Verso la chiusura del caso
Grazia a Minetti, per l’Interpol il racconto sui festini è «privo di fondamento». Crollano “scoop” e teoremi
Sulla base delle indagini, la Procura di Milano non chiederà la rogatoria e non ravvisa elementi per mettere in discussione in parere su cui si fonda il provvedimento del Quirinale
Una ricostruzione «priva di fondamento». Così, secondo quanto trapelato, nel rapporto trasmesso alla Procura di Milano, l’Interpol ha definito il racconto della massaggiatrice uruguaiana su presunti festini con escort nella residenza di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani a Punta de l’Este. Per questo la procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto pg Gaetano Brusa, cui sono affidati gli approfondimenti sul caso relativo alla grazia a Minetti, non ritengono necessario chiedere una rogatoria per la donna: non ci sono riscontri investigativi. Di più, secondo fonti della Procura, il complesso delle risposte arrivate finora dall’Interpol e dalle forze di polizia non presenta elementi tali da mettere in discussione il parere su cui si fonda il provvedimento.
La Procura pronta a chiudere: dalle indagini nessun elemento nuovo
Gli inquirenti si sono presi ancora un po’ di tempo per poter chiarire tutti gli aspetti della vicenda, ma a questo punto non ci si aspettano colpi di scena, tanto che la Procura prevede di chiudere il caso entro la prima settimana di giugno. Dunque, crollano sotto il peso delle indagini condotte fin qui gli “scoop” del Fatto quotidiano su fantomatici festini e preoccupanti anomalie nel processo di adozione che hanno portato al surplus di approfondimenti.
Il racconto della massaggiatrice uruguaiana «privo di fondamento»
Un paio di giorni fa, la difesa di Nicole Minetti aveva reso noti di aver messo «a disposizione dell’autorità giudiziaria competente elementi documentali che dimostrano la oggettiva falsità delle dichiarazioni diffuse da Il Fatto Quotidiano sullo stile di vita della propria assistita».
La difesa di Minetti: «Oggettiva falsità delle dichiarazioni diffuse»
«Si tratta di circostanze di fatto inconciliabili – si leggeva in una nota firmata dagli avvocati di Minetti, Antonella Calcaterra, Emanuele Fisicaro e Paolo Siniscalchi – con la testimonianza raccolta ed avvallata dal giornale, che risulta quindi del tutto inveritiera». La difesa di Minetti aveva inoltre annunciato la volontà di rimettere alla magistratura «ulteriori prove che confermeranno che sono state spacciate come verità affermazioni non verificate e delle quali al contrario era agevole accertare la implausibilità».
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