Le indagini
Garlasco, colpevole contro sospetto. Alberto Stasi attacca Andrea Sempio: “Mancanza di rispetto”
Per la prima volta i due protagonistali, il colpevole per la legge e il nuovo sospetto colpevole, entrano in collisione. Lo si scopre da un verbale della nuova indagine, che ricostruisce un episodio nel quale Alberto Stasi parla di “totale mancanza di rispetto” da parte di Andrea Sempio.
Alberto Stasi contro Andrea Sempio
E’ il 20 maggio 2025 e gli inquirenti hanno chiamato in contemporanea entrambi. Per un errore nella convocazione i legali del 38enne decidono, come la legge gli consente, di non varcare la porta del Palazzo di giustizia. Una notizia che Stasi, con i suoi legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis commentano quando è terminato l’interrogatorio, il procuratore capo Fabio Napoleone e l’aggiunto Stefano Civardi escono dalla stanza, e manca solo la rilettura del verbale. Stasi – come si legge nel verbale in possesso dell’Adnkronos – “con due occhiate la prima all’avvocato De Rensis la seconda all’avvocata Bocellari li invita a guardare la telecamera, verosimilmente al fine di ricordare loro che la registrazione è ancora attiva”.
E’ il legale a dare notizia dell’assenza di Sempio spiegando che “hanno battuto la notizia gli organi di stampa non è un’indiscrezione…”. Il discorso devia brevemente su “merendine” e “caramelle” che Stasi mangia a lavoro, poi il condannato per il delitto di Garlasco sentenzia in modo laconico: “Totale mancanza di rispetto”, concetto condiviso dai legali.
Chiara non parlò mai di avancès nei suoi confronti
Chiara Poggi non parlò mai al fidanzato Alberto Stasi di Andrea Sempio. Né di presunte avance, né di quelle tre telefonate fatte tra il 7 e l’8 agosto 2007 che per la procura di Pavia rappresentano un indizio contro l’indagato del delitto di Garlasco. L’uomo che oggi punta sulla revisione e sta fa finendo di scontare la sua condanna a 16 anni di carcere risponde con tranquillità alle domande del procuratore Fabio Napoleone.
E’ il 20 maggio 2025 quando Stasi, accompagnato dai difensori Giada Bocellari e Antonio De Rensis, si accomoda e ascolta i dettagli della nuova inchiesta che nasce – per stessa ammissione di chi indaga – dagli accertamenti tecnici disposti dalla difesa del condannato. Il Dna trovato sulle unghie della vittima, l’impronta 33, gli scritti sequestrati che restituiscono “una personalità particolare” o quasi “un’attenzione morbosa” verso Stasi (a dire del procuratore) vengono snocciolati nelle domande del lungo interrogatorio.
“No…non me l’ha riferito…non l’ha fatto” risponde Stasi – nell’interrogatorio in possesso dell’Adnkronos – quando gli viene chiesto se la ventiseienne gli avesse parlato di quei tre contatti telefonici, il più lungo di 21 secondi. E porsi ora questa domanda “perde significato perché non l’ha fatto…ragionando in termini più astratti e generici, forse dipende dalla circostanza cioè, se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto, oppure se non era distratta da altre cose, cioè da fattori che forse è difficile oggi mettere in campo” dice a verbale. “Non saprei dire, dare un motivo…. del perché non me l’ha detto, però sicuramente non me l’ha detto”, aggiunge il 42enne, il quale riconferma le carinerie che la ventiseienne gli raccontò di ricevere da un collega di lavoro.
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