Giovedi incontro con Rubio
Da Trump nuove frecciate a Leone XIV. Parolin: “Il Papa fa il suo dovere e predica la pace”
Donald Trump rivendica la posizione che gli Usa hanno assunto sull’Iran. Ed è convinto a tal punto della sua scelta da non fermarsi nei giudizi di fronte a nulla, nemmeno alla Santa Romana Chiesa. Così nel corso di una nuova intervista, stavolta all’emittente Salem News, è tornato a chiamare in causa il Pontefice, Leone XIV, sostenendo che «Il Papa sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone. Preferisce parlare di come sia accettabile che l’Iran abbia un’arma nucleare, non penso sia una buona cosa» dice di Prevost.
Se gli iraniani avessero le armi, lotterebbero
Tramp è convinto che «Se il popolo iraniano avesse le armi – che non ha perché qualcuno le ha prese – sono convinto che lotterebbe» contro il regime. E «Non si può avere una popolazione disarmata contro gente con gli Ak-47, anche se fossero 250.000 persone. Sono molto combattuto su questo. Hanno perso 42.000 persone nelle prime due settimane (di proteste, ndr), e non voglio vedere una cosa del genere. Appena avranno le armi, combatteranno al meglio».
Zelensky è un tipo difficile ma mi piace
Ma Trump va oltre e dall’Iran passa al tema della guerra in Ucraina, dopo l’aggressione russa, dicendo che «Zelensky è un tipo difficile, e noi vogliamo arrivare a un accordo. Stanno perdendo territorio ma a un costo molto alto sia per la Russia che per loro». Poi però il tycoon precisa: «A me Zelensky piace. In qualche modo sono sempre andato d’accordo con lui, a parte quel momento alla Casa Bianca, che ho trovato un po’ aggressivo da parte sua».
Usa e Cina pensano che sia meglio andare d’accordo che combattere
Poi l’intervista lo porta in un terreno inesplorato: la Cina. E anche lì il peso delle parole chiaramente conta: «Penso sia meglio andare d’accordo con la Cina piuttosto che combatterla. E anche loro la pensano così». E all’emittente Salem News ha ribadito che con Xi Jinping «siamo avversari ma abbiamo un ottimo rapporto. Non fatevi ingannare, hanno visto cos’è successo in Venezuela. Hanno visto cos’è successo in Iran, perché militarmente l’Iran è essenzialmente finito».
Confermato l’incontro con Rubio di giovedì
Le nuove frecciate rivolte al Santo Padre arrivano a due giorni dalla visita prevista a Roma del Segretario di Stato Marco Rubio, che lo incontrerà presso la Santa Sede per poi vedere anche la presidente del Consiglio Italiano, Giorgia Meloni. Obiettivo è “ricucire”. E proprio in merito all’incontro in programma giovedì 7 maggio alle 11.30 presso il Palazzo apostolico Vaticano l’ambasciatore americano presso la Santa Sede Brian Burch ha spiegato ai giornalisti che includerà una «conversazione franca» sulle politiche dell’amministrazione Trump. «Le nazioni hanno disaccordi, e credo che uno dei modi per superarli sia… attraverso la fraternità e un dialogo autentico. Credo che il segretario stia venendo qui con questo spirito. Per avere una conversazione franca sulla politica statunitense, per impegnarsi nel dialogo».
Dialogo che le frasi di oggi di Trump non hanno di fatto compromesso visto che dal Vaticano hanno fatto sapere che il colloquio resta confermato e che l’agenda del Papa non cambia, al momento. ‘E verosimilmente l’incontro si terrà perché gli appuntamenti del Pontefice’, fanno notare fonti vaticane, ‘possono essere rivisti per cause di forza maggiore, e non sull’onda emotiva di una dichiarazione’.
Parolin: il Papa fa quello che il suo ruolo esige: predicare la pace
Al di là delle indiscrezioni chi ha commentato in chiaro le parole di Trump è stato il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, a margine delle celebrazioni per i 70 anni di Casa sollievo della sofferenza. Per Parolin «Il Papa ha già risposto, io non aggiungerei nulla. Ha dato una risposta molto, molto cristiana dicendo che lui sta facendo quello che il suo ruolo esige e cioè di predicare la pace. Che questo possa piacere o non possa piacere è un discorso, capiamo che non tutti sono sulla stessa linea; però diciamo che quella è la risposta del Papa».
Salvini: il Papa non si discute, si ascolta
E a difendere il Papa è stato anche il vicepremier del governo Meloni, Matteo Salvini, che a margine della demolizione di Palazzo Fienga ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle parole di Trump che «Il Papa non si discute, si ascolta».
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