Da Kelany a Gasparri
“Scarpinato riferisca in antimafia”: il centrodestra stana l’ex pm dopo le rivelazioni del Giornale su Borsellino
+ Seguici su Google Discover“Oggi il Giornale pubblica un documento esclusivo del tribunale di Palermo che dimostra che il 18 luglio 1992, il giorno prima di essere ucciso nella strage di via D’Amelio, il giudice Borsellino prelevò un fascicolo che riguardava l’omicidio ad opera di Cosa Nostra di un noto imprenditore palermitano, Ranieri Luigi, collegato al sistema degli appalti”. Così Sara Kelany, deputato di Fratelli d’Italia e componente commissione Antimafia.
“Il senatore Scarpinato venga a riferire”
“Non solo – prosegue l’esponente di FdI – secondo Il Giornale il fascicolo sarebbe sparito, non risultando tra quelli restituiti. Un’ulteriore prova che Borsellino stava indagando sul dossier ‘mafia e appalti’, un’indagine che ancora oggi, dopo oltre 30 anni, qualcuno sta cercando di delegittimare“.
Kelany: Borsellino indagava sul dossier mafia e appalti
“Il senatore Scarpinato – sottolinea Kelany – che in quegli stessi giorni firmò la richiesta di archiviazione dell’inchiesta mafia e appalti, smetta di screditare la commissione antimafia e di usarla come scudo e venga a riferire tutto quello che sa su quanto è avvenuto nei giorni tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio”.
“Invece di attaccare i giornalisti che stanno indagando sui fatti dell’epoca – incalza Kelany – Scarpinato e tutto il M5S prendano le distanze dalle vergognose frasi di Gioacchino Natoli che si è permesso di insultare in modo vergognoso Borsellino e la sua famiglia. Noi non ci faremo intimorire e andremo avanti nonostante tutto nella ricerca della verità”.
Gasparri: “Il documento del Giornale apre squarci di verità”
“Il documento pubblicato oggi dal Giornale che coraggiosamente apre, con pochi altri, squarci di verità sulle anomalie relative alla strage di via d’Amelio – incalza Maurizio Gasparri – ricostruisce le ultime ore del giudice Paolo Borsellino e quale fu il fascicolo di suo interesse, demolendo astrusità come “pista nere” o “mandanti occulti”.
Come ricorsa il senatore di Forza Italia, “Borsellino si stava occupando di mafia-appalti, e più precisamente stava analizzando le carte dell’omicidio di Luigi Ranieri, imprenditore morto per la sua resistenza alle pressioni mafiose, confermate da vari pentiti tra cui Salvatore Cancemi, Giovanni Battista Ferrante, Leonardo Messina e Balduccio Di Maggio”.
Quel dossier prelevato da Borsellino sul delitto Ranieri
“Come si legge, sul documento del Tribunale di Palermo del 17 ottobre 1992, pubblicato dal “Giornale“, che ha come oggetto “Strage di via d’Amelio, richiesta atti”, firmato dal procuratore della Repubblica Vittorio Aliquò e indirizzato al procuratore della Repubblica di Caltanissetta “si è recentemente riscontrato presso l’archivio di questo ufficio che il fascicolo riguardante l’omicidio di Ranieri Luigi, noto imprenditore di questa città non trovasi al suo posto, essendo invece sostituito da un foglio, a firma autografa del Dr Paolo Borsellino, recante l’attestazione che esso era stato prelevato il 18 luglio 1992″.
“Quindi – conclude Gasparri – Borsellino prelevò il giorno prima di morire un faldone che aveva a che fare con mafia e appalti. Ancora Scarpinato e Natoli sostengono che sapesse dell’archiviazione? Basta sortite che allontanano dalla verità”.
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