Long Covid...
I ragazzi pagano ancora il lockdown: cosa raccontano i disastrosi risultati Invalsi
I nuovi dati mostrano le cicatrici lasciate da pandemia e restrizioni: crollano italiano e matematica e quasi uno studente su due non raggiunge i livelli minimi
Maledetto il Covid e le restrizioni che s’è portato dietro: le cicatrici lasciate della pandemia sono ancora visibili. Soprattutto su giovani e giovanissimi: sono loro, più di tutti, ad avere pagato a caro prezzo i continui Dpcm del secondo governo Conte. Basta guardare i risultati emersi dalle prove Invalsi, i test standardizzati somministrati annualmente in Italia per misurare i livelli di apprendimento, per averne contezza.
Didattica a distanza e vuoti formativi mai colmati
Ma andiamo per ordine. I dati raccolti dal Sole24Ore lasciano emergere una forte flessione rispetto ai risultati del 2018-19, l’ultimo anno scolastico pre-Covid. Con un tracollo evidente in italiano e matematica. Sia chiaro, non si tratta di non conoscere banalmente in quale stagione fosse ambientata la Divina Commedia e il perché di tale scelta. Oppure di non sapere risolvere gli integrali mediante sostituzioni trigonometriche. A mancare sono proprio le nozioni considerate fondamentali. Tanto che alla fine del primo e del secondo ciclo di istruzione dell’anno scolastico 2024-2025 quasi uno studente su due è arrivato alla licenza media o al diploma senza aver raggiunto i livelli minimi richiesti. Evidentemente il risultato, tra le altre cose, di un vuoto formativo mai colmato.
Le cicatrici di una generazione lasciata sola
«Andrà tutto bene», dicevano. Intanto le scuole chiudevano, bambini e ragazzi venivano costretti a casa. Certo, le lezioni non potevano fermarsi e il sistema scolastico ha dovuto adattarsi. Insomma, benvenuta didattica a distanza: cinque o sei ore davanti al computer, spesso con la telecamera spenta. Dove il più «secchione» si svegliava alla seconda ora e il «meno appassionato» portava a spasso il cane (uno dei pochi modi per uscire e sentirsi liberi) mentre il professore faticava a comprendere se stesse recitando un monologo oppure qualcuno fosse realmente collegato. E allora ecco le verifiche copiate – seppure ancora non si utilizzasse l’IA – i programmi difficilmente rispettati e la socializzazione mortificata.
Un danno non indifferente soprattutto per i più piccoli e per chi appena approdato al liceo o agli istituti superiori. Comunque tutti promossi obbligatoriamente: la situazione emergenziale lo prevedeva, forse giustamente. Così però taluni si ritrovarono al quinto ginnasio senza avere contezza di come si usasse un Montanari o un Castiglione-Mariotti. Altri a svolgere gli esami di terza media a distanza e nemmeno per intero, come se fosse una superflua chiacchierata. E altri ancora, si pensi a quegli studenti che necessitano di un maggiore supporto, promossi senza mai avere comprato i libri.
La differenza tra l’era pre-Covid e oggi: i risultati Invalsi
Ma torniamo ai numeri. Il confronto con l’ultimo anno pre-pandemico (2018/19) mostra una flessione che, in alcuni casi, raggiunge gli 11 punti percentuali. Nel 2024/25 quasi un ragazzo su due ha tagliato il traguardo della licenza media o del diploma senza possedere le competenze minime necessarie in italiano e matematica. Non è casuale se il dato più allarmante riguarda proprio i maturandi.
Il crollo in italiano e matematica
In quinta superiore, infatti, la quota di studenti che raggiunge i livelli di apprendimento minimi previsti in italiano è crollata dal 64,9% del 2019 al 52,6% attuale. Mentre in matematica la situazione è ancora più disastrosa: oggi solo un maturando su due (il 50,7%) è preparato, contro il 61,4% di sei anni fa. Non va tanto meglio per gli studenti di terza media, dove in italiano si sono persi sei punti e in matematica cinque.
Nord e Sud a confronto
Una tendenza negativa, questa emersa, che colpisce soprattutto le metropoli. Le grandi città del Centro-Nord, che solitamente hanno punti positivi nei dati, guidano infatti il declino. Se a Milano nel 2019 tre studenti su quattro (75,6%) erano in linea con gli apprendimenti in italiano, oggi quella percentuale è scivolata sotto il 60%. Stessa sorte per Roma, Firenze, Bologna, Venezia, Genova e Torino: qui i dati registrano cali compresi tra i 10 e i 20 punti. A ogni modo in italiano Aosta si è distinta piazzandosi quarta a livello nazionale dopo Lecco, Como e Bergamo con il 66% di risultati positivi, ma in forte calo rispetto all’ultima prova pre-Covid.
Nessun «podio» per le regioni del Sud, che tuttavia mostrano una controtendenza: quattro province – Caserta, Benevento, Reggio Calabria e Agrigento – hanno superato i livelli pre-Covid in italiano. Non resta che confortarsi con la storica frase di Socrate: «So di non sapere».
L’influenza dell’uso precoce degli smartphone
Ma è davvero tutto attribuibile alle restrizioni Covid? Una cosa è certa: l’uso intensivo e precoce degli smartphone nei ragazzini non favorisce l’apprendimento, anzi, riduce le performance scolastiche di una parte consistente della popolazione studentesca. È quanto già emerso da una ricerca condotta dall’università Bicocca di Milano, secondo la quale vi sarebbero correlazioni tra l’esposizione precoce ai media digitali e determinati esiti comportamentali o psicologici degli studenti. Con ripercussioni inevitabili sul rendimento scolastico.
Una tendenza confermata da diversi esperti del settore e sulla quale si sta discutendo attivamente per tentare di porre un freno anche attraverso nuove regolamentazioni. Perché gli effetti di un cattivo utilizzo dei dispositivi elettronici sono ormai sotto la lente di tutti. La storica sentenza di Los Angeles, che nel mese di marzo ha condannato Meta e Google a risarcire tre milioni di dollari a una ragazza resa dipendente dai social, ha sciolto ogni dubbio. Di certo le restrizioni legate al Covid hanno favorito anche le dipendenze da social. Chissà se fra qualche anno le percentuali scenderanno anche a causa dell’utilizzo non controllato dell’IA.
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