Dalle stelle alle stalle...
“Delinquente, rimbambito, fantoccio”: Grillo sommerso dagli insulti in una lettera anonima. Chi di vaffa colpisce…
“Delinquente, fantoccio fanatico, simulatore utopico, rimbambito, scellerato, schiavista, arrogante, tracotante, vaneggiatore, pervertitore, incapace di intendere e di volere”. Questi, e molti altri, gli insulti disseminati in una lettera anonima ricevuta da Beppe Grillo, che il co-fondatore e ormai ex garante del Movimento 5 stelle pubblica sui social. “I miei fan internazionali”, è la battuta sarcastica con cui il comico genovese denuncia quanto successo.
Grillo riceve e pubblica una lettera anonima di insulti
Non solo. In effetti la fatidica lettera è un delirio in piena regola: scritta a mano, tra le righe non ci si limita ai soli epiteti tutt’altro che carini nei confronti del padre nobile a 5 stelle. Tra le parole infatti – in italiano, latino, e persino tedesco – quelle che vanno per la maggiore e sono ricalcate in nero figurano evocati termini come “resistenza”, “libertà”, “democrazia”. E ce ne sarebbero poi altre, sempre sottolineate, che tendono ad accomunare fascismo, comunismo e, appunto, grillismo. Come a dire che chi scrive vuole chi segue Grillo come “comunista fascistoide grillifero”.
Lettera di insulti a Grillo, chi di vaffa ferisce, di offese perisce?
E alla fine della fiera, degli insulti e degli attacchi, in stile morettiano il “Nostro” sembra dirci: mi si nota di più se attacco o se frigno? Insopmma, c’era una volta il Beppe Grillo che incendiava le piazze a colpi di “Vaffa”. Il tribuno che prometteva di scardinare il sistema con la clava dell’insulto e del j’accuse elevati a metodo politico. Oggi, tramontata l’era del “vaffa” e perso lo scettro di garante di un Movimento ormai contizzato e irriconoscibile, il comico genovese sembra essersi convertito alla strategia della lacrima. E in perfetto stile Ecce Bombo, il dilemma pare essere: mi si nota di più se attacco e porto in tribunale Conte o se pubblico una lettera anonima vergata a suon di insulti?
Dalla lettera di insulti a Grillo alla nemesi del grillismo…
Sì, perché Grillo ha deciso di pubblicare sui social la fatidica missiva carica di epiteti che spaziano dal “delinquente” allo “schiavista”, passando per il “simulatore utopico”. Un minestrone di offese virulente articolate in tre lingue, che il fondatore del M5S liquida con amaro sarcasmo (e che l’Adnkronos riprende e rilancia): «I miei fan internazionali». Ma il dubbio sorge spontaneo: non è che dietro la mossa (della pubblicazione) e la battuta, si nasconde il tentativo di riprendersi la scena nell’unico modo rimasto a chi è stato messo all’angolo dalla sua stessa “creatura”?
Empatia a comando (automatizzato)?
Non per niente, a dare manforte all'”Elevato” finito dalle stelle alla stalle degli insulti, arrivano i fedelissimi dell’associazione Figli delle Stelle, che evocano addirittura il clima delle Brigate Rosse e puntano il dito contro il «silenzio dei media». Il copione è lo stesso di sempre: il sistema ci isola. Nessuno ci vuole bene. Si lamentano della mancanza di “empatia” per una voce “scomoda per lo status quo”… Eppure, fa riflettere – al netto dell’inaccettabile della vicenda – sentire invocare solidarietà e garbo istituzionale proprio da chi ha sdoganato la gogna mediatica come linguaggio universale.
La “macchina del fango”, che per anni è stata l’innesco principale della strategia e della propaganda del grillismo contro avversari politici e giornalisti, oggi sembra essersi rivolta contro il suo promulgatore. E viene da chiedersi, sommessamente: vedere Grillo che espone i propri insulti come trofei di una presunta persecuzione, è l’atto finale di una parabola discendente?
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