Bullismo editoriale
“Giorgino cane da compagnia della Meloni”, feroce insulto del “Fatto Quotidiano” a chi fa giornalismo (e ascolti) senza bava alla bocca
«Giorgino sembra il cane da compagnia di Meloni»: basterebbe il titolo, intriso di quel livore tipico di chi scambia il giornalismo con il fango, per qualificare lo spessore dell’ennesimo attacco scomposto firmato dal Fatto Quotidiano. Definire un professionista stimato come un “lapdog” non è critica, è bullismo editoriale che tradisce il nervosismo di una sinistra ormai incapace di distinguere l’educazione dalla sottomissione.
«Giorgino cane da compagnia della Meloni»: l’inaccettabile insulto del “Fatto Quotidiano”
Quando il dibattitto svilisce sotto l’egida dell’attacco virulento spacciato per disamina “in punta di penna” formale e di “velata” critica in stile corsivato – salvo veementi riferimenti e paragoni o citazioni virgolettate architettate ad hoc nell’architrave della polemica di base – non possiamo certo non rilevare che c’è un’ossessione che agita i sonni dei pasdaran del giornalismo “manettaro”: l’eleganza spacciata per ossequio “azzerbinato”. La pacatezza rivenduta come moto servile spontaneo. L’equilibrio reinterpretato come sproporzionato.
E allora veniamo al dunque: l’ultimo bersaglio del quotidiano di Travaglio è Francesco Giorgino, reo di condurre XXI Secolo senza bava alla bocca e, orrore degli orrori, con un garbo che il Fatto Quotidiano scambia per “cortigianeria”…
Il livore del “Fatto” e l’ossessione per Giorgino
Non per niente, al culmine della sua rivisitazione di fatti e situazioni, l’articolo, pubblicato nell’edizione in edicola oggi, scivola sul fango del linguaggio offensivo, definendo un professionista del calibro di Giorgino nientemeno che un “cane da compagnia” della premier. Un’offesa gratuita che non colpisce solo l’uomo, ma che finisce per coinvolgere l’intera dignità del servizio pubblico. Sì, perché per i censori del lunedì, se non interroghi un ministro spalle al muro e con il faro in faccia, e il tono da tribunale del popolo, allora sei un “lapdog”.
E perché a certi colleghi, a cui farebbe bene rivisitare e riscoprire il concetto di eleganza – e non parliamo solo di quella nel vestire, sebbene a taluni farebbe bene carpirne i segreti – ma di quella intellettuale, non contemplano, nel loro evidentemente ben delimitato orizzonte ideologico, che si possa fare informazione basata su “evidenze empiriche”, senza dover per forza sbraitare. Un concetto che a loro sfugge chiaramente, preferendo in sua vece teoremi e slogan sempreverdi da rilanciare (e non sempre in punta di fioretto).
L’attacco del Fatto a Giorgino, “Cane da compagnia della Meloni”: una sequela di insulti
Come chiaramente dimostrato nell’incipit della intemerata in questione, che nero su bianco recita: «Francesco Giorgino gode di una curiosa, e immeritata, immunità dalle critiche anche aspre che politici o commentatori progressisti indirizzano a quelli. Forte di un alto concetto di sé, definisce il suo giornalismo basato solo “su evidenze empiriche”, si dice guidato dal massimo “rispetto dei valori supremi della libertà e del pluralismo”, sottolinea che “la politica deve lasciare in pace l’informazione”. Poi ti accorgi che invece è lui che non lascia in pace la politica, quella al potere, per omaggiarla».
Dunque, secondo la narrazione livorosa di chi vorrebbe una Rai ridotta a succursale di una Procura – se non di un tribunale dell’inquisizione – Giorgino “omaggerebbe” il potere. In realtà, il suo torto è quello di dare spazio ai fatti spuri da sovrastrutture, alla complessità e, sì, anche ai membri del governo, che – piaccia o meno – hanno il compito di governare. Ma la democrazia, si sa, è un concetto elastico per chi vede nemici ovunque.
Unirai e Figec denunciano il livore giornalistico
Così, a ristabilire un minimo di decenza hanno provveduto intanto Unirai e Figec, esprimendo piena solidarietà a Giorgino contro un linguaggio «insultante e degradante» che travalica il diritto di critica per sfociare nell’odio professionale. Come quando, come nel caso in oggetto, si scrive: «Il meglio del conduttore del nuovo secolo lo si vede quando si rivolge agli ospiti: le domande sono come i passaggi di Platini, agli interlocutori basta spingere la palla in rete. Se c’’è la Calderone e si parla di salario lui chiede “quand’è che un salario si dice giusto?”, se c’è Urso sussurra: “Le misure del governo sono in grado di alleviare le difficoltà delle famiglie?”. A volte fa l’impertinente, ma con giudizio, come quando si rivolge a Valditara dicendogli, ohibò, “le faccio una domanda diretta, perché tanta violenza nelle scuole?”».
Malan, solidarietà a Giorgino: con insulto non ci sono dignità e libertà giornalistica
Affermazioni al limite e offese plateali su cui sono intervenuti in queste ore sia il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, che ha commentato: «Definire un giornalista e la sua trasmissione un “cane da compagnia” è un insulto che testimonia il clima avvelenato che si respira oggi in Italia. Fa riflettere che questa espressione, che colpisce un valente professionista come Francesco Giorgino, sia stata utilizzata su un giornale che fa della libertà e della tutela dei giornalisti una propria battaglia. Senza dignità non c’è libertà giornalistica. E non c’è dignità dove l’insulto dilaga anche tra colleghi. A Giorgino giunga la solidarietà di tutti i senatori di Fratelli d’Italia. Auspico che la vicinanza e la condanna siano politicamente trasversali».
Bignami: «Aspettiamo l’intervento dell’Odg sulla gogna per Giorgino»
Sia Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che a sua volta ha sottolineato: «Oggi un articolo ha giudicato Francesco Giorgino, professionista esemplare e corretto, un cane. Siamo dinanzi a un’offesa e un insulto gravissimo che riguarda non soltanto la sua dignità professionale ma anche quella umana. Un attacco inqualificabile di cui è vittima perché in Italia se i giornalisti non seguono il copione scritto della sinistra, non sono al suo guinzaglio, vengono esposti al pubblico ludibrio. Una gogna su cui mi auguro arrivi presto una condanna netta e ferma dell’Ordine dei giornalisti, il cui silenzio in questi giorni sulle dichiarazioni di Massimo Giannini e Sigfrido Ranucci lascia a dir poco perplessi».
Concludendo: «La tutela della dignità dei giornalisti – aggiunge – dovrebbe essere a prescindere e non data in base alle convenienze. A Francesco Giorgino solidarietà e vicinanza nella consapevolezza che questi velenosi insulti lo renderanno ancora più orgoglioso del lavoro portato avanti in questi anni».
Un lavoro messo alla berlina con toni decisamente offensivi e perifrasi irriverenti, che lungi dalla critica politica, riducono in beffa ogni argomentazione deontologica. Intanto, mentre il Fatto s’ingozza di fiele, Giorgino prosegue con ascolti eccellenti. E forse è proprio questo che brucia: scoprire che il pubblico preferisce la competenza e la misura di un professionista, alla bava di chi sa solo insultare. La pacatezza alla furia ideologica. La notizia alla sua interpretazione.
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