E' il momento di una svolta
Per le destre europee il modello da seguire è Meloni, non Donald Trump: l’analisi de “Le Figaro”
+ Seguici su Google DiscoverPer il vicedirettore di “Le Figaro”, Yves Thréard, il programma del Partito Socialista è un po’ come il Beaujolais Nouveau: il celebre vino rosso novello commercializzato ogni anno poche settimane dopo la vendemmia. Di annata in annata, ha sempre più o meno lo stesso sapore. Non profuma di banane, ma di vendetta sistematica contro i ricchi e il mercato. Il progetto per un “nuovo socialismo” in oltre seicento misure, appena presentato dal partito di Olivier Faure, è identico, punto per punto, alle centodieci proposte di François Mitterrand del 1981. Tasse a profusione per un maggiore potere pubblico. L’immagine che emerge è quella di una Francia intrappolata, incapace di riprendersi dalla crisi del debito.
Gli errori della sinistra, la destra riuscirà a cogliere l’occasione?
Questo programma abbraccia le stesse idee radicali, o quasi, de “La France Insoumise”. Si potrebbe pensare che, data la situazione, un elettore di sinistra preferirebbe l’originale alla copia. Soprattutto considerando che l’originale è Jean-Luc Mélenchon, un candidato astuto ed esperto, mentre la copia non ha né nome né figura di riferimento. Ed è improbabile che ne trovi una a breve. All’interno del Partito Socialista l’atmosfera è tutt’altro che fraterna. Tra contendenti e fazioni, regna la discordia totale sulla nomina del candidato. Di fronte agli errori della sinistra e alle sue politiche disastrose, Thréard si domanda se la destra riuscirà a cogliere l’occasione per prepararsi rapidamente alla battaglia.
Le Figaro: per la destra francese il modello è Giorgia Meloni
Sempre sul quotidiano d’oltralpe il saggista e politologo Thibault Muzergues, intervistato da Rémy Monti, afferma senza mezzi termini che per la destra francese ed europea il modello da seguire è quello di Giorgia Meloni piuttosto che quello di Donald Trump.
Secondo il politologo la sconfitta di Viktor Orbán alle elezioni ungheresi del 12 aprile, nonostante il sostegno del vicepresidente statunitense, dimostra che Donald Trump e il suo movimento stanno gradualmente diventando un peso per la destra europea. Muzergues spiega come inizialmente Trump abbia avuto un ruolo positivo, anche a livello elettorale: ha contribuito in particolare all’elezione di Karol Nawrocki a presidente della Polonia. Ora, in Europa, i partiti di destra che si sono schierati con lui stanno perdendo terreno. La sconfitta di Orbán ne è un esempio lampante. Sebbene gli elettori abbiano certamente votato spinti dalla frustrazione economica e dalla stanchezza per la corruzione, la presenza di JD Vance a pochi giorni dalle elezioni non è stata di alcun aiuto; anzi, ha sortito l’effetto contrario.
L’indebolimento degli Stati Uniti, reso evidente dal fallimentare intervento in Iran, mina le argomentazioni della destra pro-Trump. La rottura è diventata evidente in seguito agli attacchi di Trump al Papa, che hanno provocato una decisa reazione pubblica da parte della diplomazia italiana – un evento raro. In Italia, nessuno critica il Papa; persino la sinistra ha imparato a scegliere con cura le parole quando si parla del papato. Roma deve parte della sua influenza globale al Vaticano. Meloni, che fino ad allora aveva gestito i suoi dissensi con Trump dietro le quinte, è stata costretta a reagire pubblicamente e con forza.
Il legame con gli Stati Uniti
Sempre secondo Muzergues l’apparente vicinanza tra Trump e Meloni è sempre stata più immaginaria che reale. La sua politica estera è una rigorosa continuazione di quella italiana dal 1945. Si articola attorno a tre priorità principali: l’Europa, il Mediterraneo e le relazioni transatlantiche. Per lei, l’essenziale era preservare questo legame con gli Stati Uniti; inoltre, andava molto d’accordo con Joe Biden. Questo allontanamento da Trump è in realtà iniziato già nella primavera del 2024, in relazione alla questione ucraina.
Meloni, Trump, l’Ucraina
Per Meloni, filo-ucraina, l’atteggiamento conciliante di Trump nei confronti di Putin rappresentava un vero problema. La crisi si è acuita con la guerra in Iran. Meloni non ha gradito che Washington la costringesse a utilizzare basi navali e aeree per attacchi sul territorio iraniano. Questa guerra è profondamente impopolare in Italia e richiama alla mente un precedente storico: la crisi della Sigonella del 1985, quando Bettino Craxi affermò la sovranità italiana sul proprio territorio di fronte agli Stati Uniti. Meloni ha ricordato a Washington che appartenere alla stessa famiglia conservatrice non significa né obbedienza incondizionata né condivisione integrale del progetto ideologico americano.
Svolta per la destra occidentale
Muzergues non crede che l’opzione Trump sia praticabile nel lungo termine. L’attuale caos della politica estera americana parla da sé: non ha una visione a lungo termine ed è mal consigliato. Dall’altro lato, il modello più paziente incarnato da Meloni o dai Democratici Svedesi sembra oggi meglio posizionato per vincere le elezioni con regolarità e per instaurare un programma conservatore duraturo. È un momento di svolta per la destra occidentale. L’opzione rivoluzionaria non è attraente per gli elettori né benefica per la salute delle nazioni. Il populismo in stile Trump si sta quindi evolvendo in un “post-populismo” alla Meloni.
La Francia e l’esempio Meloni
In quest’ottica Jordan Bardella sembra volersi allineare a Meloni ed ha dichiarato di “non aver mai sostenuto Trump”, dopo aver definito gli obiettivi del presidente americano “totalmente sbagliati”. Prendere le distanze da Donald Trump o rassicurare le grandi imprese fa parte dello stesso processo: completare la normalizzazione iniziata da Marine Le Pen. Per mantenere il parallelo con l’Italia, Marine Le Pen, secondo Muzergues, sarebbe Gianfranco Fini: colui che inizia a normalizzare l’estrema destra, trasformandola in un partito ordinario. Jordan Bardella, dal canto suo, sta ora cercando di trasformare questa eredità in un partito di governo. Ma un partito al potere non è mai rivoluzionario. Compito del Rassemblement National sarà quello di rassicurare gli imprenditori, di affrontare i gravi problemi legati al debito pubblico, alla crisi industriale e alla sicurezza. L’esempio di Giorgia Meloni potrebbe rappresentare il modello da seguire.
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