Torre Annunziata
Demolito il “fortino” del clan che uccise il giornalista Giancarlo Siani. Meloni: “Così lo Stato risponde alle mafie”
Giù il vecchio palazzo, giù il fortino della camorra, il simbolo del clan Gionta. Demolito dallo Stato, alla presenza dei ministri Piantedosi e Salvini, del Procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, della presidente del Commissione Antimafia Chiara Colosimo, del sindaco della Città metropolitana di Napoli, Gaetano Manfredi e del sindaco di Torre Annunziata Corrado Cuccurullo. L’edificio di via Castello, a Torre Annunziata, simbolo del potere criminale sul litorale vesuviano fin dagli anni Ottanta, era stato confiscato e sgomberato nel 2015 a seguito di un’operazione congiunta di Dda e Procura di Torre Annunziata. Noto alle cronache anche come il “Fortapàsc” descritto nelle inchieste di Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra nel 1985, il palazzo è stato completamente raso al suolo. All’incontro ha partecipato anche Paolo Siani, fratello di Giancarlo.
Palazzo Fienga giù, cosa nascerà al suo posto. Parla Meloni
Al posto della struttura, per decenni quartier generale del malaffare, sorgeranno un parco urbano e la nuova “Piazza Legalità”, un progetto di riqualificazione dal valore di circa 12 milioni di euro che mira a restituire l’area alla cittadinanza come spazio pubblico e presidio dello Stato. “L’avvio dei lavori di demolizione di Palazzo Fienga a Torre Annunziata, per decenni la roccaforte logistica del clan camorristico Gionta, lancia un messaggio chiaro: i simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti. E, al loro posto, devono nascere luoghi di vita, comunità e legalità. Come accadrà anche in questo caso: dove c’era un luogo di illegalità, sopruso e violenza criminale sorgerà uno spazio pubblico per i cittadini. È questa la risposta dello Stato ad ogni mafia”, ha scritto sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La proposta di intitolare a Giancarlo Siani la piazza che sarà realizzata sulle ceneri di Palazzo Fienga è la proposta lanciata dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo durante l’intervento alla cerimonia. “A questa demolizione dovrebbe seguire la realizzazione di una piazza, chiamata piazza della legalità. A me sembra piuttosto strano che la legalità possa essere delimitata dal perimetro di una piazza”, ha osservato Melillo. Il procuratore si è quindi rivolto al sindaco di Torre Annunziata Cuccurullo e ha osservato: “Suggerirei un nome più appropriato: piazza Giancarlo Siani”. Con questo nome, ha aggiunto Melillo, “la piazza avrebbe un grande valore simbolico”.
Le parole di Piantedosi e Colosimo
“E’ importante trasformare questo luogo così brutto in una piazza aperta; da luogo esclusivo del malaffare a luogo inclusivo, aperto a giovani, anziani e bambini, a chiunque voglia vivere questo territorio pieno di potenzialità”, ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, intervenendo a Torre Annunziata (Napoli) alla cerimonia di demolizione di Palazzo Fienga, per decenni luogo simbolo e fortino del clan camorristico Gionta. “La storia di Palazzo Fienga, per anni roccaforte della camorra, “ci racconta come in alcune occasioni le procedure ordinarie non bastano, sono state invece le parole di Chiara Colosimo, presidente della Commissione Antimafia. “Nei casi più complessi la nostra eccezionale legislazione antimafia ha bisogno di un commissario, di operatività, ha bisogno di quello che sta avvenendo qui dove per troppo c’è stato un limbo che oggi viene abbattuto”, ha sottolineato. Poi ha chiamato in causa il ruolo delle donne. “Leggendo le carte mi ha colpito il ruolo delle donne – ha detto – Gemma Donnarumma, non era solo moglie di Valentino Gionta ma un vero capoclan. Ecco, questo dobbiamo raccontarlo a tutta Italia, anche su di loro dobbiamo mantenere la stessa attenzione e la stessa forza della presenza dello Stato”.
Chi era Giancarlo Siani
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