Effetto social
Ci mancava Er Brasiliano candidato a sindaco di Roma: “Peggio di Gualtieri non posso fare…”
Dalle borgate di Pietralata ai video su OnlyFans, Minnocci punta al consiglio comunale. Ma non è il solo: con lui cresce una generazione di candidati tra web, tv e notorietà virale
La politica locale italiana ha sempre avuto un debole per i personaggi fuori dagli schemi. Ma stavolta siamo oltre la tradizione folkloristica: siamo nel pieno della politica pop, quella che mescola reality, social, sketch e dirette Instagram come fossero gli ingredienti di un frullato mediatico. E il risultato è una rosa di candidati che sembra uscita da un casting per il Grande Fratello.
Il caso “Brasiliano”: dai social al Campidoglio
Tra un anno e mezzo Roma tornerà al voto. E mentre la politica tradizionale prepara alleanze, liste e candidature ufficiali, c’è chi ha già acceso i motori su Facebook. È il caso di Massimiliano Minnocci, in arte Er Brasiliano, romano, personaggio virale, protagonista di dirette, video e incursioni nell’intrattenimento, pronto a rilanciare la sua corsa con la lista civica “Borgate e Famiglie”.
La scena scelta per l’annuncio dice già molto: giacca, cravatta, San Pietro sullo sfondo e frase da manifesto popolare, ma fatta con l’Ai. “La faccio vola’ sta città! — diceva un mese fa — Mo seri: ma ci potrebbe essere oggi uno a Roma che potrebbe governà mejo de me? Dai fate li bravi”. Estetica istituzionale, linguaggio da bar, ritmo da reel.
https://www.youtube.com/shorts/KiGub-PyLSA
Minnocci non ha certo il curriculum classico dell’amministratore pubblico. Ha tentato la strada della musica, ha frequentato il mondo di OnlyFans, ha provato anche con la ristorazione. Ma proprio qui sta il punto: nella nuova politica pop non conta più solo da dove vieni, conta quanto riesci a stare nell’algoritmo.
A difesa degli OnlyFanser
Poi però arrivano i contenuti. E lì si capisce che forse la politica pop ha deciso di accelerare senza freni. L’ultimo esempio è la difesa degli OnlyFanser: “Se lavori su OF, come ho fatto io, lo Stato ti multa con un 25% in più di tasse, a prescindere da quanto guadagni”.
Non è satira. È il suo programma. O almeno una parte, presentata come una vera e propria battaglia identitaria, a giudicare dall’enfasi con cui la racconta nei suoi video. Siamo passati dalla politica di quartiere alla difesa degli abbonamenti premium per adulti senza quasi accorgercene. La domanda non è più “destra o sinistra”, ma “abbonamento mensile o contenuti esclusivi”.
E viene quasi spontaneo chiedersi: alle prossime comunali di Milano vedremo anche Michelle Comi con un assessorato agli influencer?
Una dose di realismo
A sorpresa, però, Minnocci inserisce nel personaggio anche una dose di realismo. Non vuole fare il sindaco, dice già in partenza. Vuole entrare in consiglio comunale, dice: “Peggio di Gualtieri non posso fare”. “E poi ci ho la quinta elementare, dove vado? Il mio vero obiettivo è entrare in consiglio comunale per portare dentro il Campidoglio le problematiche delle borgate e delle periferie di Roma, che troppo spesso restano invisibili”.
È qui che il caso diventa interessante. Perché dietro la caricatura social, il linguaggio sgangherato e la candidatura da meme, Minnocci prova a intestarsi un tema vero: la distanza tra centro e periferie, tra chi decide e chi resta fuori dalla scena.
Il problema è capire dove finisca la rappresentanza e dove cominci lo spettacolo.
Non un caso isolato
Perché Er Brasiliano non è solo un caso isolato. È il sintomo di un clima. La politica locale, da sempre più permeabile ai personaggi laterali, oggi assorbe con ancora più facilità volti nati altrove: reality, YouTube, cronaca, social network.
Basta guardare il resto della galleria. Rocco Casalino, ex volto del Grande Fratello e poi della comunicazione dell’M5S, si presenta alle comunali per poi arrivare in Parlamento. Andrea Diprè prova a trasformare la candidatura in una performance mediatica. Matty il Biondo, giovanissimo influencer, spunta tra le liste locali. Percorsi diversi, stesso meccanismo: la visibilità diventa capitale politico.
Contano i follower
Minnocci probabilmente non cambierà gli equilibri di Roma. Ma racconta bene un passaggio: la soglia d’ingresso alla politica si è abbassata, o forse si è semplicemente spostata. Meno sezioni di partito, più follower. Meno militanza, più riconoscibilità. Meno programma, più personaggio.
Er Brasiliano non è un incidente. È il prodotto perfetto di un tempo in cui, prima ancora di chiedersi se uno sia credibile, ci si chiede se almeno buchi lo schermo.
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