Notizie dallo Spallanzani
Ebola, la dottoressa rientrata dal Congo negativa al test. Il ministero ribadisce: «Nessun allarme nel nostro Paese»
L'Ue ha fatto sapere che risponderà alla lettera inviata dal governo italiano per sollecitare «un coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere» e nel frattempo rilancia sugli «screening in uscita dalle regioni colpite»
La dottoressa di Medici Senza Frontiere rientrata in Italia dal Congo e ricoverata per la quarantena allo Spallanzani è negativa al test sul virus Ebola effettuato presso la struttura. A comunicarlo è stato il ministero della Salute, dopo che in mattinata erano già trapelate notizie sul fatto che la dottoressa non presentava sintomi.
La dottoressa di Msf negativa al test su Ebola
«È risultato negativo il test effettuato allo Spallanzani di Roma sulla dottoressa italiana di Medici Senza Frontiere che era entrata in contatto con pazienti risultati positivi all’Ebola», si legge nella nota del ministero, che ricorda che «si tratta di un medico chirurgo che non presenta sintomi, ma che ha comunque autorizzato l’esecuzione del test che è stato effettuato allo Spallanzani di Roma dove la dottoressa si trova ora per la quarantena».
Il ministero ribadisce: «Nessun allarme nel nostro Paese»
Il ministero ha ribadito anche «che non c’è allarme Ebola nel nostro Paese» ed «è attivo sin dal primo momento per tutte le attività di preparazione e sorveglianza e sta proseguendo il monitoraggio dell’evoluzione del quadro epidemiologico in raccordo con i territori e con le autorità sanitarie nazionali e locali».
Dal governo «massima attenzione»
Il governo comunque, come ribadito dalla premier Giorgia Meloni, mantiene la «massima attenzione» su quanto sta accadendo in Africa e si è mobilitato tanto per portare supporto in loco quanto per sollecitare all’Ue una sorveglianza rafforzata e coordinata delle frontiere.
Una squadra di esperti dello Spallanzani in partenza per il Congo
Questo fine settimana, «grazie al lavoro della Farnesina, del ministero della Salute, della Protezione Civile e dell’Aise», una squadra di esperti dello Spallanzani arriverà a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, «per fornire assistenza tecnica, consegnare materiale sanitario e medicinali, e rafforzare la sorveglianza epidemiologica», ha fatto sapere Palazzo Chigi.
La richiesta dell’Italia all’Ue: «Rafforzare la vigilanza alle frontiere»
La premier Giorgia Meloni, inoltre, ha scritto ai vertici Ue per «sollecitare, nel rispetto delle prerogative nazionali in materia di tutela della salute, un coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti dalle zone colpite», proponendo anche «l’inserimento del tema all’ordine del giorno del Consiglio europeo del 18-19 giugno 2026».
La risposta della Commissione Ue
La Commissione europea, tramite una propria portavoce, ha confermato di aver ricevuto la lettera e ha fatto sapere che risponderà «a tempo debito» e che, per ora, la raccomandazione è di adottare misure di «screening» delle persone che provengono dalle zone colpite. Insomma, la consueta “tempestività” di Bruxelles, che comunque con la sua portavoce ha rivendicato che «la tutela della salute pubblica è la priorità assoluta della Commissione. Stiamo seguendo da vicino l’evolversi della situazione. Si tratta di una situazione che richiede vigilanza e coordinamento. Disponiamo dei canali e degli strumenti necessari per agire rapidamente. L’Ue sta mobilitando aiuti, risorse logistiche, supporto di esperti e strumenti di sicurezza sanitaria per aiutare i Paesi colpiti a contenere l’epidemia e a ridurre il rischio di ulteriore trasmissione».
Gli screening in uscita dalle regioni colpite
I rappresentanti degli Stati membri nel Comitato per la sicurezza sanitaria, ha aggiunto la portavoce, «si confrontano regolarmente anche sul tema della gestione dei viaggi dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Uganda. La scorsa settimana il Comitato per la sicurezza sanitaria, in accordo con gli Stati membri, ha espresso un parere in cui si afferma che, in questa fase, la misura più importante da adottare è lo screening in uscita dalle regioni colpite».