Tensioni
Crisi nel Golfo, spiragli sull’accordo tra Usa e Iran. E Rubio avverte: «Il pedaggio a Hormuz è inaccettabile»
Secondo media sauditi, la bozza di piano tra Stati Uniti e Iran prevederebbe cessate il fuoco immediato, libertà di navigazione nel Golfo e graduale revoca delle sanzioni americane. Ma non c’è menzione né del programma nucleare né del dossier missilistico
Esteri - di Alice Carrazza - 22 Maggio 2026 alle 16:32
«È semplicemente inaccettabile. Non può accadere». Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha liquidato così l’ipotesi che l’Iran possa imporre pedaggi per il transito nello Stretto di Hormuz. La dichiarazione, pronunciata durante la riunione dei ministri degli Esteri Nato a Helsingborg, in Svezia, ha immediatamente alzato la tensione attorno al corridoio marittimo più strategico del pianeta. E forse qualcosa si muove, infatti nel Golfo Persico almeno 35 imbarcazioni sono riuscite a passare, fermo restando il controllo operativo dei pasdaran, mentre dietro le quinte prende forma una bozza di accordo tra Teheran e Washington mediata dal Pakistan.
La linea rossa americana
Rubio ha parlato inoltre davanti ai partner dell’Alleanza Atlantica con un messaggio rivolto ben oltre il dossier iraniano. «Se ciò dovesse verificarsi nello Stretto di Hormuz, accadrebbe in altri cinque luoghi in tutto il mondo», ha detto, collegando la questione iraniana alla libertà di navigazione globale e alla tenuta delle rotte commerciali internazionali.
Il riferimento è a uno scenario che a Washington considerano destabilizzante: l’istituzionalizzazione di un controllo economico iraniano sul passaggio attraverso Hormuz, il tratto di mare da cui transita una quota decisiva delle esportazioni mondiali di greggio e gas liquefatto. Rubio ha accusato Teheran di cercare «di convincere l’Oman ad associarsi a loro in questo sistema di pedaggi», evocando il rischio di un precedente geopolitico capace di estendersi ad altri chokepoint strategici, dal Mar Rosso al Pacifico. Le sue parole arrivano mentre l’amministrazione americana tenta di contenere contemporaneamente l’instabilità regionale, le pressioni sul mercato energetico e la crescente assertività iraniana nel Golfo.
La bozza di accordo
Nelle stesse ore, le emittenti saudite al-Arabiya e Al Hadath hanno diffuso dettagli di quella che definiscono la «bozza finale» di un possibile accordo provvisorio tra Iran e Stati Uniti, che potrebbe arrivare nelle prossime ore ed essere subito operativo. Il testo, secondo le fonti citate, prevederebbe la fine delle operazioni militari e della «guerra mediatica», un cessate il fuoco immediato e garanzie per la libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman.
Il documento includerebbe inoltre l’impegno reciproco a non colpire infrastrutture civili, militari ed economiche, oltre a un meccanismo congiunto per monitorare l’attuazione dell’intesa e gestire eventuali dispute. Entro sette giorni dovrebbero partire negoziati sulle questioni ancora aperte, accompagnati da una graduale revoca delle sanzioni americane in cambio del rispetto iraniano dei termini concordati. Il dato più significativo riguarda però ciò che manca. Al Hadath riporta che nella bozza non compaiono riferimenti diretti né al programma nucleare né al dossier missilistico, i due nodi che per anni hanno paralizzato ogni tentativo di normalizzazione. Tuttavia, il presidente americano Donald Trump non fa passi indietro e dice riferendosi all’uranio di Teheran: «Ce ne impadroniremo». Ma precisa: «Non ci serve, non lo vogliamo. Probabilmente lo distruggeremo persino dopo averlo ottenuto, ma non permetteremo che siano loro a conservarlo».
Le paure del Golfo
Ad Abu Dhabi intanto avvertono. «Abbiamo imparato che l’Iran è capace di usare qualsiasi arma abbia a disposizione», ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino Mohammed bin Zayed al The Guardian.
La presa di posizione degli Emirati, come anche l’uscita dall’Opec del mese scorso, segnala quanto la percezione della minaccia sia fondata. Se negli anni passati le monarchie arabe concentravano l’attenzione sulle milizie regionali sostenute da Teheran, oggi il timore riguarda soprattutto la possibilità che l’Iran consolidi capacità strategiche difficili da contenere.
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