La crisi nel Golfo
Stretto di Hormuz, l’Italia ha 8 cacciamine “gioiello” da mandare per la “bonifica”. L’annuncio di Crosetto
+ Seguici su Google Discover“L’Italia ha dieci cacciamine, otto sono utilizzabili attualmente alla Spezia in 20-25 giorni potrebbero essere nell’area” di conflitto mediorentale, ha dichiarato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervistato dal Tg1. Le unità dovrebbero essere scortate fino a Suez e poi in Oman, ma “l’utilizzo a Hormuz dovrebbe passare in Parlamento”, ha concluso Crosetto, che poi ha commentato la morte del Casco Blu francese ucciso in Libano. “Fa parte della tattica di Hezbollah non consentire che la tregua si rafforzi” ha proseguito Crosetto, che ha avvertito: la missione Unifil “non ha più senso nelle attuali condizioni, l’ho anche scritto al Segretario generale” delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.
Hormuz, i caccia-mine italiani e la chiusura iraniana
Silenziosi, poco conosciuti al grande pubblico ma fondamentali per la sicurezza marittima, i cacciamine della Marina Militare italiana rappresentano uno degli asset più delicati e strategici della Difesa. Il loro compito è tanto specifico quanto cruciale: individuare, identificare e neutralizzare le mine navali, una delle minacce più insidiose per il traffico civile e militare. Attualmente l’Italia dispone di una flotta composta da circa una decina di cacciamine operativi, appartenenti principalmente alla classe Gaeta, evoluzione più moderna della precedente classe Lerici. Si tratta di unità progettate con caratteristiche uniche: scafi in materiali amagnetici, bassissima rumorosità e sistemi elettronici avanzati che permettono di operare senza attivare accidentalmente gli ordigni.
Le navi fanno capo in gran parte alla base di La Spezia, ma operano regolarmente in tutti i principali mari italiani, dal Tirreno all’Adriatico. Nel quotidiano, i cacciamine svolgono attività di:
- sorveglianza e bonifica dei fondali
- protezione dei porti e delle infrastrutture critiche
- addestramento continuo degli equipaggi
Non si tratta solo di esercitazioni: il controllo dei fondali è essenziale per prevenire rischi legati sia a residuati bellici sia a possibili minacce contemporanee, come sabotaggi a cavi sottomarini o gasdotti.
Lo Stretto si richiude, Trump minaccia
Ma le notizie, sul fronte di Hormuz, non sono buone. La chiusura di oggi è un pessimo segnale per tutti, anche per gli Usa. Il presidente Donald Trump ha convocato stasera una riunione nella Situation Room della Casa Bianca per discutere della recrudescenza della crisi nello Stretto di Hormuz e dei negoziati con l’Iran. Lo hanno riferito due funzionari Usa ad Axios, mentre si avvicina la scadenza della tregua, prevista martedì, e non è ancora stata fissata una data per una nuovo incontro tra i negoziatori di Washington e Teheran. Un funzionario statunitense ha dichiarato che, se non ci sarà presto una svolta, la guerra potrebbe riprendere nei prossimi giorni.
Secondo Axios, alla riunione nella Situation Room hanno partecipato il vice presidente Jd Vance – che dovrebbe partecipare al prossimo round di negoziati con l’Iran – il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, il segretario al Tesoro Scott Bessent, il capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, il direttore della Cia John Ratliffe ed il capo degli Stati maggiori riuniti dell’esercito Dan Caine.
L’annuncio fatto oggi dall’Iran sulla nuova chiusura dello Stretto, così come gli attacchi sferrati dai Pasdaran contro alcune imbarcazioni, sono arrivati meno di 24 ore dopo l’annuncio di Trump che un accordo per mettere fine alla guerra poteva essere raggiunto “entro un giorno o due”.