Vittime innocenti di mafia
Francesco Bruno, l’imprenditore che disse no alla prepotenza dei clan pagando con la vita
Ucciso a soli 50 anni per essersi rifiutato di pagare il pizzo ai clan che allora dominavano a Cosenza
Francesco Bruno aveva solo 50 anni, quel giugno del 1994, quando alcuni killer lo uccisero a Cosenza. Era un imprenditore caparbio e testardo, che non voleva piegarsi alla logica delle estorsioni e del pizzo. E sembra una di quelle tante storie dimenticate che devono essere riportate alla memoria collettiva.
Un uomo libero
Titolare insieme al fratello di un mulino importante e produttore di una farina eccellente, Francesco Bruno aveva ereditato dal padre Angelo l’attività di famiglia. Ma in quegli anni, più ancora di oggi, il controllo della ‘ndrangheta sul territorio imponeva il pizzo alle imprese. Tante pagavano il racket per paura. Francesco Bruno disse di no. Pagando con la vita.
L’agguato
I clan locali imposero richieste estorsive per il controllo del territorio. Il rifiuto o la resistenza della famiglia Bruno alle pretese mafiose portò alla decisione di compiere un atto punitivo e dimostrativo. I sicari spararono mirando volutamente agli arti inferiori e a un gomito per “gambizzare” l’imprenditore. L’emorragia massiva che ne seguì causò la morte di Bruno poco dopo il suo arrivo in ospedale, trasformando l’atto di avvertimento in un omicidio a tutti gli effetti. Ad uccidere furono due sicari della cosca Perna-Pranno che all’epoca dominava la città di Cosenza.
Vittima innocente di mafia
Le indagini della Procura di Cosenza e i successivi accertamenti della magistratura hanno confermato l’assoluta limpidezza del suo profilo personale e professionale. Francesco Bruno non ha mai avuto alcun legame, neanche indiretto, con la ‘ndrangheta o con ambienti contigui alla criminalità di cui è stato un fiero oppositore. La sua sola “colpa” è stata quella di gestire un’attività economica storica e sana, i mulini di famiglia, rifiutando di piegarsi alle logiche del racket e delle estorsioni che i clan locali imponevano sul territorio cosentino. Lo Stato lo ha riconosciuto come vittima innocente di mafia. L’attività di famiglia oggi continua, attraverso i figli, anche se uno di loro è morto prematuramente. La vedova, Concetta De Rose, è un esempio di dignità e di coraggio. Un altro figlio, Davide, è anche impegnato in politica. Francesco Bruno è uno degli eroi borghesi che hanno fatto grande l’Italia. Come Libero Grassi, come Mario Dodaro, altro imprenditore cosentino ammazzato dalla mafia il 1982 per lo stesso motivo.
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