Il punto
Caso Minetti, Cipriani: «Le procedure d’adozione durate quattro anni. Contro di noi un mare di m… Epstein? Mai stati soci»
La procura di Milano punta a chiudere rapidamente i nuovi approfondimenti sulla grazia: a che punto sono le indagini dell'Interpol e cosa emerge dalle ricostruzioni
È attesa in tempi stretti la chiusura dei nuovi approfondimenti sulla grazia a Nicole Minetti, che si concentrano in particolare sulle procedure di adozione in Uruguay, insieme al compagno Giuseppe Cipriani, del bambino al centro delle ragioni umanitarie su cui si fonda il provvedimento di clemenza. La procura di Milano è in attesa delle risultanze del lavoro dell’Inperpol e, secondo quanto trapelato, sarebbe intenzionata a chiudere la pratica in due o al massimo tre settimane.
Tempi rapidi per la chiusura dei nuovi approfondimenti sulla grazia a Minetti
Alcuni elementi, però, sono già ampiamente emersi, tra questi – come chiarito dagli avvocati della coppia Minetti-Cipriani, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra – la correttezza delle procedure d’adozione uruguaiane, durante le quali sono stati rappresentanti anche i procedimenti a carico di Minetti in Italia, e il fatto che la stessa avvocatessa d’ufficio del bambino, Mercedes Nieto, morta nell’incendio della sua casa, aveva dato parere favorevole.
L’amarezza di Cipriani: contro di noi «un mare di m…»
Dunque, conferme rispetto a quanto rappresentato nella richiesta di grazia. Qualche elemento in più, inoltre, è stato fornito dallo stesso Cipriani, in una lunga intervista al Corriere della Sera, che a sua volta corrobora gli elementi dati su cui si è fondata la grazia. Si tratta, certo, di una ricostruzione di parte, che però trova riscontro in notizie rilanciate in queste settimane di grande attenzione sul caso, oltre ad aggiungere elementi più dettagliati sull’organizzazione familiare per fare fronte alla malattia del bambino.
Le procedure per l’adozione durate quasi quattro anni
Cipriani non ha nascosto l’amarezza per le accuse mosse in maniera più o meno diretta a lui e alla compagna, definite «non polemiche, ma bassezze», «un mare di m…», basato su «notizie false» e ha spiegato che per arrivare all’adozione ci sono voluti «quasi quattro anni», durante i quali sono state rispettate tutte le procedure: «Giudici, assistenti sociali, psicologi…». «L’Uruguay – ha anche sottolineato – non è un Paese delle banane, è un posto serio dove vengono fatte le cose seriamente. E i soldi non servono a niente, anzi: è un Paese socialista, certe cose non si comprano».
Il bambino portato a Boston per le cure ogni sei mesi
Poi, annunciando che «quando le cose si saranno calmate, chiederemo i danni» perché «dare la notizia va benissimo, ma qui s’urla al vento per cose che non esistono, si danno le notizie e poi, però, s’ammette che non sono confermate», è tornato sulle condizioni del bambino. «Non è che Nicole dovesse andare in galera. Doveva stare a Milano per tre anni. Ma questo bimbo doveva essere monitorato personalmente da lei: se avesse avuto l’affidamento in prova, non sarebbe potuta andare all’estero, né stare con suo figlio», ha detto l’imprenditore.
Cipriani: «L’Italia non è attrezzata per questa malattia»
«Noi – ha spiegato – lo portiamo a Boston ogni sei mesi, per i controlli. E sarà così fino ai 18 anni. Questa malattia è come togliere un chewing gum dai capelli: devi tirare, sperando di non strappare tutto. E quindi dev’essere assolutamente controllato, serve una persona sempre con lui: la mamma è la persona più vicina a un bambino, mi sembra una cosa abbastanza logica». «In Italia – ha proseguito – non abbiamo strutture all’altezza per questa malattia, che da noi non è comune e che invece lo è in Africa: il medico che cura il bimbo ha fatto volontariato in Africa per cinque anni, di queste operazioni ne ha fatte migliaia. Siamo andati dal miglior esperto al mondo».
La madre naturale «una poveretta accusata d’omicidio e spaccio»
Cipriani ha spiegato che non sapeva dell’altra famiglia che avrebbe voluto adottare il bambino, poiché «quando fai un’adozione, la vita privata del bimbo è segretata», mentre «sapevamo della madre naturale, che peraltro non c’è mai stata: è una poveretta accusata d’omicidio e spaccio, faceva la prostituta. E drogandosi durante la gravidanza, ha causato la malattia del bambino».
Lo sfogo su Epstein e Nordio: «Ma come si fa a dire queste cose?»
L’imprenditore, inoltre, ha smontato l’esistenza di rapporti di amicizia con il ministro Carlo Nordio e di affari con Jeffrey Epstein, che hanno generato la suggestione di qualcosa di “sospetto” e perfino “torbido”: con Epstein furono contatti legati a un tentativo di acquisto di un suo locale, che non portarono a nulla e che si interruppero lì, dunque «mai stato un mio socio, tra l’altro non m’è mai stato neanche molto simpatico» e «basta andare anche sugli Epstein file e vedere: c’è una corrispondenza fra avvocati suoi e miei che poi non s’è conclusa»; Nordio, come tantissimi veneziani e non solo «sarà andato all’Harry’s Bar qualche volta», ma «come fate a usare la parola “amico”, per questo genere di rapporti?».
«Com’è possibile che si dicano tutte queste schifezze, che si dia del pedofilo a una persona come se niente fosse?», si è sfogato l’imprenditore, che all’obiezione di Francesco Battistini che firma l’intervista e che ha fatto notare che «nessuno l’ha mai detto», ha risposto: «Come no? Han detto che Epstein è mio socio, che ho dato fuoco agli avvocati della controparte… E poi che cosa d’altro?».
La volontà di adottare un altro bambino e il grazie a Mattarella
Ciononostante, però, Cipriani rifarebbe tutto, insieme a Minetti. «Certo, ci mancherebbe. Subito. Anzi, io e Nicole stiamo pensando d’adottare un altro bambino, sempre qui in Uruguay. Non abbiamo ancora fatto le carte. Speriamo che si calmino le acque», ha spiegato, rivolgendo anche un pensiero a Mattarella: «Non lo conosco, anche se mi piacerebbe: vorrei dirgli un grande grazie e che mi spiace sia successo tutto questo, solo per un suo atto d’amore», le stesse parole “un atto d’amore” che Cipriani ha rivendicato per l’adozione.
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