Fatti vs ideologia
Crolla la disoccupazione, i sindacati scioperano. Ma il Paese reale sa da che parte stare
Da una parte ci sono i numeri, che parlano di un mercato del lavoro dinamico e in salute, dall'altra le mobilitazioni di chi in nome del "no alla guerra" crea disagi ai cittadini
Sindacati di base in sciopero, mentre l’Istat divulga nuovi dati sul record dell’occupazione in Italia e il crollo della disoccupazione: la prima arriva al tasso del 63,1% e in un mese, da marzo ad aprile, registra 123mila posti di lavoro in più; la seconda scende al 5,1%, segnando il tasso più basso dal 2004. La circostanza fa emergere tutto il paradosso di mobilitazioni ideologiche convocate in nome del “no alla guerra” e contro il “genocidio in Palestina”, il cui unico risultato è creare disagio ai cittadini. Più per l’effetto allarme che per l’adesione effettiva: i dati che arrivano dalle grandi città parlano di servizi che hanno sostanzialmente continuato a funzionare, sebbene in alcuni casi con qualche limitazione.
Occupazione al 63,1% e disoccupazione al tasso più basso dal 2004
In termini assoluti, la fotografia scattata dall’Istat parla di 24 milioni 337 mila unità, una «quota senza precedenti», ha sottolineato il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ricordando anche che il tasso di disoccupazione giovanile si attesta al 16,9%, in calo di 0,8 punti rispetto al mese precedente, e che si riduce significativamente anche l’area dell’inattività, che scende al 33,4%. «Sono numeri che delineano un quadro di straordinaria salute per il nostro sistema produttivo», ha rivendicato Calderone.
Calderone: «Un quadro di straordinaria salute per il nostro sistema produttivo»
«Superare la soglia dei 24,3 milioni di occupati, con un incremento che coinvolge sia gli uomini che le donne, i lavoratori dipendenti e gli autonomi, dimostra che le politiche economiche e del lavoro messe in campo dal Governo stanno dando frutti solidi e strutturali. Non siamo di fronte a una crescita temporanea o puramente congiunturale, ma a un consolidamento sistemico», ha aggiunto il ministro, chiarendo che «restiamo consapevoli delle sfide che rimangono, in particolare nella fascia d’età tra i 35 e i 49 anni, dove i margini di miglioramento richiedono continuità d’azione, e nel costante supporto all’occupazione giovanile e femminile».
Bellucci: «Confermata ancora una volta la solidità del percorso intrapreso dal governo»
Anche il viceministro al Lavoro, Maria Teresa Bellucci, ha sottolineato che «i nuovi dati Istat confermano ancora una volta la solidità del percorso intrapreso dal Governo Meloni» e «l’efficacia delle politiche messe in campo dal Governo, fondate sul sostegno al lavoro stabile, sulla valorizzazione delle competenze, sul rafforzamento del tessuto produttivo e sul superamento del mero assistenzialismo».
Durigon: «Il mercato del lavoro è vivo e in forte crescita»
«La nostra visione – ha ricordato – è chiara: il lavoro è il principale strumento di politiche sociali efficaci, per promuovere dignità, inclusione e autodeterminazione. Continueremo quindi a investire su occupazione, formazione e crescita, sostenendo imprese e lavoratori, con particolare attenzione ai giovani, alle donne e alle persone più fragili. L’Italia ha rimesso il lavoro al centro e i risultati stanno arrivando». Ugualmente per il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, «si consolida un quadro positivo che da quando si è insediato questo Governo continua a certificare un mercato del lavoro vivo e in forte crescita».
Lavoro, non assistenzialismo
Soddisfazione è stata espressa anche dai presidenti della Commissione Lavoro e della Commissione Finanza della Camera, Walter Rizzetto e Marco Osnato, il quale si è soffermato in particolare sul calo della disoccupazione giovanile, «proprio quella fascia su cui la sinistra ha costruito per anni la propria narrativa catastrofista, salvo non produrre – quando governava – nulla di paragonabile». «Sono i frutti – ha aggiunto Osnato – di una scelta precisa: aver creduto nel lavoro come strumento di emancipazione, anziché nell’assistenzialismo fine a sé stesso».
Sciopero per la Flotilla vs orgoglio per i risultati conseguiti
È stato poi il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, a sottolineare il paradosso della giornata: «Mentre i sindacati scioperano per la Flotilla, aprile segna un altro record per il lavoro in Italia», ha sottolineato, rivendicando l’orgoglio per i risultati conseguiti grazie alle politiche del governo.
Nelle grandi città i servizi continuano a funzionare
Prima ancora dei dati certificati dall’Istat, comunque, è la risposta del Paese reale ai sindacati a far emergere tutta la pretestuosità della mobilitazione: in attesa dei dati definitivi sull’adesione, un indicatore chiaro arriva dalla risposta del comparto trasporti delle grandi città.
Si tratta del settore più coinvolto nella chiamata a incrociare le braccia, ma in mattinata a Milano su cinque linee metropolitane solo due risultavano parzialmente coinvolte, le altre funzionavano regolarmente; a Roma il servizio è proseguito su tutte le linee, con qualche interruzione sulla linea C, mentre per il servizio di superficie Roma servizi per la mobilità ha parlato di «possibili riduzioni di corse o interruzioni»; a Napoli si sono registrati ritardi e cancellazioni per alcuni treni in partenza dalla Stazione centrale, mentre era regolare il servizio per la linea 2 della metropolitana e non c’è stata alcuna conseguenza per i voli in partenza dall’aeroporto di Capodichino. Anche un primo report arrivato dall’Umbria ha parlato di disservizi praticamente nulli.
La risposta del Paese reale agli scioperi ideologici
I lavoratori, dunque, sono stati i primi a rispondere negativamente alla chiamata ideologica dei sindacati, sebbene questo non abbia messo al riparo del tutto gli italiani dai disagi. C’è da tenere conto del cosiddetto “effetto annuncio”, che porta molti cittadini a organizzarsi con mezzi privati per timore di restare bloccati, e dei cortei, anch’essi rigorosamente contro la guerra e pro-Pal, che si sono svolti in alcune città, con tutte le conseguenze logistiche del caso, che si sommano a un traffico presumibilmente più intenso del solito.
Il tentativo di bloccare l’Italia «ogni due settimane»
«È vergognoso bloccare l’Italia ogni due settimane con uno sciopero generale. Ciò che prima era un’eccezione, oggi diventa una consuetudine. Non si può continuare così. Si bloccano le persone e la produttività», ha commentato il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Alfredo Antoniozzi, sottolineando che «lo sciopero è un diritto costituzionale ma non può diventare un’arma abituale e settimanale di protesta. Serve dare una risposta che assicuri quel diritto senza penalizzare quasi giornalmente i cittadini».
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