L'affondo
Filini: «Per il campo largo è finita la sbornia post referendum: alla sinistra resta solo il mal di testa»
Il deputato di Fratelli d’Italia analizza il risultato delle amministrative e rilancia sul programma di governo: avanti su sicurezza, Piano Casa, energia, lavoro
«La sbornia post referendum è terminata e credo che come ogni sbornia che si rispetti al campo largo è rimasto un brutto mal di testa». Francesco Filini, deputato di Fratelli d’Italia, parte da qui: da una battuta tagliente, ma soprattutto da un risultato elettorale che ha rimesso in ordine la scena politica dopo settimane di pronostici affrettati. Al Tempo, Filini legge le ultime amministrative come la smentita del racconto sinistro già apparecchiato: Pd e compagnia in rimonta, centrodestra in crisi, il governo Meloni pronto a incassare il colpo. Poi a raccontare la vera storia sono state le urne. Gli italiani hanno confermato il buon lavoro a destra e a sinistra, ormai si sa, «nessuno li ha visti arrivare».
Il brusco risveglio della sinistra dopo l’illusione del referendum
Secondo l’esponente di FdI, queste elezioni hanno fatto «scoppiare una bolla mediatica», quella in cui una parte del circuito politico-informativo aveva già dato per avviato il declino del governo Meloni e per imminente la risalita del centrosinistra. Una lettura che il voto ha rimesso bruscamente alla prova dei numeri. Il caso simbolo è Venezia, dove Elly Schlein e il campo largo avevano caricato il voto di un significato nazionale. «Probabilmente si erano già spartiti i ministeri – ironizza Filini — quando si sono svegliati tutti sudati con l’arrivo dei risultati elettorali: quella che doveva essere una vittoria facile è diventata per loro una debacle nell’unico capoluogo di Regione al voto». Il deputato richiama anche la battuta della premier: «Anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani».
Avanti col programma di governo
La lettura del voto, però, non si esaurisce nell’attacco agli avversari. Per il centrodestra, sostiene, il tempo che resta alla fine della legislatura deve servire a portare a compimento il programma presentato agli elettori nel 2022. Tra i dossier indicati ci sono un Piano casa definito «molto ambizioso» — «che non si faceva dai tempi di Fanfani», spiega Filini — una strategia sull’energia con al centro anche il nucleare e la prosecuzione delle misure a sostegno di famiglie, imprese, lavoro e sviluppo.
Poi l’affondo: «La sinistra o non sa o finge di non sapere cosa sia la pressione fiscale, che non necessariamente equivale ad un incremento delle tasse. Se chiediamo ad un esponente della sinistra quali sarebbero le tasse aumentate o aggiunte dal governo non sanno rispondere, perché in questi anni c’è stato il più grande taglio delle tasse degli ultimi decenni». Filini porta così i risultati: «Oggi abbiamo un milione e 200 mila lavoratori che sono qui a lavorare, a pagare le tasse, con un allargamento quindi della base dei contribuenti, piuttosto che a godere del reddito di cittadinanza quando c’era la sinistra al governo».
Sicurezza, sbarchi e paradigma europeo
Sul fronte sicurezza, la priorità resta l’organico delle forze dell’ordine. Il deputato rivendica la copertura del turn over, con i pensionamenti sostituiti da nuove assunzioni, e chiede di proseguire sulla strada delle norme a tutela di chi opera in divisa.
Quanto all’immigrazione, il punto indicato è la diminuzione degli sbarchi: «Ad oggi, grazie alla politica portata avanti in questi anni abbiamo una riduzione degli sbarchi del 40 per cento rispetto all’anno precedente». Il merito, sostiene, è della premier, capace di spostare la questione dal perimetro nazionale a quello europeo. Se prima, «con la sinistra al governo l’immigrazione era un problema italiano, oggi è diventato un problema di tutta l’Europa».
La sinistra e le sue reti
Da capogruppo di Fratelli d’Italia in Vigilanza Rai, il parlamentare allarga poi il discorso al sistema televisivo. «C’è uno squilibrio dato non tanto dai contendenti, ma spesso da moderatori politicamente schierati, a cominciare dalla tv militante di La7 per poi finire alle altre reti». Invece, «per quanto riguarda la Rai, in questi anni si è adoperato un riequilibrio che ha portato un po’ più di pluralismo rispetto ai tempi di Telekabul».
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