La regola dei 5 secondi
In migliaia a Padova per l’addio ad Alex Zanardi: sotto l’altare la sua handbike. Il figlio Nicolò: impastava la pizza col sorriso (video)
Un applauso interminabile ha accompagnato l’arrivo del feretro di Alex Zanardi nella basilica di Santa Giustina di Padova per l’ultimo saluto al grande campione di Formula 1 e simbolo del paralimpismo morto lo scorso primo maggio a 59 anni. Ad accompagnare la bara bianca la moglie Daniela e il figlio Niccolò, che hanno salutato con le mani giunte la folla che si è assiepata fuori dalla basilica in Prato della Valle, sotto la pioggia. Oltre 2.000 persone hanno riempito la chiesa sin dalle ore 9 di questa mattina. Tra i presenti anche Gianni Morandi, un’emozionata Bebe Vio, che è arrivata assieme all’ex presidente del Coni, Giovanni Malagò. E ancora Alberto Tomba, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, il ministro dello Sport Andrea Abodi, il governatore del Veneto Alberto Stefani e il presidente del Consiglio regionale veneto, Luca Zaia. Tra i primi ad arrivare, visibilmente colpiti, Giancarlo Minardi e Stefano Domenicali, oggi al vertice della F1, insieme a Jorg Kottenmeyer, storico direttore del Motorsport Bmw. Il mondo paralimpico, che Alex ha rivoluzionato, rappresentato dal presidente del Cip Luca Pancalli, Bebe Vio, Giusy Versace e i ragazzi di Obiettivo 3.
L’ultimo saluto ad Alex Zanardi, davanti all’altare l’handbike di Londra 2012
Davanti all’altare è stata collocata l’handbike con cui Zanardi conquistò l’oro alle Paralimpiadi di Giochi Paralimpici di Londra 2012, poi donata al Museo della Medicina di Padova. Un simbolo tra i tanti che raccontano la sua straordinaria carriera. Pilota in Formula Uno e Cart, campione paralimpico con 16 ori e 7 argenti tra Paralimpiadi e Mondiali. Ma soprattutto esempio di forza e determinazione dopo aver perso le gambe nel grave incidente del 2001. A celebrare l’omelia don Marco Pozza, parroco del carcere “Due Palazzi” di Padova e grande amico della leggenda dello sport paralimpico. Prende le mosse dal ricordo di dieci anni fa in un autogrill con Alex e due ragazzi del carcere di ritorno da un incontro pubblico. “Un Bufalino, tre rustichelle, due Coca Zero, tre bottiglie d’acqua”, dice e racconta la lectio magistralis di Zanardi. La celebre regola dei 5 secondi che il campione paralimpico aveva raccontato in più occasioni, quella di resistere altri 5 secondi, proprio quando si è allo stremo, per superare i propri limiti.
L’omelia di don Marco Pozza e la regola dei 5 secondi
“Vedete, ragazzi – don Marco ricorda le parole di Alex – certe volte bastano cinque secondi in più per fare la differenza. È un esercizio che non sempre ci riesce (me lo confermate), ma quei cinque secondi sono fondamentali. Sono dappertutto questi cinque secondi. Negli affetti, nelle relazioni, nel lavoro. E’ l’idea di provare a vedere se si può fare qualcosa d’altro rispetto a quello che stai per fare. Se, per caso, quei cinque secondi ti faranno portare a casa l’orso, diventeranno una specie di droga della quale non potrete più fare a meno. Cercateli ovunque questi secondi! Solo questo mi sento di dirvi dopo il vostro racconto”. Il mio Alex è tutto qui – dice don Marco. “Lascio a voi le medaglie, il rombo dei motori, l’odore della benzina. Le luci dei podi, il luccichìo dei cimeli, il fruscio degli applausi. Mi tengo strettissimo l’uomo, con la sua avvincente umanità. Nessuno, più di san Paolo, l’atleta di Dio, poteva fare sintesi migliore di questa vita percorsa a mille all’ora, anche in carrozzina. Ha corso tantissimo Alex, ma non l’ha mai fatto come un pugile che batte l’aria. Ha corso come chi ha in testa una meta”. E ancora: “Dispiace per sorellaccia morte: pensava di averlo vinto, finalmente. Non ha fatto bene i conti neanche stavolta, accipicchia. Si è presa il corpo, ma l’anima (grazie dottore!) le è proprio sfuggita. In corsia di sorpasso, è andata ad infilarsi dritta nelle storie dei ragazzi/e di Obiettivo3. La beffa? Che l’Alex, anche da morto, continui a parlare di obiettivi”.
Le parole del figlio Nicolò: impastava la pizza con il sorriso
Il figlio Nicolò traccia un ritratto domestico del grande campione. “Non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa, chiunque può avere una vita meravigliosa e gratificante. Io auguro a tutti, per primo a me stesso, ditrovare il sorriso nelle piccole cose, perché da lì si costruiscono quelle grandi. Quando si faceva il caffè e impastava la pizza, lo faceva sempre col sorriso. E allora lì ho capito una cosa che lui ha sempre detto, però quando la vedi con i tuoi occhi la capisci meglio. Non è necessario pensare alle grandi sfide, alle grandi imprese per trovare il sorriso, la gioia e la gratificazione. Se tu trovi il sorriso nelle piccole cose e lo fai tutti i giorni, hai messo le basi migliori per costruire una vita meravigliosa”.
La cognata Barbara: combattente è la tua essenza più vera
Guarda cosa hai fatto, quanto è grande il mondo che ti si stringe intorno”. Così Barbara Manni, cognata di Alex Zanardi, prendendo la parola in Chiesa in rappresentanza della famiglia. “’Combattente’, credo che questa parola raggiunga la tua essenza più vera”, ha aggiunto ricordando l’influenza del padre Dino, della madre Anna e della moglie Daniela. Parole accompagnate dalle note di Combattente di Fiorella Mannoia. L’uscita della bara è stata accompagnata da “Ti insegnerò a volare (Alex)”, la canzone composta da Roberto Vecchioni e Francesco Guccini nel 2018 e dedicata al campione. “Vi amo amo tutti”, ha detto la moglie al termine della funzione tra gli applausi.
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