La svolta
Dalla crisi iraniana alla guerra in Ucraina, Tajani lancia il segnale: “L’Europa è più reattiva”
Dalla crisi iraniana alla guerra in Ucraina, fino alla svolta europea sulle sanzioni contro i coloni israeliani violenti: il ministro degli Esteri traccia gli equilibri internazionali dopo il vertice dei Ventisette a Bruxelles
L’Europa ora «è più reattiva». Il titolare della Farnesina Antonio Tajani sceglie questa formula per sintetizzare il nuovo clima politico maturato a Bruxelles dopo il Consiglio dei ministri degli Esteri dei Ventisette, concluso con il via libera alle sanzioni contro i coloni israeliani responsabili di atti violenti in Cisgiordania. Ma nelle parole del vicepremier, raccolte da Mario Ajello per Il Messaggero mentre rientra in aereo verso Roma, il dossier mediorientale si intreccia con le tensioni globali: l’Iran, il ruolo della Cina, la guerra in Ucraina e il futuro degli equilibri europei.
Il nodo Iran e la scommessa sulla Cina
Tajani guarda anzitutto al confronto aperto tra Washington e Teheran e al possibile ruolo di Pechino nella ricerca di una tregua stabile, anche in vista dell’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. «Due settimane fa, ho chiesto ai cinesi di svolgere un ruolo positivo per il cessate il fuoco e per proteggere il Paesi del Golfo», spiega il ministro, convinto che la leadership cinese possa esercitare una pressione decisiva sull’Iran.
La distanza politica resta, tuttavia, evidente. «La posizione cinese non è uguale alla nostra a proposito dell’Iran», riconosce Tajani, che però individua un obiettivo condivisibile dalla comunità internazionale: evitare che Teheran arrivi all’arma nucleare. «Tutti dovrebbero essere stanchi della guerra, ma c’è una linea rossa invalicabile, che è l’arma atomica».
Sul piano operativo, Roma continua a monitorare anche la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz. Il governo prepara l’invio di cacciamine italiani che saranno aggregati alla missione europea Aspides. Per ora, precisa il ministro, non servirà un voto parlamentare: le navi partiranno, ma entreranno nell’area «solo se ci sarà la pace».
Ucraina, la guerra che logora Mosca
Il secondo fronte caldo resta quello ucraino. Tajani coglie nelle ultime dichiarazioni del presidente Vladimir Putin un cambio di tono, ma non ancora di sostanza. «Ha detto che la guerra deve finire e già questo è un passo in avanti. Ma alle parole devono seguire i fatti».
Per Tajani, il Cremlino si trova davanti a un conflitto molto diverso da quello immaginato all’inizio dell’invasione. «Pensava di vincere la guerra in tre settimane e invece la sta perdendo», osserva. E aggiunge un dato: «Con un milione di morti, a dire poco, anche un autocrate va in difficoltà».
L’azzurro torna poi sul tema di una possibile mediazione europea. «Chi ci deve rappresentare nell’interlocuzione con Putin non deve deciderlo Putin ma l’Europa», respingendo l’ipotesi iniziale di Gerhard Schröder. «All’inizio del conflitto, quando ancora si pensava che si potesse evitare il peggio, proposi all’Onu per questo ruolo Merkel e Berlusconi. Perché entrambi saldamente occidentali, amici degli Stati Uniti e molto capaci di parlare con la Russia». Fu «un’occasione mancata». Oggi, aggiunge, una figura come il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa potrebbe rappresentare un punto di equilibrio.
La svolta europea sui coloni israeliani
È però la decisione dell’Unione europea, come già scritto ieri, contro i coloni israeliani nella West Bank a segnare il vero risultato politico. «Siamo riusciti ad arrivare a una decisione pratica, importante e giusta», dice Tajani.
Le misure prevedono il congelamento di eventuali beni presenti nell’Unione, il divieto di ingresso in Europa e lo stop alle operazioni finanziarie. Resta aperto il capitolo dei dazi sui prodotti provenienti dagli insediamenti, tema che la Commissione Ue dovrà approfondire nelle prossime settimane.
Il ministro non nasconde il proprio disappunto per le continue umiliazioni subite dai cristiani in Cisgiordania. «Il problema è che agiscono male i coloni», afferma, citando anche «l’immagine del crocifisso fatto a pezzi dai soldati israeliani» come uno degli episodi più scioccanti delle ultime settimane.«Quei militari dell’Idf sono stati subito condannati, così come il soldato che ha messo la sigaretta in bocca alla Madonna in Libano».
Accanto alle tensioni diplomatiche, Tajani rivendica però il lavoro umanitario italiano. «Stiamo continuando ad aiutare Gaza, anche favorendo i corridoi universitari». In queste ore arriveranno in Italia 72 studenti palestinesi destinati agli atenei italiani. «Queste sono le cose che mi riempiono d’orgoglio», conclude il ministro.
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