Lo stallo
Trump pronto a respingere il piano iraniano. La portavoce Leavitt: «Non direi che gli Usa lo stanno considerando»
Il programma nucleare resta al centro delle trattative per la ripresa dei negoziati: Teheran vuole rimandare la discussione, per il presidente Usa è una linea invalicabile che non può essere indebolita aprendo sugli altri punti
+ Seguici su Google DiscoverIl programma nucleare resta al centro dello stallo tra Usa e Iran per la ripresa delle trattative. Secondo quanto riferisce la Cnn, citando due proprie fonti ben informate, Donald Trump non sarebbe disposto ad accettare il “piano in tre fasi” inviato nei giorni scorsi dall’Iran e consegnato agli Usa tramite il Pakistan che prevede la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz e il rinvio a negoziati successivi della discussione sull’uranio.
Trump discute la proposta iraniana con i consiglieri
La proposta iraniana ieri è stata al centro di una riunione tra il presidente Usa e i consiglieri di politica estera e per la sicurezza nazionale, confermata dalla Casa Bianca. «Trump ha discusso della proposta iraniana con la squadra, ma non direi che gli Stati Uniti la stanno considerando. Avrete presto notizie dal presidente riguardo l’Iran», ha riferito la portavoce Karoline Leavitt.
La portavoce Leavitt: «Non direi che la stanno considerando»
Le notizie, secondo le indiscrezioni della stampa Usa, sarebbero un rigetto al mittente, sebbene tutti gli scenari restino aperti. Gli step proposti dall’Iran, secondo quanto emerso, erano: sospensione delle ostilità, anche in Libano; riapertura di Hormuz; discussione sul nucleare. Ma quest’ultimo punto è considerato da Trump una vera e propria linea rossa.
La linea rossa del programma nucleare
Teheran dispone di 440 chili di uranio arricchito al 60%. Per arrivare alla soglia del 90%, necessaria per l’impiego del materiale in ambito bellico, mancano pochi passaggi relativamente semplici e rapidi. Gli Usa chiedono lo stop decennale del protocollo e la consegna dell’uranio. L’Iran risponde proponendo una sospensione di 5 anni a cui seguirebbe, per un periodo analogo, uno sviluppo “soft” in ambito esclusivamente civile. L’uranio verrebbe diluito: metà delle scorte sarebbero sottoposte al monitoraggio internazionale e metà verrebbero consegnate alla Russia. Per Trump, però, non se ne parla.
Secondo quanto affermato da alcuni funzionari e riferito dalla Cnn, la riapertura dello Stretto di Hormuz senza aver risolto le questioni relative all’arricchimento nucleare iraniano o alle scorte di uranio arricchito a un livello quasi vicino a quello necessario per la costruzione di bombe atomiche potrebbe privare gli Stati Uniti di un elemento chiave di pressione nei negoziati. Allo stesso tempo, lasciare bloccato lo Stretto di Hormuz prolungherebbe l’aumento dei prezzi dell’energia.
Le ipotesi su quanto Teheran potrà ancora resistere
D’altra parte, Trump sarebbe convinto che l’intera industria petrolifera iraniana andrà rapidamente in crisi per saturazione: «Perdono 500 milioni di dollari al giorno, estraggono petrolio che non possono caricare sulle navi. Se le infrastrutture saltano, ci vorranno anni per ricostruire». Teheran deve fare i conti anche con il rischio di carenza di beni di prima necessità: la guerra ha ridotto drasticamente le capacità produttive interne, il blocco navale strangola le importazioni dal Golfo Persico e le rotte commerciali alternative – via terra da Turchia e Pakistan e via Mar Caspio dalla Russia – non bastano per riequilibrare la bilancia.
Il problema delle divisioni nel regime
Ma c’è anche un’altra incognita che pesa sulle riflessioni americane: la Cnn ha riferito delle preoccupazioni espresse dai funzionari americani nel corso della riunione di ieri per quelle che definiscono «divisioni» all’interno del regime iraniano e per la mancanza di certezza su chi abbia il potere decisionale ultimo su un potenziale accordo.
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