Chi potrà restituirgli quei 539 giorni di carcere senza colpa? Alex Cotoia, il diciottenne che ha ucciso il padre per salvare la vita alla mamma, ha depositato in Corte d’appello un’istanza di riparazione per ingiusta detenzione. Il ragazzo, infatti, è stato assolto in via definitiva lo scorso ottobre per aver agito per legittima difesa. Ha ucciso il padre (52 anni) con lo scopo di difendere la madre, se stesso e il fratello, al culmine dell’ennesima lite familiare. Ora chiede allo Stato di essere risarcito per i 539 giorni passati da detenuto, tra carcere e domiciliari. Assistito dagli avvocati Claudio Strata, Enrico Grosso e Giancarlo Bissattini, Alex Cotoia ha depositato un’istanza per il riconoscimento dell’indennizzo.
Uccise il padre per difendere la madre
Gli avvocati negli atti sottolineano la linearità e la trasparenza del comportamento del giovane. Ininterrottamente dal momento dell’omicidio fino alla conclusione dell’iter giudiziario. I legali fanno anche notare che la sera dell’omicidio (30 aprile 2020) Alex ha allertato i carabinieri subito dopo i fatti. E ha risposto senza esitazioni alle domande del pubblico ministero e del giudice per le indagini preliminari.
Assolto definitivamente, chiede i danni allo Stato per la detenzione
Non solo. Ha mantenuto dichiarazioni coerenti e costanti durante tutto il processo, “senza mai adottare comportamenti reticenti o fuorvianti”. Secondo la difesa, dunque, sarebbero soddisfatti i requisiti fondamentali (assenza di dolo e colpa grave) necessari per ottenere l’indennizzo.
Quello che è successo la sera del 30 aprile 2020
La sera del 30 aprile 2020, in un appartamento di Collegno, un ragazzo di 18 anni uccide il padre con 34 coltellate mentre cerca di difendere la madre da una nuova aggressione. Si tratta di Alex Cotoia, all’epoca ancora registrato con il cognome del padre, Pompa. Subito dopo i fatti, il giovane chiama il 112 e confessa: «Voleva ammazzarci. C’è stata una colluttazione, sono riuscito a prendere il coltello». Poco dopo viene fermato e nei suoi confronti viene disposta la custodia cautelare con l’accusa di omicidio volontario. Passa 22 giorni in carcere e altri 517 agli arresti domiciliari, parte dei quali ospitato a casa di un compagno di scuola che si era offerto di aiutarlo. Dopo cinque anni e cinque processi, il giovane viene infine assolto con formula piena. Secondo i giudici ha agito per legittima difesa, trovandosi nella condizione di dover scegliere tra «uccidere o essere ucciso», senza alternative.