misura maggiore a dare un’impronta all’ordine. Il ruolo dell’Europa si gioca in una dicotomia tra una presunta libertà e conseguente moralità e una sempre più evidente necessità, quale traino degli interessi nazionali altrui. Una contraddizione evidente e una questione che non può essere elusa, per governare il prossimo venturo chaos.
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